Figli di Portici famosi: Domenico Francesco Gaetano Zelo

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Domenico Francesco Gaetano Zelo è nato a Napoli, il 30 gennaio 1803, da Gennaro Gabriele Damiano Zelo e da Margherita Lucrezia Angiola Cicconi.

Avviatosi al sacerdozio, ha iniziato il chiericato al seminario diocesano di Pozzuoli.

Ascrittosi prima tra i Figli di San Vincenzo de’ Paoli (Pouy, in Guascogna, Francia, 1581 – Parigi, 1660), poi, è passato a infoltire le fila della Compagnia di Gesù, fondata da Sant’Ignazio di Loyola (Azpeitia, in Spagna, 1491 – Roma, 1556).

L’8 gennaio del 1826, nell’oratorio privato della famiglia, è stato ordinato presbitero dal cardinale Luigi Ruffo Scilla (Sant’Onofrio, 1750 – Napoli, 1832).

Nello stesso 1826, laureatosi in teologia, successivamente all’ordinazione sacerdotale, ha cominciato a studiare i Padri della Chiesa.

Dotato di chiara e forbita eloquenza, è stato subito associato agli oratori ufficiali del Chiesa napoletana. Nel novembre del 1830, ha svolto il suo «… primo prestigioso compito» ufficiale, tenendo l’elogio funebre del sovrano delle Due Sicilie Francesco I di Borbone (Napoli, 1777 – ivi, 1830), defunto l’8 novembre.

Dal 27 marzo 1835, figura tra i fratelli ascritti all’Augustissima Arciconfraternita della Santissima Trinità del Real Albergo dei Pellegrini e Convalescenti in Napoli.

Nel gennaio del 1836, nella chiesa della Trinità dei Pellegrini, ha avuto «… l’onore di tessere le lodi della regina» Maria Cristina di Savoia (Cagliari, 1812 – Napoli, 1836), morta il 31 gennaio.

Per concorso , nel 1836, è stato nominato parroco dell’antica chiesa di Santa Maria in Cosmedin, in piazza Portanova a Napoli.

Nel 1840, ha ricevuto l’incarico di economo curato della chiesa cattedrale di Napoli.

Il 26 febbraio 1843 è stato nominato canonico del capitolo della metropolitana napoletana.

Nel 1845, ha composto l’orazione funebre per la morte di monsignor Angelo Antonio Scotti (Procida, 1786 – Napoli, 1845), arcivescovo di Tessalonica, deceduto il 6 maggio.

Vicario curato della cattedrale di Napoli, è stato spettatore dell’insurrezione popolare del 15 maggio 1848 e della successiva restaurazione.

Autore di molte opere, affrontando alla radice culturale e religiosa i problemi politico-sociali, ha continuamente espresso «… tutta la doglianza dell’anima per i mali politici e religiosi» del suo tempo.

Tra le sue pubblicazioni, risalta il libretto dal titolo L’unico rimedio alle attuali circostanze per Domenico Zelo canonico della Cattedrale di Napoli, pubblicato nel 1849. Un «… Elogio del Sommo Pontefice con cui propone una prospettiva di soluzione in termini culturali ai problemi che affliggono la Chiesa e la società».

Nel pomeriggio di mercoledì 10 ottobre 1849, unitamente al cardinale Sisto Riario-Sforza (Napoli, 1810 – ivi, 1877), arcivescovo di Napoli; a monsignor Agnello Giuseppe d’Auria Loffredo (….,1834 –  Nocera de’ Pagani, 1860), vescovo di Nocera de’ Pagani; a don Stefano Formicola (Portici, …. – ivi, 1857), parroco di Portici, ha accolto il sommo pontefice Pio IX (Senigallia, 1792 – Roma, 1878), in «… ufficiale visita» «… alla chiesa parrocchiale di Portici», dedicata alla Natività della Beata Vergine Maria e a San Ciro.

Mercoledì 30 Gennaio 1850, ospite nella villa di campagna dei baroni Zelo, posta alla via Addolorata in località Bosco, è stato visitato dal papa «… in forma strettamente privata». Il sommo pontefice, mosso dal desiderio d’incontrarlo, ha voluto onorarlo e ringraziarlo per quanto scritto in difesa del potere temporale della Chiesa.

Il 2 febbraio 1855, da Ferdinando II di Borbone (Palermo, 1810 – Caserta, 1859), re delle Due Sicilie, è stato promosso vescovo di Aversa. Ottenuta la ratifica pontificia, il 21 marzo 1855, nel palazzo del Quirinale a Roma, per mano del cardinale Girolamo d’Andrea (Napoli, 1812- Roma, 1868), ha ricevuto la consacrazione episcopale. Da allora, è entrato a far parte della storia «… del clero napoletano e per gran parte della vita alla storia dei vescovi del secondo Ottocento meridionale», avendo retto, per trenta anni, la diocesi aversana in Terra di Lavoro.

Il successivo 24 marzo è stato nominato prelato domestico di sua santità con i conseguenti onori di vescovo assistente al sacro soglio pontificio.

Nel 1857 ha avviato imponenti lavori di ristrutturazione della cattedrale aversana.

Nell’anno 1859, dal monarca Francesco II di Borbone (Napoli, 1836 – Arco, 1894) ha ottenuto le insegne di cavaliere del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.

Dopo la caduta del Regno delle Due Sicilie, nel passaggio dal governo borbonico allo Stato nazionale, all’unisono con il  cardinale arcivescovo Sisto Riario Sforza, è stato «… tra i maggiori esponenti di una intransigenza senza compromessi in difesa dei diritti della Chiesa».

Animato da profonda spiritualità e sincero fervore religioso, è stato un «… essenzialmente un pastore, geloso del bene dei fedeli, che promosse con intensa operosità, principalmente con sante visite, lettere e notificazioni pastorali, attività liturgica e catechetica, propugnando «la causa della ragione c della verità, la causa degli uomini e la causa di Dio».

Per i meriti acquisiti sul piano culturale e per le note distintive della sua personalità, dal cardinale Riario Sforza ha ottenuto incarichi di rilievo: «… Deputato della Dottrina Cristiana e della pubblica Istruzione, Revisore per l’esame dei requisiti nelle ordinazioni ecclesiastiche, Superiore del Pio Conservatorio delle Monache di S. Teresa degli Scalzi, del Conservatorio di Portici dedicato alla Beata Vergine dei Sette Dolori, del Conservatorio «puellarum Cholerae», Deputato Ecclesiastico dei due nosocomi per clerici e Maestro dei Chierici nella preparazione dei discorsi ecclesiastici».

Agli inizi di ottobre del 1885, «… a motivo di salute», è arrivato a Portici per godere della salubrità dell’aria e della tranquillità del luogo. Com’era solito, ha risieduto presso i parenti.

Pochi giorni dopo, però, nella giornata di domenica 11 ottobre, si spegne la vita terrena di monsignor don Domenico Francesco Gaetano Zelo.

Le spoglie mortali del compianto prelato, «… dopo i funebri celebrati in Portici», sono deposte nella cappella di famiglia al cimitero monumentale di Poggioreale in Napoli.

 Cavaliere del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio

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