Chiese chiuse

Presentazione del libro Chiese chiuse di Tomaso Montanari in programma martedì 14 giugno nel Complesso Monumentale Donnaregina

CITTÀ METROPOLITANA DI NAPOLI – Migliaia di chiese sono oggi inaccessibili, saccheggiate, pericolanti. Altre sono trasformate in attrazioni turistiche a pagamento. Oggi non sappiamo cosa farcene, di tutto questo «ben di Dio», e bene pubblico: mancano visione, prospettiva, ispirazione. Ma è anche lí che si potrebbe costruire un futuro diverso. Umano.

 

Chiese chiuse è il titolo del libro di Tomaso Montinari che sarà presentato martedì 14 giugno alle 17.30 nel Complesso Monumentale Donnaregina in Largo Donnaregina.

L’incontro sarà moderato dalla giornalista Conchita Sannino e introdotto dal professor Gennaro Rispoli.

Con l’autore interverranno il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, l’arcivescovo di Napoli Domenico Battaglia, il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Giovanni Melillo e Mirella Barracco, fondatrice e presidente della Fondazione Napoli 99.

Il volumetto, edito da Einaudi, è un focus sulle migliaia di chiese oggi nel degrado, inaccessibili o ridotte ad attrazioni turistiche a pagamento e sull’importanza di recuperarle e togliere dall’oblio, assegnando ad esse un futuro diverso.

L’evento è a cura del Museo di Arti Sanitarie presieduto dal direttore scientifico, professor Gennaro Rispoli, che dice: Chiudere un ospedale, una caserma o una scuola, significa che la società e lo Stato  hanno abdicato alle loro radici storiche e non riescono più a progettare un futuro perché incapaci di comprendere la solidarietà e la condivisione quali elementi per costruire un mondo a misura d’uomo.

Il libro. Le antiche chiese italiane ci chiedono di cambiare i nostri pensieri. Con il loro silenzio secolare, offrono una pausa al nostro caos. Con la loro gratuità, contestano la nostra fede nel mercato. Con la loro apertura a tutti, contraddicono la nostra paura delle diversità. Con la loro dimensione collettiva, mettono in crisi il nostro egoismo. Con il loro essere luoghi essenzialmente pubblici sventano la privatizzazione di ogni momento della nostra vita individuale e sociale. Con la loro viva compresenza dei tempi, smascherano la dittatura del presente. Con la loro povertà, con il loro abbandono, testimoniano contro la religione del successo. Possiamo decidere che anche questi luoghi speciali che arrivano dal passato devono chinare il capo di fronte all’omologazione del pensiero unico del nostro tempo. O invece possiamo decidere di farli vivere: per aiutarci a vivere in un altro modo.

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