Detti e modi di dire della Lingua Napoletana

di Francesco De Crescenzo

Anche se ormai lo sanno tutti o quasi, è bene ribadire che il Napoletano è una lingua: lo è per le sue origini antiche, per la complessità grammaticale. Non è facile da scrivere e da parlare correttamente, e solo da qualche anno è stata riconosciuta come idioma e non dialetto anche dall’ U.N.E.S.C.O. l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura.

E non poteva essere altrimenti vista la sua diffusione: è la seconda lingua in Italia e si parla in diversi Paesi del mondo grazie soprattutto alle canzoni del repertorio classico partenopeo, nonché agli emigranti che da quel nefasto 1861 hanno portato un po’ di Napoli nelle più sparute e desolate lande del globo.

Vi dicevo che è una lingua complessa perché nata dalla fusione di diversi idiomi e ha origini antiche. Alcune parole ci arrivano direttamente dai greci nostri progenitori,e non solo.

Per parlarvi del napoletano in modo appropriato non basterebbe un libro intero, perciò per darne un piccolo saggio vi basti pensare ad un modo di dire, che purtroppo oggi viene usato poco e che forse i più giovani nemmeno conoscono.

«Tene ‘e ghiorde». Avete mai sentito dire o usato questa espressione? Io l’ho usata spesso, ma interpretandola male l’ho fatto nel modo sbagliato. Pensavo infatti che si riferisse a persone, specialmente bambini, che sono irrequiete, credevo insomma che fosse il sinonimo di «Tene ‘arteteca».

In realtà il significato è tutt’altro, si riferisce a persone indolenti, pigre, che si muovono a fatica e di malavoglia facendo pesare oltre il dovuto tutto quello che fanno. L’ho scoperto per caso facendo una ricerca, ma l’aspetto più sorprendente sta nelleorigini antiche e lontane della parola ghiorde.

Ho confrontato diverse fonti e sembra che il termine deriva da una malattia che colpisce il collo del piede dei cavalli che si ingrossano per un eccesivo afflusso di sangue e deriva dal latino ingurgitare, da cui il francese engourdir.

Altre invece ritengono che derivi dalla parola turca, jord, che indica il nodo con cui vengono legati i fili che compongono i tappeti persiani provenienti in particolare dalla città di Gordio.

Capite quindi che quando c’è la lingua napoletana di mezzo è difficile stabilire quale sia la giusta interpretazione e le reali origini di una singola parola, figuratevi se volessimo approfondire l’argomento!…

La lingua napoletana fa parte di un patrimonio culturale enorme che le nuove generazioni devono raccogliere, ma sapranno farlo? Hanno gli strumenti, la capacità e la volontà di farlo?
E come un dì disse Manzoni: «Ai posteri l’ardua sentenza»…

Un pensiero riguardo “Detti e modi di dire della Lingua Napoletana

  • 19 Aprile 2019 in 14:17
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    Ottime spiegazioni di cui ne sapevo il senso e me lo diceva sempre mia nonna nata nel 1901 quindi un termine un po arcaico

    Risposta

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