Come fare della propria vita un capolavoro. Le confessioni del professor Sante Grillo

di Maurizio Longhi

Il 2018 è iniziato da pochi giorni e già ci offre una bellissima giornata di sole, con una temperatura mite e a tratti addirittura gradevole, e siamo pur sempre a gennaio. LoSpeakersCorner ha deciso di scandagliare un mondo immenso, che ha attraversato cambiamenti epocali nel corso di un secolo. Il mondo è quello del professor Sante Grillo, figura mitica delle scuole porticesi: la sua vita è stata costellata di impegni, da quello militare a quello politico, e di passioni, dall’agricoltura, alla pittura, allo sport.

Il professore, giunto all’età di 98 anni, ci apre il suo mondo, lo condivide con noi e, di conseguenza, con tutti quelli che leggeranno questa lunga intervista. Ci accoglie con un sorriso smagliante, subito ci offre il caffè: la sensazione è che il suo carisma sia innato: è proprio vero,  si nasce con questo dono.

Il giorno del matrimonio

Ci accompagna in una stanza per presentarci la moglie Lilina, che a sua volta ci guarda e sorride, e il professore, con quell’ironia tipica di chi si rivolge alla persona della propria vita, dice: «Ormai lei mi segue ovunque, anche negli anni che passano». Infatti anche la moglie ha la bellezza di 98 anni, sono coetanei: quando si dice una vita insieme. Già invecchiare è una fortuna, farlo animati dallo spirito giusto lo è ancora di più. Se lo si fa in due, allora è proprio il massimo.

Abbiamo molto da raccontarci, e il professore sembra scalpitare, come uno studente prima di un esame, lui che è stato sia dall’una che dall’altra parte. Ma è stato anche un valoroso militare, e ne è orgoglioso, come ci racconta.

«Ho vissuto la Seconda Guerra Mondiale in prima persona, ero presente allo sbarco degli alleati in Sicilia. Ero sottotenente di un reparto di anti-paracadutisti. Ci tengo a precisare un aspetto, non percepivamo alcuna indennità, combattevamo solo per l’onore della Patria. Anche quando ci si trova in difficoltà e magari si vorrebbe stare al sicuro: sono dell’idea che un giuramento vada rispettato e mantenuto a tutti i costi, per una questione di dignità umana. In quegli anni, stetti in Tunisia, nel deserto di Algeri, poi ci trasportarono con delle navi a Marsiglia, dove i transalpini ci accolsero con ostilità considerandoci dei nemici. Furono anche anni di dura prigionia dove era richiesta a tutti tanta forza. Ricordo anche l’Italia divisa in due dopo l’armistizio dell’8 settembre, una parte era ancora legata a Mussolini e alla sua Repubblica di Salò, un’altra parteggiava per il Re, furono create delle commissioni che interrogavano ogni singolo soldato per carpirne la mentalità e a quale schieramento fosse legato. Per la mia attività militare, ricevetti tanti encomi e gratificazioni da parte di ufficiali, tant’è che fui chiamato da un reparto di Nola, mi chiesero di ambire al grado di colonnello dal momento che ne avevo tutti i requisiti, ma rifiutai. Perché lo feci? Perché, dopo essermi messo al servizio dell’Italia in anni così difficili, sentivo di dover archiviare quella pagina della mia vita e aprirne un’altra, più attinente con i miei studi».

Non può offrirci assist migliore, perché era proprio ai suoi studi a cui volevamo arrivare, lui ci anticipa e diventa un fiume in piena: «A sedici anni, lasciati gli studi classici, ottenni il diploma Magistrale. Mio padre in un primo momento si oppose all’idea di iscrivermi all’università, ma poi ammorbidì la sua posizione e mi iscrissi a Lettere dove conseguii la laurea a 21 anni. Era una università diversa da quella attuale, si aveva a che fare con docenti molto esigenti e spesso anche intransigenti. Ricordo benissimo il giorno della discussione della mia tesi: ero in licenza e mi presentai in divisa militare, correva l’anno 1941. La commissione era formata da undici professori, il mio relatore, un prete che insegnava Latino, presentò il mio lavoro in modo sprezzante e con una certa dose di ironia, lo definì addirittura ridicolo, mi trovai spiazzato ed esterrefatto. Mi dispiace sottolineare il fatto che fosse un prete perché rappresentava molto male l’intera categoria. Così, quando la parola passò al presidente, una professore di Filosofia Teoretica, esposi il mio lavoro e lui fu molto soddisfatto. Alla fine mi chiese se volevo aggiungere qualcosa e dissi che il relatore che aveva presentato il mio lavoro non l’aveva neanche letto. Ci fu un applauso generale nell’aula magna, i presenti apprezzarono il mio coraggio ma, quando la commissione si riunì per la valutazione.  Tutti i miei amici mi dicevano che ero stato imprudente, che molto probabilmente me l’avrebbero fatta pagare con la bocciatura. Venni a sapere che ci fu un grande trambusto quando esaminarono il mio caso, come andò a finire? Mi laureai con 101 su 110: tutti i professori mi assegnarono 10, solo uno il minimo. Inutile rimarcare chi fosse».

Un giovane Sante pittore

Non esistono percorsi senza ostacoli, a volte la strada si fa accidentata anche perché ci imbattiamo in persone che ci mettono alla prova, anche loro, in un certo senso, entrano nell’album delle storie di vita, come gli attori di un film, in questo caso è il film del professore Sante Grillo. Ci interessa sapere come mai tante pellicole, tra le più importanti, siano state girate alle pendici del Vesuvio, nella città della Reggia: «A Portici viveva mio fratello Francesco che era maresciallo dei Carabinieri, sposato con la sorella – dice indicando la moglie – Io e lui avevamo un rapporto stupendo: appena arrivai, eravamo una carovana infinita di persone alla stazione e lui subito mi riconobbe, non so come fece, una scena che non si può spiegare. Per me fu un padre, insomma, voleva per la cognata un fidanzato degno di fiducia: c’erano altri pretendenti ma non convincevano Lilina. Poi sia lei che la sorella, quindi mia cognata, mi accompagnarono in Sicilia e ci fidanzammo…» Sorride e guarda la moglie con occhi quasi commossi – «Come ci fidanzammo? », le domanda. «In treno!», risponde Lilina.

Il prof,Grillo con il figlio Francesco e il genero Ugo Cangiano

E qui ci fermiamo un secondo, perché quando ci si  innamora è come se si fermasse anche il mondo. Chissà, forse si fermarono anche le rotaie di quel treno, insieme a tutto ciò che li circondava, perché era nato un nuovo amore, che avrebbe avuto una vita lunghissima. Un amore che resiste ancora, ha resistito all’usura del tempo e che sarà eterno, perché la scia resterà per sempre su questa terra. Un amore che li ha uniti anche per affrontare momenti di atroce dolore. Emozionante la risposta del professore quando gli chiediamo quanto sia stata importante sua moglie: «È stata tutto, anche più forte di me. Non è stato facile reagire quando abbiamo perso lei – e indica una foto grande attaccata alla parete – era nostra figlia, aveva 43 anni, una sofferenza lancinante. Quel dolore ci ha uniti ancora di più, non è stato facile neanche per nostro genero che, come era giusto che fosse, si è rifatto una vita ma ci considera ancora i suoi suoceri, tant’è che ogni settimana ci viene a trovare e trascorriamo un po’ di tempo insieme. Possiamo avere anche idee diverse talvolta – fa riferimento alla politica e sorride – ma ci vogliamo sempre un gran bene».

Allora si sente fortunato ad avere avuto una moglie così?

«Certo, lei non solo mi ha dato una famiglia, ma mi ha fatto credere in essa. Cosa chiedere di più? Non ha dedicato allo studio tutto il tempo che vi ho dedicato io, ma non volevo una moglie che conoscesse a menadito la vita e le opere di Cicerone, Leopardi, Manzoni, Foscolo e tanti altri, bensì una che mi mi volesse bene, mi rispettasse e mi ascoltasse. Abbiamo cresciuto i figli insieme, educandoli agli stessi principi, agli stessi valori, perché si può andare in disaccordo su tutto ma quando si crescono i figli ci vuole una visione comune. Questa fu anche la risposta che diedi a mio fratello quando un giorno mi chiese se fossi contento di aver sposato Lilina. Del resto fu anche merito suo, gli devo tanto: grazie a lui ho potuto pagarmi gli studi, i trasferimenti. Che dolore averlo perso quando aveva solo 50 anni!».

I suoi occhi si velano di tristezza, conviene cambiare discorso, c’è ancora tanto da raccontare, soprattutto del suo grande amore per la città di Portici, della quale si è messo al servizio in tanti modi:

Sicilia. Sante è il marinaretto in primo piano

«Se mi chiedi cosa per me rappresenta Portici, rispondo con velocità e semplicità: tutto. Eh sì, proprio così, questa città mi ha adottato e fatto crescere tantissimo sotto il profilo umano e culturale. Prima di diventare professore di ruolo, feci sei anni di supplenza in Sicilia e cinque a Portici, presso i Padri Scolopi, a Palazzo Landriani. Quel periodo di insegnamento a Portici mi formò tantissimo per prepararmi a diventare professore di ruolo, ricordo che preparavo le lezioni allo specchio, ore intere a curare ogni minimo dettaglio, il linguaggio, i contenuti, una dedizione che fu ripagata dai miei studenti che spesso e volentieri mi applaudivano. Quando vinsi il concorso per la cattedra, fui trasferito a Torre Annunziata per poi fare ritorno a Portici, al Liceo Scientifico, un ambiente molto elevato culturalmente. Mi trovavo benissimo ma il preside mi faceva pressione perché aspirassi anch’io a diventare preside. Ci provai senza la dovuta abnegazione e non ce la feci, a quel punto subentrò l’orgoglio personale, mi preparai a dovere e fui promosso a preside».

Non solo viene automatico pendere dalle sua labbra e vivere con l’immaginazione tutte le tappe della sua vita così ricca, ma si traggono anche insegnamenti importanti su come si reagisce dopo alcune battute d’arresto. Sante Grillo ha saputo sempre realizzarsi, ma ci è riuscito anche con la caparbietà, quella che l’ha spinto a non darsi per vinto quando non andò a buon fine il primo tentativo per diventare preside. Ha perseverato fino a conquistare ciò per cui si era messo in gioco per l’ennesima volta, ebbene sì, perché non si è misurato solo con professori, studenti e genitori, ma anche con gli elettori dal momento che ha ricoperto prestigiose cariche da amministratore locale.

«Sono stato sia consigliere comunale, poi assessore con deleghe all’Istruzione e alla Sanità e, per alcuni mesi, fui sindaco facente funzioni. Erano i tempi in cui il primo cittadino della città di Portici, era Aldo Crimi, io rappresentavo il Partito Liberale prima che si sciogliesse confluendo nella Democrazia Cristiana, ricordo che ottenemmo 21 seggi su 40, un consenso impressionante. Anche all’epoca non percepivo rimborsi, iniziai a percepire qualcosa da assessore ma quella esigua somma la passavo al partito di cui ero segretario per pagare l’affitto della sede. Oltre alla mia attività politica su Portici, sono stato candidato alla Provincia, alla Regione, al Senato, la politica mi è entrata nel cuore, sebbene a mia moglie non andasse così tanto a genio, ma ad un certo punto si sente un senso di responsabilità di cui non si può fare a meno. Che gioia quando si riscontra la stima della gente, ottenni 1200 preferenze in una tornata elettorale, la maggior parte delle quali proveniente dalla mia zona di appartenenza, tante famiglie mi accordarono la loro fiducia. La mia caratteristica principale è stata la coerenza, sono nato liberale e morirò tale, anche se l’onestà intellettuale mi spinge a dire che un individuo può anche cambiare idea, purché non sia mai mosso da interessi di natura economica». Una frase che bisognerebbe traslare e scolpire in ogni angolo della terra.

Sante Grillo ha difeso la Patria e si è impegnato in politica solo per amore, senza guadagnarci alcunché economicamente, ciò che gli ha dato da vivere è stata la cultura scegliendo un lavoro che lo si pratica per vocazione. Tanti anni da professore, dei quali già abbiamo fatto menzione, e tanti altri da preside, non ci resta che aprire anche questa pagina.

«La prima esperienza fu quella in una scuola della provincia di Salerno. Quando chiesi il trasferimento, mi mandarono a Casal di Principe, terra, purtroppo, martoriata dal disagio sociale, e lo era anche all’epoca. Ero arrivato da due o tre giorni e si presentò un tizio nel mio ufficio, sbatté la pistola sulla mia scrivania urlando: “Voglio giustizia”. La mia calma mi indusse a mantenere il sangue freddo dicendo di non avere paura dell’arma e feci ironia rivolgendomi alla persona che avevo dinanzi e alla sua richiesta: “Se vuole giustizia sarò dalla sua parte solo se ha ragione, intanto mi faccia almeno riscaldare la sedia che sono appena arrivato in questa scuola”. Il caso fu subito liquidato perché si trattava del genitore di un alunno, indignato nei confronti del segretario, reo di aver rimprovato il figlio. Questi episodi succedevano anche decenni fa ma erano casi isolati, perché la qualità della scuola era diversa. Dopo Casal di Principe, fui trasferito a Pollena Trocchia e poi a Portici, al Macedonio Melloni. Ritornai alle origini, nella città alla quale mi sento di appartenere. Ricordo tanti miei studenti, molti hanno avuto carriere brillanti e purtroppo non ci sono più».

Gli chiediamo anche una sua valutazione sullo stato attuale della scuola italiana.

«Non ci sono più i metodi di prima, di gran lunga più efficaci rispetto a quelli annacquati di quest’epoca in cui le nuove generazioni vengono educati alle frivolezze. Mi dispiace constatare questa degenerazione ma la denuncio con forza, perché se molti ragazzi entrano nei circoli viziosi della droga e dello sballo, una parte della responsabilità è anche della scuola. Poi dall’alto, e mi riferisco ai politici, si ha bisogno di buoni esempi, ricordo il ministro all’Istruzione Valitutti, del aalernitano, anch’egli liberale: per recarsi al suo dicastero prenotava i taxi, mentre adesso tutti si muovono con le auto blu. Il buon esempio viene dall’umiltà, dalla semplicità, bisognerebbe ritrovare queste maniere».

Se dovesse entrare in una classe della scuola attuale, cosa si sentirebbe di dire agli studenti di questa epoca?

«Per me, mi prenderebbero in giro, perché li metterei in guardia soprattutto dal decadimento morale in cui si è piombati. È come se oggi ci si sentisse liberi di fare tutto e non è un bene, soprattutto quando si violano diritti che difendono la vita. Si deve partire dai valori fondamentali per rendere sana una società, sono sempre stato contrario all’aborto e ho difeso questa posizione con le buone maniere. Ricordo che dovetti interfacciarmi con sei o sette donne abortiste: regalai loro delle rose e rimasero spiazzate perché avrebbero voluto insultarmi. Invece, quel gesto le stimolò alla riflessione e al dialogo. Quando però due persone sono incompatibili, costringerle a stare insieme può portarle all’esasperazione, quindi sono favorevole al divorzio: ma sul tema dell’aborto non transigo, la vita va sempre difesa. È da questi concetti che bisogna partire per formare i cittadini del domani, senza valori non si va da nessuna parte».

Tra le sue tanti passioni, ce n’è una che lo fa trepidare tanto?

«Sono un grande tifoso del Napoli: anche alla mia età soffro nel vedere le partite degli azzurri, a maggior ragione quest’anno che ci stiamo giocando qualcosa di molto importante. Premettiamo che è molto difficile arrivare fino in fondo, perché c’è una Juve che vince da anni e che ha seminatori ovunque:  ognuno interpreti a proprio piacimento questa esternazione. A fronte di ciò, più che crederci, spero con tutto me stesso che possa essere l’anno buono. La competitività c’è, non dobbiamo farci condizionare dall’ultima sconfitta anche se qualcosa dobbiamo pur dirla: è vero che uscire dalla competizione può essere vista anche come una liberazione per concentrare tutte le forze sul campionato, come è vero anche che i gol subiti sono stati fortuiti, ma se due nostri giocatori scivolano e spianano la strada agli avversari, ho la sensazione che non ci sia stata molta concentrazione. Quando si perde, non bisogna trovare per forza delle giustificazioni, è andata così e ce ne faremo una ragione. Mai come quest’anno puntiamo a vincere il Campionato: c’è la consapevolezza delle difficoltà insite in questa volata scudetto, ma c’è anche la speranza di potercela fare a conquistare il terzo scudetto».

Abbiamo chiacchierato a lungo toccando i temi più disparati, anche lo sport è una passione che riempie la vita, ma per arrivare a 98 anni con lo spirito di un ragazzino, ci deve essere tanto altro, tante altre passioni, tanti interessi, tanta voglia di sognare.

«Ci vuole una gran forza, anche per superare i momenti difficili, anche la buona volontà di allontanare dei vizi, per esempio sono riuscito a smettere di fumare e ne ho tratto un grande giovamento per la mia salute. Ma ho sempre coltivato tante passioni, e non solo, ho coltivato proprio, intendo materialmente, ho allevato galline, conigli, il rapporto con la natura ritempra lo spirito. Ho sempre amato la pittura, ho dipinto tanto – indica le sue numerose opere appese alle pareti della stanza – ho costruito mobili, radio, ho imparato le lingue, l’inglese quando ho avuto a che fare con gli americani nel periodo della guerra, lo stesso il tedesco, tant’è che ci fu chi mi disse che avevo un accento tipico di un nativo di Berlino».

Si dice che la parola “grazie” abbia un valore inestimabile quando la si pronuncia, il professore è una persona ricolma di gratitudine, lo pensa ogni giorno, a maggior ragione ogni anno: «Allo scoccare del 2018, ho pensato: “Anche quest’anno ce l’ho fatta”. Ricordo quando sono riuscito a comprare casa, è stato grazie all’aiuto degli amici che mi hanno prestato del denaro senza richiedere alcuna garanzia ma fidandosi ciecamente, spero che esista ancora questa amicizia, mi ritengo fortunato anche in questo, ad avere avuto delle amicizie vere. Penso a quando queste persone a me così care ci hanno dovuto lasciare, le ho vestite sul letto di morte vincendo la paura della morte stessa, perché quella c’è, inutile negarlo, anche se bisogna andarle incontro con spensieratezza. All’età di 98 anni, è naturale che uno ci pensi ma, ripeto, deve essere un pensiero dolce, libero e sereno».

Intanto il professore è già proiettato alle prossime elezioni Politiche, quelle del 4 marzo, e ci confessa anche a chi ha intenzione di accordare la propria fiducia, ma questo preferiamo che resti top secret.

È arrivato il momento di congedarci. Lui si alza e la moglie lo invita a prendere il bastone ma, imperterrito, ne fa a meno, sicuro di sé. Poi domanda: «È stata una intervista positiva o negativa?», Non c’è bisogno di fare piaggeria, è stata una intervista memorabile e glielo diciamo. Si accerta che le nostre parole siano sincere e gli vengono le lacrime agli occhi, si commuove e lo ammette, mentre ci accompagna gentilmente alla porta, si lamenta per qualche acciacco ma è contento che il cervello non abbia perso neanche un colpo.

Ci rituffiamo nel vortice della città, dopo essere stati trasportati in altri contesti e in altre epoche da un perfetto Virgilio, proprio come un qualcosa di divino…

Una delle opere del professor Sante Grillo

One Response to Come fare della propria vita un capolavoro. Le confessioni del professor Sante Grillo

  1. Carlo Grillo ha detto:

    Sono passati parecchi mesi da questa intervista.Solo ora ho avuto l’opportunità( e la forza) di leggere con affetto e attenzione i Tuoi ricordi di una vita passata con ZIA LILINA. Se FARO(CRISTOFARO per gli estranei)fosse ancora fra noi,non so se approverebbe queste mie riflessioni. Sapete quanto vi voglio BENE. Però mi sento di dirti che avrei gradito un tuo ricordo più “allargato” alla famiglia(tutta)
    Te lo dico da interista,potevi parlare meno del Tuo Napoli e dare spazio agli affetti più vicini.A guardare la foto del Vostro matrimonio e rivedere PAPA’ e MAMMA,Nonno Catello,”zio” Nino … la foto di voi con nonno Francesco, nonna Stamira,Papà,zio Cristoforo,Te e vostra sorella Antonella?(che non abbiamo conosciuto) non puoi immaginare quanto mi abbia commosso. Rinnovo il più grande affetto che si può esprimere(sai che per me siete i miei secondi genitori)Vostro nipote Carlo

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