Arthur è Fuori

Il sistema carcerario e i suoi fallimenti: il libro Fuori della scrittrice austriaca Birgit Birnbacher, pubblicato dalla casa editrice porticese Mar dei Sargassi

di Tonia Ferraro

Il libro Fuori della scrittrice e sociologa austriaca Birgit Birnbacher da subito cattura per il ritmo narrativo impresso dall’autrice alle sue pagine. Un ritmo che è rimasto intatto nella traduzione dal tedesco, compito non facile affidato alla bravissima Emilia De Paola.

Fuori nel 2019 ha vinto il Premio Ingeborg Bachmann e finalista al German Book Prize.

In Italia è stato dato alle stampe, primo tra i libri della Birnbacher, dalla giovane casa editrice porticese Mar dei Sargassi, sempre attenta a pubblicazioni internazionali di spessore. (https://www.mardeisargassiedizioni.com/)

Fuori è un romanzo che punta i riflettori sul sistema carcerario e le sue inadeguatezze.

E se la Costituzione italiana sancisce nell’art. 27 … che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato, dopo la scarcerazione il tasso di recidiva dei reati compiuti dagli ex-detenuti rimane alto.

Fenomeno che si verifica in molti Paesi, perchè la rieducazione non avviene nè nel periodo dello sconto della pena, nè vengono adeguatamente assistiti e supportati nel percorso di reinserimentio nella società. Anzi, avviene una sorta di spersonalizzazione. Ne consegue che i soggetti tornano a delinquere, reinserendosi invece in quel mondo che fornisce loro una sorta di identità.

Birgit Birnbacher

Il libro. Fuori. Catapultato in un tempo interrotto, Arthur non riesce  a reinserirsi nella società, a ricomporre i pezzi del suo io. Il mondo non si è fermato, ma lui sì, per ventisei mesi. Condannato per un reato minore, non è un delinquente abituale. E prova sulla sua pelle che la  missione riabilitativa del sistema carcerario è un fallimento.

Arthur è fuori fisicamente, ma si trova a fare i conti con la sua vita di prima e con i segni della violenza del carcere che lui, ragazzo mite, ha dovuto subire. Fuori ritrova intatto il suo dolore per la perdita della sua ragazza Milla: è annegata, inspiegabilmente, o forse no.

È fuori, e segue la prassi della post detenzione: incontri con lo psicoterapeuta, interviste, alloggio condiviso, tanti moduli.

Ha un anno per tornare a essere un individuo sociale. Un lasso di tempo troppo breve, dove la burocrazia diventa una rete dalle maglie strettissime e che finisce per vanificare il suo percorso riabilitativo.

Il rapporto controverso con il suo analista – che, tra i tanti personaggi del libro, è la chiave della sua riabilitazione – offre diversi spunti di riflessione. Il dottor Borg, vittima anch’egli della soffocante burocrazia, è l’unica persona che contribuisce realmente alla sua cosiddetta rieducazione.

Psicoterapeuta dalle pratiche poco ortodosse, è consapevole che dall’interno del sistema può fare ben poco per Arthur. Eppure, i suoi metodi alternativi, assolutamente non ammessi dalla psicoterapia uffciale, provocano un risveglio del vero io del protagonista, aiutandolo a ri-trovare sè stesso. Borg, solo quando viene estromesso dal complesso delle pratiche riabilitative previste dallo stato, riesce infatti a fornire ad Arthur gli strumenti per recuperare la sua vita.

Fuori si interrompe qui. Birgit Birnbacher non racconta quello che succede dopo al protagonista.

Noi speriamo che la sua “rieducazione” sia stata effettiva, perchè era l’umanità  ciò di cui Arthur aveva veramente bisogno.

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