Adriana Lecouvreur in scena al Verdi

L’opera pià famosa di Francesco Cilea rivela la spontaneità dello stile melodico dalla scuola napoletana: in scena Adriana Lecouvreur

SALERNO – Al Teatro Municipale Giuseppe Verdi in via Roma venerdì 7 ottobre alle ore 21, e in replica domecica 9 ottobe alle ore 18, andrà in scena l’opera di  Francesco Cilea su libretto di Arturo Colautti, Adriana Lecouvreur, evento che inaugura la sessione autunnale ed invernale della programmazione lirica.

Diretta dal Maestro Daniel Oren, la regia e le luci sono a cura di Renzo Giacchieri.

Scene di Alfredo Troisi, che ha curato icostumi insieme con Giacchieri. Coreografie di Corona Paone.

La raprresentazione musicale sarà accompagnata  dal Coro del Teatro dell’Opera di Salerno, diretto dal Maestro Armando Tasso.

Francesco Cilea, nato in Calabria, a Palmi. nel 1866, Francesco Cilea diede presto segnali di attitudine alla musica quando all’età di quattro anni ascoltò un’esecuzione della Norma di Vincenzo Bellini e ne rimase molto colpito.Fu mandato a studiare musica al Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli, dove dimostrò subito diligenza e talento precoce, guadagnandosi la medaglia d’oro dal Ministero della Pubblica Istruzione. Nel 1889, per l’esame finale al termine del corso di studi, presentò la sua opera Gina, su libretto di Enrico Golisciani adattato dall’antica commedia francese Catherine, ou La Croix d’or del barone Anne-Honoré- Joseph Duveyrier de Mélésville (1787–1865). Questo “melodramma idilico” fu rappresentato nel teatro del collegio, e attirò l’attenzione della casa editrice Sonzogno, che organizzò una seconda produzione, a Firenze, nel 1892. Sonzogno commissionò poi a Cilea La Tilda un’opera verismo in tre atti brevi sulla falsariga della Cavalleria rusticana di Mascagni.

Su libretto di Angelo Zanardini, La Tilda ebbe una prima rappresentazione di successo nell’aprile 1892 al Teatro Pagliano di Firenze e, dopo le recite in numerosi teatri italiani, arrivò all’Esposizione di Vienna il 24 settembre 1892, insieme ad altre opere del azienda di Sonzogno.

Dopo qualche anno, il 27 novembre 1897 al Teatro Lirico di Milano va in scena la terza opera di Cilea L’Arlesiana, tratta dall’opera di Alphonse Daudet, su libretto di Leopoldo Marenco. Quando musicò l’Arlesiana Cilea si convinse che era un fiasco, per cui, dopo la rappresentazione dove Enrico Caruso cantò con successo la famosa romanza “Il lamento di Federico”, rimise mano alla partitura che oggi non è più simile all’originale.

Sempre al Teatro Lirico di Milano, il 6 novembre 1902 e sempre con Enrico Caruso, il compositore ottenne un’accoglienza entusiasta per Adriana Lecouvreur, opera lirica in 4 atti su libretto di Arturo Colautti, ambientata nella Parigi del Settecento e tratta da un’opera teatrale di Eugenio Scriba.

Adriana Lecouvreur è l’opera di Cilea oggi più nota al pubblico internazionale, e rivela la spontaneità di uno stile melodico tratto dalla scuola napoletana combinato con sfumature armoniche e tonali influenzate da compositori francesi come Massenet.   L’ultima opera di Cilea, Gloria, viene rappresentata il 15 aprile 1907, al Teatro alla Scala di Milano, con la direzione di Arturo Toscanini, ma l’opera risultò di difficile comprensione al pubblico per il distacco dal modo di comporre fino a quel momento.

Dopo il 1907, abbandonato il melodramma, continuò a comporre musica da camera (vocale e strumentale) e sinfonica, come le liriche per soprano e orchestra Nel ridestarmi e Vita breve.

Per alcuni anni insegnò armonia e pianoforte nel conservatorio e nel 1896 ottiene la cattedra di contrappunto a Firenze, quindi la direzione dei conservatori di musica Vincenzo Bellini di Palermo, nel 1913, e quello di Napoli, dove aveva studiato, nel 1916.

Morì il 20 novembre 1950 a Varazze che gli aveva offerto la cittadinanza onoraria; il conservatorio di Reggio ha voluto intitolare alla sua memoria il luogo della musica per eccellenza, anche con il teatro di Reggio ha voluto onorare la sua grande passione per la scena.

Adriana Lecouvrer

Personaggi e interpreti

La verità di “Adriana” nella sospensione tra realtà e finzione, intimismo e teatralità

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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