A scuola di natura negli Orti della Salute

di Carlo Alfaro

Arriva dalla stampa nazionale una bella notizia: è stato appena siglato, il 29 maggio, un accordo tra Health City Institute, Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), CittadinanzAttiva e Cia-Agricoltori Italiani per realizzare nelle città italiane gli Orti della salute, laboratori studiati per diffondere nella popolazione, in particolare bambini e adolescenti, la cultura della tutela della natura e dei corretti stili di vita di ispirazione mediterranea quali il movimento, la vita all’aria aperta, il rispetto dell’ambiente, l’amore per la terra, le piante e gli animali, il consumo generoso di frutta e verdura secondo la giusta stagionalità.

Per i bambini coltivare un orto, ha dimostrato qualche anno fa una ricerca di Slow Food che dal 2004 ha realizzato il progetto Orto in condotta coinvolgendo scuole dell’infanzia e primarie di tutt’Italia trasformandole in agrinidi e agriscuole in cui sperimentare la semina, la cura e la raccolta dei prodotti ortofrutticoli, permette di sviluppare molte più attitudini e migliorare la loro capacità di apprendimento grazie alla sollecitazione da parte di stimoli di linguaggi diversi da quelli abituali.

Uno studio del 2017 dell’Institute for Global Health di Barcellona condotto su 1500 bambini ha evidenziato inoltre che maggiore è il verde che circonda le case, migliori risultano lo sviluppo cognitivo e le capacità di attenzione sviluppati dai bambini fin dalla primissima infanzia. Questo studio integra una precedente ricerca dello stesso gruppo spagnolo che aveva trovato che gli spazi verdi all’interno e nei pressi delle scuole migliorano lo sviluppo cognitivo dei piccoli tra i 7 e i 10 anni.

Oggi si parla della opportunità di outdoor education, scuola all’aria aperta, poiché si ritiene che i bambini che vivono in città e sono tenuti al chiuso, a scuola, a casa o negli spazi educativi possano sviluppare significative carenze di esperienze e competenze. D’altro canto, l’articolo 27 della Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza riconosce «… il diritto di ogni fanciullo a un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale», che implica anche la possibilità di vivere all’aria aperta in spazi a sua misura.

Uno studio pubblicato a maggio 2018 da un gruppo di ricercatori tedeschi e americani ha dimostrato addirittura che crescere in campagna riduce il rischio di malattie mentali da adulti. Ciò si connette alla famosa “teoria igienica”, secondo la quale vivere in ambienti eccessivamente asettici e privi di contatti con terreno, animali, piante influenza negativamente lo sviluppo del nostro sistema immunitario, ed è noto che anche i meccanismi per la immunoregolazione dello stress si costituiscono nei primi anni di vita sotto l’influenza dell’ambiente dei microrganismi cui si è esposti. Nello studio, gli adulti che avevano sempre vissuto in città hanno mostrato livelli più alti e per un tempo più lungo di markers dell’infiammazione (interleukina 6) e della risposta immunitaria ai processi infiammatori (interleuchina 10) in risposta a stimoli stressogeni.

È una spiegazione scientifica a quanto lo studioso americano Richard Louv aveva teorizzato nel libro L’ultimo bambino nei boschi (2006), in cui paventava l’esistenza di un “disturbo da deficit di natura”, un male dell’anima nato dall’insufficiente rapporto con la natura di bambini e adolescenti che passano intere giornate in luoghi chiusi, casa, classe, palestra, computer, televisione, col rischio di sviluppare più facilmente disturbi dell’apprendimento, della concentrazione e dell’umore, oltre che problemi fisici, primo fra tutti l’obesità.

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