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Cosa fare in caso di puntura e morso di animali

Carlo Alfaro, Dirigente Medico di Pediatria presso gli Ospedali Riuniti Stabiesi (Na), ove è titolare di Incarico professionale di consulenza, studio e ricerca di Adolescentologia ci dà preziosi consigli su come affrontare in vacanza in caso di puntura o morso di animali

D’estate, soprattutto per i bambini, il moltiplicarsi delle occasioni di vita all’aria aperta aumenta il rischio di esporsi a morsi e punture di animali.

Mammiferi

La maggior parte dei morsi sono causati dai cani e in misura minore dai gatti.

I morsi dei cani hanno un tipico aspetto lacerato e frastagliato, quelli di gatto sono punture profonde.

Le lesioni sono molto dolorose, pungenti, in poco tempo diventano gonfie, arrossate, infiammate e sono a lenta guarigione. La conseguenza più comune sono infezioni locali da batteri presenti nella saliva dell’animale.

Il pericolo più grave è la rabbia, che è trasmessa da animali selvatici: cani selvatici, pipistrelli, procioni, volpi, lupi, puzzole, furetti, scimmie, mentre scoiattoli, criceti e altri roditori raramente trasmettono la rabbia.

La rabbia è endemica in aree di Asia, Africa e America latina. In Italia l’ultimo caso risale al 1996.

Il virus della rabbia penetrato con il morso risale lungo i nervi periferici e raggiunge il sistema nervoso centrale dove agisce distruggendo le cellule nervose. L’incubazione è variabile e può prolungarsi anche per mesi.

Un altro rischio è il tetano: ma se il bambino è in regola con le vaccinazioni, è protetto per tutta l’età evolutiva, e successivamente ogni 10 anni si dovrebbe ripetere il richiamo.

I gatti, soprattutto piccoli e maschi, possono trasmettere la “malattia da graffio di gatto”, causata da Bartonella henselae: da 3 a 10 giorni dopo il morso o graffio, nel punto di inoculazione compare una lesione cutanea pustolosa, papulosa o vescicolosa, che può persistere per giorni o settimane, guarendo senza lasciare cicatrici, ma che può causare linfoadenite regionale entro 2 settimane, associata a febbre, malessere, cefalea e anoressia. La terapia si basa sull’impiego di macrolidi.

Per prevenire i morsi di animali, sorvegliare un bambino quando è con loro, insegnargli a rispettarli, non disturbarli mentre dormono o mangiano, non infastidirli o picchiarli, non togliergli a forza oggetti che hanno preso, non spaventarli o costringerli, non toccarli se non li si conosce, non intervenire se stanno azzuffandosi.

Il trattamento della lesione prevede accurata pulizia con acqua e sapone, rimozione dell’eventuale tessuto necrotico, disinfezione es. con acqua ossigenata, se serve sutura della ferita, copertura antibiotica, sorveglianza se possibile dell’animale per rilevare eventuali segni di rabbia.

La profilassi anti-tetanica viene fatta passivamente con la somministrazione di immunoglobuline umane antitetaniche in caso di ferita infetta in soggetto non immune. La profilassi anti-rabbica post-esposizione va fatta in caso di morso da parte di animali selvatici.

Zanzare

Per le punture di zanzare, che creano pomfi estremamente pruriginosi perché stimolano il rilascio di istamina, si ricorre, dopo la disinfezione locale, all’uso di ghiaccio o di una pomata antistaminica; nei casi più importanti cortisonici per os. Evitare, anche se prude intensamente, di grattare la zona, che rilascia più istamina ed espone ad infezione.

Le zanzare possono trasmettere numerose malattie, nei contesti in cui queste sono endemiche, come malaria, malattie da arbovirus (Febbre gialla, Dengue, Chikungunya, Zika virus), encefalite giapponese. Per prevenire le loro punture, oltre alle bonifiche ambientali, a livello individuale si raccomanda: soggiornare in camere con il condizionatore d’aria e la presenza di zanzariere alle finestre (meglio se impregnate con sostanze repellenti o trattate con insetticida), indossare abiti di colore chiaro (i colori scuri e quelli accesi le attirano), maniche e pantaloni lunghi, calze, evitare profumi, usare repellenti cutanei (anche direttamente sugli abiti), spruzzare insetticidi a base di piretro o di permetrina nelle stanze di soggiorno e nelle stanze da letto, usare diffusori di insetticida (operanti a corrente elettrica o a batterie), che contengano tavolette impregnate con piretroidi o le serpentine antizanzare al piretro.

Zecche

Ospiti di aree umide e ombreggiate di prati, giardini, zone cespugliose e boschi, le zecche possono trasmettere malattie batteriche e virali, come la borreliosi di Lyme, la tularemia, la babesiosi e la meningoencefalite virale.

Il morso di zecca non causa dolore. Precauzioni per evitarle sono coprirsi con scarpe, calze e pantaloni lunghi, non addentrarsi nelle zone in cui l’erba è alta, evitare di sfiorare cespugli ed erbacce, non sedersi a terra, su tronchi d’albero o su muretti di pietre, scuotere gli indumenti prima di riporli in casa dopo una escursione, effettuare un attento esame della propria pelle per rimuovere le zecche eventualmente presenti, tenendo presente che tendono a localizzarsi soprattutto su testa, collo, dietro le ginocchia, sui fianchi. Se si individua una zecca adesa sulla cute, va subito rimossa perché più tempo rimane più ha possibilità di diffondere una infezione. La zecca si inserisce sottopelle e diventa sempre più profonda col passare delle ore gonfiandosi del sangue succhiato. Per la rimozione non utilizzare mai alcol, olio, vaselina, benzina, acetone o ammoniaca, ferri caldi o fiammiferi, ma afferrare delicatamente l’insetto con una pinzetta a punte sottili, il più possibile vicino alla superficie della pelle, e rimuoverla tirando dolcemente, cercando di imprimere un movimento di rotazione. Bisogna fare attenzione a non schiacciarne il corpo, per evitare di aumentare la possibilità di trasmissione di agenti patogeni. Inoltre va disinfettata la pelle prima e dopo la rimozione, evitando disinfettanti colorati, perché potrebbero mascherare reazioni cutanee indice di infezione. Se parte della zecca rimane all’interno della cute, va estratta con un ago sterile o incisione con bisturi. Dopo la rimozione, effettuare la profilassi antitetanica e osservare se entro 30-40 giorni si manifesti un alone rossastro attorno alla lesione che tende ad allargarsi a cerchi concentrici o compaiano malessere, dolori muscolari, mal di testa, febbre, debolezza, ingrossamento dei linfonodi (malattia di Lyme).

Imenotteri

Una puntura di vespa, ape o calabrone generalmente provoca solo una reazione in sede locale in quanto non inoculano veleni, ma chi è allergico può andare incontro a reazioni generali fino allo schock anafilattico. Le api lasciano il pungiglione nella cute e muoiono, invece vespe e calabroni non lo lasciano e possono pungere più volte.

Questa estate si sta diffondendo nelle Regioni del Nord-Italia una nuova vespa molto allergizzante, Velutina Nigritorax, detta “Calabrone asiatico”. Precauzioni per evitare le punture: evitare di sostare vicino a piante in fiore o alberi da frutto, non usare profumi dolci, fragranze aromatiche, deodoranti profumati e anche repellenti per le zanzare, indossare colori neutri (bianco, beige o verde) in quanto il nero o i colori accesi, vivaci e sgargianti attraggono gli imenotteri e soprattutto le api, usare maniche e pantaloni lunghi, cappello, guanti, scarpe chiuse, non mangiare frutta, dolci, gelati o panini all’aria aperta, non lasciare lattine o bottiglie di bibite aperte e incustodite e non bere bibite zuccherate direttamente dalla lattina, nella quale gli insetti potrebbero essere entrati, fare particolare attenzione se si spostano ceppi in quanto le vespe nidificano spesso nelle immediate vicinanze, evitare di viaggiare in auto con i finestrini aperti, applicare le zanzariere alle finestre, tenere ben chiuse le pattumiere, i bidoni della spazzatura e i sacchetti, controllate il vestiario prima di utilizzarlo perché potrebbe contenere insetti, fare attenzione se ci sono nidi prima di fare pulizie alle finestre, non avvicinarsi ad acque stagnanti, rimanere calmi ed evitare di agitarsi in presenza di imenotteri allontanandosi piano piano.

Per estrarre il pungiglione dell’ape, usare una punta arrotondata (anche l’unghia), con un movimento dal basso verso l’alto, evitando pinze e senza premere con le dita. Lavare la parte colpita con acqua e sapone, poi applicare ghiaccio o una crema cortisonica. Chi è allergico al veleno di imenotteri dovrebbe portare sempre con sé l’adrenalina autoiniettabile (in appositi contenitori termici), cortisone e antistaminici. Le più recenti linee guida suggeriscono di recare con sé due autoiniettori, per la possibile necessità di una seconda dose di adrenalina durante uno shock anafilattico.

Ragni e scorpioni

In Italia i ragni più pericolosi, che inoculano potenti tossine con la puntura, sono i ragni vedova, tra cui la vedova nera mediterranea o malmignatta (Latrodectus tredecimguttatus), diffusa soprattutto al Centro-Sud e Isole, e i ragni bruni, tra cui il ragno violino (Loxosceles rufescens) più frequente negli Stati Uniti, ma recentemente divenuto comune anche nel nostro Paese.

I ragni abitano in zone di campagna disabitate o incolte, stazionando sotto i sassi ma anche in box e cantine. La puntura di una vedova nera può essere distinta da quelle degli altri insetti dai due fori che incide sulla pelle; la ferita si infiamma e si gonfia, la sensazione di dolore è ingravescente e si diffonde a tutto l’arto. Possono comparire sintomi generali quali tremori, vertigini, crampi e contrazioni muscolari, sudorazione, cefalea, nausea, brividi, ipertensione.

Il morso del ragno violino causa dolore violento esteso all’intero arto che può non essere presente subito e svilupparsi entro 30-60 min. La zona del morso diventa eritematosa ed ecchimotica e può essere pruriginosa. Nella sua sede si forma una bolla centrale che evolve in ulcera, circondata da un’area ecchimotica irregolare (lesione a occhio di bue o a bersaglio). ll trattamento prevede pulizia della ferita con acqua e sapone, ghiaccio, elevazione dell’arto, anti-dolorifici, profilassi antitetanica e osservazione. Altri ragni possono causare solo reazioni locali alla puntura, come i ragni hobo e i ragni-sacco. In America del Sud, in Africa, nel Sud-est Asiatico e in Australia esistono altre specie pericolose come il ragno delle banane, il ragno dalla tela a imbuto, il ragno-topo, il ragno dal dorso rosso e il ragno-lupo.

Gli scorpioni italiani sono innocui, potendo provocare solo reazioni locali, a differenza degli scorpioni dei Paesi africani e dello Scorpione della corteccia presente in Arizona, Nuovo Messico e California, che posseggono un potente veleno neurotossico. Per evitare le punture di ragno e scorpione indossare maniche e pantaloni lunghi, cappelli, guanti e stivali quando ci si introduce in capanni, garage, cantine, soffitte, controllare e scuotere gli abiti che si usano in giardino prima di indossarli, spruzzare sugli abiti e sulle calzature del repellente contro gli insetti.

Serpenti 

In caso di morso di vipera, unico serpente velenoso presente in Italia (contiene tossine attive su sistema nervoso, coagulazione e rene), si avverte un dolore acuto e intenso nella zona dove infigge i denti, creando due forellini profondi alla distanza massima di mezzo-un centimetro), la pelle si arrossa e compaiono edemi, vescicole, ecchimosi e chiazze cianotiche che possono espandersi a tutto l’arto; sintomi generali contemplano secchezza della bocca e sete intensa, dolori addominali, vomito e diarrea, crampi muscolari, pallore, vertigini, mal di testa, senso di freddo, tachicardia, ipotensione e shock; successivamente gonfiore dei linfonodi regionali, emorragie, disturbi renali, compromissione neurologica (difficoltà a tenere gli occhi aperti, paralisi). E’ la vipera, quando morde, a decidere se inoculare il veleno, che rappresenta per lei una risorsa preziosa e difficile da rigenerare, per cui potrebbe dare un morso secco (1 caso su 5), in cui la ferita è priva dei due caratteristici forellini profondi prodotti dalle zanne velenifere. In caso di morso venefico, va fatto sdraiare il paziente, si cosparge abbondantemente la parte con acqua ossigenata o anche con acqua semplice per disperdere il veleno, si fascia l’arto con un bendaggio abbastanza stretto da rallentare la diffusione del veleno, eventualmente anche steccandolo, come si fa con l’immobilizzazione delle fratture, rimuovendo anelli, bracciali e orologi in quanto potrebbero tagliare la pelle se l’arto si gonfia. Non bisogna incidere, succhiare il punto di inoculo, applicare lacci (causano necrosi dei tessuti), ghiaccio, assumere farmaci o alcolici (causano vasodilatazione che favorisce la diffusione delle tossine). In caso di morso sulla testa o sul tronco, applicare un tampone rigido (garza o pezza) sopra la ferita mantenendolo compresso con un cerotto per ridurre e ritardare la diffusione del veleno nel sangue. Per prevenire, attenzione a non mettere le mani in alberi caduti, tronchi cavi, fessure rocciose o sotto pietre e sassi, usare pantaloni lunghi, calze, scarpe chiuse e robuste, controllare vestiti e lenzuola tenute all’aperto, non stendersi nell’erba. Se si avvista una vipera, restare fermi e battere a terra con un bastone, perché il serpente è sensibile alle vibrazioni del terreno.

Pesci

Tracina (il pesce ragno) e scorfano stanno mimetizzati sui fondali sotto la sabbia e pungono con le dolorosissime pinne dorsali che inoculano una tossina velenosa. La lesione si presenta arrossata e gonfia, il dolore può durare parecchie ore ed estendersi all’intero arto, possono comparire nausea, vomito, febbre, tachicardia, dispnea. Si consiglia lavare la zona con acqua dolce e tenerla immersa in acqua calda (o sabbia calda) almeno 1 ora (la tossina è termolabile), asportare eventuali spine e disinfettare, poi applicare pomata cortisonica. Non utilizzare acqua fredda, ghiaccio o ammoniaca. Per prevenire si consiglia indossare in acqua scarpe di gomma.

Meduse

La medusa rilascia piccole vescicole urticanti (nematocisti) che rimangono attaccate alla cute e creano lesioni eritematose ed edematose fino a ustioni.

In caso di contatto, si consiglia di rimanere in acqua cercando di rimuoverle con la mano a piatto o con un oggetto sottile e rigido (tipo scheda bancomat).

Dopo applicare garze imbevute di acqua tiepida e aceto al 50% e crema cortisonica.

Non usare acqua dolce o alcol (liberano le tossine dalle vescicole), non applicare urina o ammoniaca, non grattare o sfregare, non esporsi al sole.

 

 

 

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