Storia e storie della Villa di Napoli

di Michele Di Iorio

Già Villa Reale di Napoli, il Real Passeggio di Chiaia, con il suo ampio giardino piantato a lecci, pini, palme ed eucalipti ha un’estensione di oltre 110mila m².

Si trova  tra piazza Vittoria e piazza della Repubblica, fiancheggiata da via Caracciolo e dalla Riviera di Chiaia,

Fino al 1697 la zona era periferia: vi si trovavano casupole di pescatori e di luciani. Vi era la chiesetta dei monaci basiliani di San Leonardo (1028), fatta erigere dal gentiluomo castigliano Leonardo d’Orio, come voto per la salvezza inmare dei naviganti e pescatori e dei prigionieri dei barbareschi. Ancora, la chiesa di San Rocco (1530), il palazzo nobile d’Alarçon, poi Sirignano (1535), e la famosa trattoria rustica di Florio (1564). La prima fontana pubblica risale 1614, fatta installare dal viceré conte di Lemos.

Nonostante tutto la zona rimase degradata fino a quando il viceré duca di Medinaceli diede vita al primo nucleo della Villa dotandola di un percorso selciato tra due filari di alberi per ombreggiarlo, e vi fece impiantare le prime tredici fontane, sostituendo i lavatoi pubblici.

Quindi nel 1778 Ferdinando IV di Borbone, dopo l’espropriazione delle proprietà dei principi di Satriano e di Conca, dispose la costruzione del Real Passeggio di Chiaia, affidandone l’incarico all’architetto Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi.

L’architetto realizzò il progetto coadiuvato dal Giardiniere Reale, il botanico Felice Abbate. Munì la Villa di una bella e consona inferriata, ripartendola in 5 viali, piantandovi  inizialmente tigli.

Il Real Passeggio di Chiaia, venne inagurato nel 1781 in occasione della annuale fiera di Napoli, che si teneva da luglio a settembre

Nel 1807, in periodo bonapartiano, La Villa fu ampliata e restaurata su progetto degli architetti Stefano Delle Gasse e Paolo Ambrosino.Vennero impiantate nuove fontane e alberi di vario tipo: divenne un vero e proprio parco arboreo con il cosiddetto boschetto curato dal botanico tedesco Friedrich Dehnhardt.

Nel 1869 fu abbattuto il vecchio ingresso su piazza Vittoria, aprendone uno verso il mare, sulla della nuova via Caracciolo. Le statue neoclassiche vennero ricollocate nel parco.

Nel 1870, cambiandone definitivamente la denominazione in Villa Comunale, venne costruita la Casina Pompeina, che esponeva reperti archeologici di Pompei.

Nel 1877 vennero realizzate la grande cassa armonica in ghisa e vetro, progettata da Enrico Lavino, e la stazione zoologica, voluta dallo scienziato tedesco Anton  Dorhn.

Una curiosità: nel 1884 venne posta nel parco la scultura di Vincenzo Ierace, il pellicano che nutre i piccoli con il suo sangue, simbolo caro a rosicruciani e ai massoni, in ricordo del soccorso nazionale per il colera di quell’anno a Napoli

Nel 1900 la Villa Comunale ospitò l’Esposizione Nazionale dell’Igiene.

Nel 1948 nel padiglione municipale venne inaugurato il Circolo della Stampa.

Alla fine degli anni ’90  la Villa aveva bisogno di restayling, e provvide la giunta Bassolino, sostituendo oltretutto  i bellissimi cancelli e impiantando i famigerati ”siluri”, ovvero i lampioni di forma improbabile, peraltro oggi quasi tutti rotti.

Ancora oggi, tra quei viali, fioriscono miti e leggende. Uno per tutti quello degli sposini napoletani: si narra che i due giovani l’1 settembre del 1992, in visita alla Villa si fermarono davanti all’antico molo pescereccio di Santa Lucia, dove  si giurarono eterno amore. Ogni anno il 7 settembre, anniversario del loro matrimonio, ritornavano, quasi un rito magico, in quei posti, per 15 anni. Nel 2007 i due innamorati non potettero perpetuare quella consuetudine beneaugurante per un lutto in famiglia. La dolce sposina bruna napoletana ebbe il triste presagio della fine del suo matrimonio, non più sostenuto dagli spiriti protettori degli antichi luciani …

E infatti lei mori un mese dopo in un inspiegabile incidente domestico …

Questa storia moderna è diventata una triste fiaba e viene ricordata da molte famiglie di ex pescatori di Chiaia …

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