Doppia pandemia: influenza e Covid

Carlo Alfaro, Dirigente Medico di Pediatria all’ASLnapoli3sud, Consigliere nazionale Società italiana medicina dell’Adolescenza: l’inverno  si preannuncia difficile con la doppia pandemia: influenza e Covid

Con la persistenza della circolazione del Sars-CoV-2 a livelli sostenuti e al contempo l’inizio precoce della stagione influenzale, sembra prospettarsi un inverno difficile, caratterizzato dalla convivenza e dalla sovrapposizione dell’influenza stagionale con il Covid.

Per quanto concerne l’influenza, le stime prospettano in Italia 6-7 milioni di casi. Il virus responsabile, l’H3N2, di origine australiana, sarà probabilmente molto aggressivo, in base ai dati osservati nell’emisfero australe, dove l’inverno è recentemente terminato, e l’epidemia è stata molto attiva.  Ciò anche in virtù del fatto che le difese immunitarie della popolazione sono state poco sollecitate nelle ultime due stagioni causa le restrizioni sociali imposte dal Covid-19, tra lockdown, distanziamento e mascherine. In Italia, l’epidemia è già cominciata, con largo anticipo, il che fa presupporre una stagione più lunga e con molti casi.

Riguardo al Covid-19, il bollettino epidemiologico dell’Istituto superiore della sanità (Iss), aggiornato settimanalmente, conferma che la pandemia da Covid-19 non è conclusa. Anzi, da settembre l’impatto del Covid in Italia è tornato a crescere in modo significativo. Negli ultimi 7 giorni i contagi sono aumentati del 21%, i ricoveri nei reparti ordinari del 30% e i decessi del 40%. Sono in particolare in crescita i contagi in età scolare. L’indice di trasmissione (Rt) si mantiene sopra a 1, dunque sopra la soglia epidemica. Sono elevate le percentuali di reinfezioni (circa 15% del totale dei casi notificati), confermando che nel contesto epidemico attuale i vaccini non sono efficaci nel prevenire i contagi. Mentre fino alla variante Delta i vaccini servivano anche per proteggere gli altri, in epoca Omicron, causa la sua altissima contagiosità, il vaccino protegge solo chi se lo fa.

Infatti, nei confronti della malattia severa, l’efficacia resta superiore all’80% nei soggetti vaccinati con tre dosi. Per quanto riguarda la gravità, l’occupazione dei letti, le ultime rilevazioni negli ospedali sentinella aderenti alla rete di Fiaso chiariscono che l’incremento è quasi completamente relativo ai cosiddetti pazienti “Con Covid”, arrivati in ospedale per la cura di altre patologie e trovati incidentalmente positivi al virus attraverso il tampone pre-ricovero, mentre sono rari i pazienti ricoverati “Per Covid”.

Questo trend denunzia una fase di endemizzazione del Covid: il virus circola molto, ma incontra le difese immunitarie della stragrande maggioranza della popolazione che ha ricevuto la vaccinazione o ha già contratto l’infezione, non traducendosi per lo più in una malattia sintomatica o significativa.

I dati italiani sono purtroppo tra i peggiori nel mondo. Secondo infatti gli ultimi bollettini epidemiologici dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), i casi sono in calo in tutto il mondo tranne che in Europa, dove, al 2 ottobre, aumentano dell’8% con punte del +63% in Austria e +59% in Italia.

In Italia, la variante Omicron, con tutti i suoi sotto-lignaggi, continua ad avere una prevalenza stimata al 100%. La sottovariante BA.5 è ampiamente predominante, con una prevalenza a livello nazionale pari al 94,4%.

Omicron resta la variante dominante anche a livello globale, dove allo stato attuale sono emersi più di 230 suoi discendenti e più di 30 ricombinanti; circa 70 circolano in Italia. Tra le nuove sotto-varianti sotto osservazione per la loro potenziale pericolosità, nel Regno Unito e in altri Paesi europei si sta assistendo alla rapida ascesa di BQ.1 (un discendente di BA.5), mentre altri derivati della variante BA.2.75 stanno emergendo in altri Paesi. Ma la maggior preoccupazione è destata da una nuova sottovariante di Omicron BA.5 identificata come BQ.1.1 e soprannominata “Cerberus”, che sembra in grado di sfuggire a tutti gli anticorpi monoclonali che risultano efficaci contro BA.5, per cui potrebbe innescare futuri picchi pandemici coinvolgendo anche chi ha un’immunità precedente da vaccinazione e infezione.

Dal punto di vista dei sintomi, non ci sono criteri discriminativi assoluti, senza effettuare un tampone per Sars-CoV-2, tra Covid e influenza, anche se caratteristici dell’influenza sono febbre elevata a comparsa brusca, sintomi respiratori e almeno un sintomo extra respiratorio (come dolori muscolari, mal di testa, spossatezza).

Per fronteggiare uno scenario alquanto problematico, assieme alle misure individuali di protezione dalle infezioni (igiene, areazione degli ambienti, mascherina nei contatti con gli ammalati), la vaccinazione rimane uno dei nostri strumenti più efficaci contro entrambi i virus. Le persone rischiano complicazioni col Covid sono le stesse che vanno protette dall’influenza: età superiore ai 60 anni, donne in gravidanza, pazienti con comorbidità e/o patologie di base (fragili). A questi gruppo va proposta sia l’anti-influenzale che la quarta dose anti-Covid, da effettuarsi dopo almeno 120 dalla somministrazione della terza, utilizzando le formulazioni aggiornate contro Omicron e le sue sottovarianti. In Italia la copertura per le quarte dosi non decolla, attestandosi al 18,7%, e anche le coperture per l’anti-influenzale sono tradizionalmente basse.

Per coloro che devono effettuare entrambi i vaccini, anti-influenzale e Covid, viene consigliata la co-vaccinazione nella stessa seduta senza alcun rischio per sicurezza ed efficacia.

Per quanto riguarda i bambini, la Società italiana di pediatria (Sip) continua a consigliare la vaccinazione contro il Covid-19, anche alla luce degli ultimi dati che mostrano un aumento dei casi in età pediatrica. Proprio nella fascia di età 5-11 si registra la più bassa copertura vaccinale, con solo il 38,5% dei bimbi vaccinati. Riguardo all’anti-influenzale, le indicazioni ministeriali raccomandano la vaccinazione a tutti i bambini nella fascia di età 6 mesi- 6 anni e a quelli oltre i 6 anni che hanno patologie che aumentano il rischio di complicanze.

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