Diabesity, una malattia che lambisce sempre più i giovani

di Carlo Alfaro

Diabesity significa la compresenza di obesità e diabete tipo 2 (DM2) nella stessa persona. Le due condizioni hanno molto in comune: riconoscono gli stessi fattori di rischio (un mix di predisposizione genetica e stili di vita erronei quali eccessiva assunzione di zuccheri semplici, grassi, cibi spazzatura e comportamenti sedentari), hanno un nesso patogenetico (l’accumulo di grassi nelle cellule determina insulino-resistenza), hanno entrambe complicanze su diversi organi e apparati, in primis quello cardio-vascolare.

L’influenza reciproca delle due condizioni emerge dal fatto che due terzi dei pazienti con DM2 è in sovrappeso e l’obesità aumenta la probabilità di sviluppare il DM2. Una persona con diabete e sovrappeso ha un rischio di morte entro 10 anni raddoppiato rispetto a una persona con diabete di peso normale, mentre una persona con diabete e obesa ha addirittura un rischio quadruplicato.

In Italia, secondo i dati Istat del 2016, sono 3 milioni e 200 mila gli individui affetti da diabete (il 5,6% della popolazione) di cui circa 2 milioni sono obesi. Per questo motivo IBDO (Italian Barometer Diabetes Observatory) Foundation pubblica annualmente un report in grado di offrire una fotografia della situazione del diabete e dell’obesità a livello mondiale, nazionale e regionale,  l’Italian Diabetes & Obesity Barometer Report, realizzato in sinergia con l’Istat.

In Italia, è più colpito da diabesity il Mezzogiorno, soprattutto la Campania, maglia nera anche per l’obesità infantile. La diabesità è associata anche alla diseguaglianza sociale ed economica, interessando di più le classi meno abbienti e culturalmente svantaggiate, portate a stili di vita poco salutari e a fare uso di junk food, cibo spazzatura, che costa poco, è appetibile ed è venduto bene dalla pubblicità.

Un fattore di rischio è anche il vivere nei centri urbani: l’urban diabetes è un problema emergente di sanità pubblica, in quanto, nel mondo, oggi, secondo i dati dell’International Diabetes Federation, due terzi delle persone affette da diabete vivono nelle grandi città, dove sono esposte a stili di vita e alimentazione meno salutari.

Purtroppo la diabesity sta abbassando progressivamente la sua età di esordio. Una volta il diabete non-insulino dipendente era definito “diabete dell’adulto” perché pertinenza dei soggetti sopra i 40 anni. Oggi l’età di insorgenza nel mondo industrializzato si è progressivamente abbassata: tra il 2001 e il 2009 c’è stato un aumento del 30 % l’incidenza di DM2 nei bambini, e secondo il National Institute of Health degli USA il trend è destinato ad aumentare.

Il DM2 infantile colpisce prevalentemente adolescenti e bambini obesi o gravemente obesi. L’obesità pediatrica è associata al rischio di Sindrome metabolica, insieme di obesità viscerale, dislipidemia, ipertensione arteriosa e alterazioni glucometaboliche. Queste ultime sono definite come alterata glicemia a digiuno (Impaired Fasting Glucose, IFG) e alterata tolleranza al glucosio (Impaired Glucose Tolerance, IGT), condizioni classificate come “pre-diabete”, uno stadio che si colloca lungo la storia naturale del diabete tipo 2, la cui base patogenetica è l’insulino-resistenza, cioè l’incapacità dell’insulina, benchè prodotta in quantità normale (a differenza del diabete tipo 1, dove manca) di indurre un’adeguata utilizzazione di glucosio in periferia e di sopprimerne come dovrebbe la produzione epatica. Per compensare tale fenomeno, il pancreas aumenta la produzione di insulina (iperinsulinismo).

Nei bambini e adolescenti obesi la progressione da pre-diabete a diabete tipo 2 sembra avvenire in tempi più brevi rispetto all’adulto. Le persone affette da sindrome metabolica sono ad rischio 2-4 volte maggiore della media di malattie cardiovascolari, renali, oculari ed epatiche e morte. Attività fisica regolare e costante e sana e corretta alimentazione sono rimedi semplici, naturali e alla portata di tutti i bambini e ragazzi per porre solide basi per la loro salute futura scongiurando le nuove minacce che si profilano sul loro cammino.

 

Il dottor Carlo Alfaro, sorrentino, 54 anni, è un medico pediatra Dirigente Medico di I livello presso gli Ospedali Riuniti Stabiesi della ASL NA3Sud, Responsabile del Settore Medicina e Chirurgia dell’Associazione Scientifica SLAM Corsi e Formazione, e Consigliere Nazionale della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (SIMA).

Inoltre è giornalista pubblicista, organizzatore e presentatore di numerosi eventi culturali, attore di teatro e cinema, poeta pubblicato in antologie, autore di testi, animatore culturale di diverse associazioni sul territorio, direttore artistico di manifestazioni culturali.

 

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