Dracula a Napoli

Il nostro autore racconta che il conte Dracula è a Napoli, sepolto nel complesso monumentale di Santa Maria La Nova. Sepolto?!? …

di Lucio Sandon

Il Complesso di Santa Maria La Nova è uno straordinario monumento alla fede, reso ancora più prezioso dalla presenza, al suo interno, di alcuni capolavori firmati dai più celebri pittori della Napoli di fine XVI e inizio XVII secolo.

Non a caso è a Santa Maria La Nova che è possibile rivisitare la storia dell’ex Capitale del Regno delle Due Sicilie in un percorso dove la cultura diventa un piacevole incontro che va al di là degli steccati ideologici e religiosi, nel pieno rispetto delle reciproche differenze ed in un comune cammino di ricerca della verità.

Fedele allo stile importato nel Sud Italia dai sovrani angioini, la chiesa e l’annesso convento di Santa Maria La Nova videro la luce in chiare forme gotiche, così come insegnava la scuola degli architetti d’Oltralpe.

Danneggiato dai terremoti, il complesso religioso, che già all’inizio del Cinquecento si era visto “dotare” di una nuova struttura – il cappellone di San Giacomo della Marca – fu sottoposto, a partire dal 1596, ad una profonda e rivoluzionaria opera di restyling che gli conferì quella caratteristica impronta barocca cara ai canoni della Controriforma che ancora oggi lo contraddistingue.

Interno di Santa Maria La-Nova by Daniele Di Lorenzo

La chiesa, con la sua facciata austera di stampo rinascimentale, si presenta a croce latina ed è dotata di una sola navata pavimentata in riggiole napoletane e una serie di sfavillanti cappelle che si spalancano lungo entrambi i lati. Vi si accede attraverso una ripida scalinata in piperno protetta da una balaustra in marmo.

Tra le innumerevoli “perle” di cui è dotato il sacro edificio, non può che lasciare a bocca aperta il soffitto a cassettoni in legno dorato, al cui interno fanno bella mostra di sé quarantasei tavole dipinte: si tratta di una vera e propria antologia dell’arte pittorica ispirata all’ultimo manierismo napoletano prima dell’irruzione di Caravaggio sulle scene artistiche europee.

L’attiguo convento si compone invece di sagrestia, refettorio e due straordinari chiostri. Quello cosiddetto “maggiore”, detto anche chiostro di San Francesco ha perso buona parte degli affreschi che un tempo ne adornavano le pareti. Il chiostro “minore” o “piccolo”, detto chiostro di San Giacomo, custodisce invece un ciclo di dipinti con scene della vita di San Giacomo della Marca, attribuiti ad Andrea De Lione ed una serie di lapidi e monumenti sepolcrali.

Alla fine del XV secolo l’Europa dell’est era sotto assedio da parte dei turchi. Nel 1479 il re di Napoli Ferdinando d’Aragona, che apparteneva all’Ordine del Drago, lo stesso del Conte Vlad III di Valacchia, tornò dalla guerra portando con sé dall’Europa orientale una bambina di sette anni di nome Maria Balsa, che dalla Romania trovò rifugio a Napoli e venne adottata da una nobildonna, Andronica Cominata.

Quando Maria arrivò a Napoli si vociferava che fosse di nobili origini slave e l’erede a un importante trono, ma senza alcun preciso riferimento alla dinastia della Valacchia.

La stessa Maria non rivelò mai apertamente la sua discendenza dal Conte Vlad, ma c’erano degli indizi riguardo alla sua provenienza: per esempio il suo cognome Balsa, potrebbe essere verosimilmente derivato dall’antico rumeno Bal o Balur che significa drago, il cui suffisso sa stava per figlio, e dunque: Bal-sa, Figlia del Drago.

Maria Balsa crescerà e vivrà la sua giovinezza alla corte di Napoli, e una volta cresciuta, re Ferdinando la concederà in sposa al nipote primogenito Giacomo Alfonso Ferrillo, conte di Muro Lucano e signore di Acerenza.

Dopo il matrimonio, Maria seguirà il marito in Lucania trasferendosi nei suoi possedimenti. A rivelare la vera identità della principessa, rimasta segreta fino alla sua morte, sarebbe stato il simbolo di famiglia che spicca sulla cattedrale di Acerenza. Non si tratta del simbolo dei Ferrillo, ma di quello dei Balsa che, per rango sovrasta quello del marito.

L’immagine rappresenta un drago inferocito che spiega delle grandi ali simili a quelle di un pipistrello. A quel tempo tra la Serbia e la Romania, l’unico che possedeva nel blasone il drago era il celebre Vlad III Basarad o Balsarad.

Vlad II, padre di Dracula, aveva fondato nel 1408, insieme a Sigismondo di Lussemburgo, al padre di Alfonso di Aragona e a Castriota Scandeberg d’Albania, l’Ordine detto del Drago, una alleanza di reciproco soccorso per contrastare l’invasione dei Turchi.

Nel blasone di Maria Balsa, oltre al drago, compare una stella: anche questa immagine rimanderebbe a Dracula, divenuto despota proprio l’anno del passaggio della cometa di Halley.

All’interno della cattedrale di Acerenza ci sono altri simboli, tra cui due dipinti e strane incisioni che lasciano pensare a questo collegamento: nella cripta sotto il presbiterio in uno dei dipinti si può riconoscere Sant’Andrea, patrono di Romania, e nel secondo appare la stessa Maria Balsa rappresentata come Santa Margherita di Antiochia che schiaccia la testa di un drago, una rappresentazione iconografica del padre. Sempre nella cripta, vi è inciso un volto di un uomo, con la barba che termina a riccio, le narici visibilmente aperte ed addirittura i canini sporgenti.

Secondo una ricerca tutt’ora in corso è probabile che il famigerato conte Dracula sia seppellito a Napoli, all’interno dello splendido Complesso Monumentale di Santa Maria la Nova nel Chiostro di san Giacomo della Marca.

La ricostruzione storica alla base di questa teoria narra che il conte Dracula non morì in guerra, ma venne catturato e imprigionato dai turchi, e sua figlia Maria, che abitava a Napoli, riuscì a riscattarne il corpo e a seppellirlo nel centro storico della città partenopea.

Tutto iniziò nel 2014, quando un gruppo di esperti dell’Università di Tallin in Estonia affermò: «Sappiamo dov’è la tomba di Dracula a Napoli. Sappiamo anche dove andare a cercare

La notizia sensazionale della presenza della tomba del conte Dracula a Napoli destò da subito la curiosità di studiosi di fama internazionale e l’interesse di epigrafisti che si sono interrogati sul mistero che gravita attorno alla Chiesa di Santa Maria la Nova e alla Cappella Turbolo.

Sul sepolcro di Giacomo Ferrillo – diremmo noi “Il genero di Dracula” – il bassorilievo rappresenta un drago con due simboli di matrice egizia mai visti prima su una tomba europea, e che sembrano richiamare alcuni elementi tipici della cultura medievale di matrice slava.

Si tratta di due sfingi contrapposte che richiamano il nome della città di Tebe che gli antichi egiziani chiamavano Tepes. In soldoni, in quei simboli sembra di leggere “Dracula Tepes” che, guarda caso, sono anche i due soprannomi normalmente affibbiati al principe.

C’è poi una strana iscrizione posta nella cappella, incisa in una lingua incomprensibile, che è stata tradotta consultando una serie di codici e ha fornito la chiave di lettura per presumere che nella chiesa sia celata la tomba di un uomo sinistramente famoso.

A seguito della lunga ricerca sulla traduzione del testo, l’epigrafe ha rivelato essere non la sepoltura di un uomo comune o di un re come inizialmente poteva suggerire, ma quella sensazionale e leggendaria del conte Vlad III Dracul noto come Vlad Tepes l’Impalatore, il personaggio storico del XV secolo, passato alle cronache come il valoroso ma sanguinario conte della Valacchia che tanto ispirò la fantasia letteraria di Bram Stoker nel suo celebre romanzo Il conte Dracula, il leggendario Vampiro della Transilvania.

Complesso Monumentale di Santa Maria la Nova, Via Santa Maria la Nova, 44 – 80134 Napoli

Si trova nei pressi delle fermate Università e Toledo, Linea 1 della Metropolitana.

Orari di visita: Lunedì-Venerdi dalle 9.30 alle 15 – Sabato e Domenica dalle 9.30 alle 14.

Contatti: 081 552 15 97 |  info@santamarialanova.info | www.santamarialanova.info

 

Lo scrittore Lucio Sandon è nato a Padova nel 1956. Trasferitosi a Napoli da bambino, si è laureato in Medicina Veterinaria alla Federico II, aprendo poi una sua clinica per piccoli animali alle falde del Vesuvio. Appassionato di botanica, dipinge,  produce olio d’oliva e vino, per uso famigliare.

Notevole è il suo penultimo romanzo, “La Macchina Anatomica”, un thriller ambientato a Portici, vincitore di “Viaggio Libero” 2019. Ha già pubblicato il romanzo “Il Trentottesimo Elefante”; due raccolte di racconti con protagonisti cani e gatti: “Animal Garden” e “Vesuvio Felix”, e una raccolta di racconti comici: “Il Libro del Bestiario”. Il racconto “Cuore di figlio”, tratto dal suo ultimo romanzo “Cuore di ragno”, ha ottenuto il riconoscimento della Giuria intitolato a “Marcello Ilardi” al Premio Nazionale di Narrativa Velletri Libris 2019. Il romanzo “Cuore di ragno” è risultato vincitore ex-aequo al Premio Nazionale Letterario Città di Grosseto Cuori sui generis” 2019.

Sempre nel 201,  il racconto “Nome e Cognome: Ponzio Pilato” ha meritatola Segnalazione Speciale della Giuria  nella sezione Racconti storici al Premio Letterario Nazionale Città di Ascoli Piceno, mentre il racconto “Cuore di ragno” ha ricevuto la Menzione di Merito nella sezione Racconto breve al Premio Letterario Internazionale Voci – Città di Roma.

 

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