Figli di Portici famosi: Fra Ciccio, al secolo Francesco Mentale

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Francesco Mentale è nato ad Afragola, in provincia di Napoli, nel 1908 da un’umile famiglia.

In giovane età, è entrato nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali a Portici.

Dopo la professione, affiliato al convento porticese di Sant’Antonio di Padova, vi è rimasto per tutta la vita esercitando gli uffici di ortolano, sacrestano, cuoco e soprattutto questuante.

«Di animo sempre ilare e schietto, amato e venerato, è ancora oggi ricordato in tutti i paesi della Plaga vesuviana per la sua bontà, lo spirito di carità e la semplicità francescana».

A tal proposito, riportiamo un episodio avvenuto durante una delle sue uscite per la cerca. «… Nel corso dell’ultima guerra, morì un padre famiglia, lasciando la moglie con quattro-cinque figlioletti. Fra Ciccio, ignaro, bussa alla casa col suo gioviale “pace e bene, Sant’Antonio”, viene accolto freddamente dalla vedova che esclama: “Sant’Antonio, può dare a mangiare a queste bocche!”; senza parlare, fra Ciccio, sospende la bisaccia sulla spalliera della sedia, apre la cassetta e rovescia sulla tavola quanto fin a quel momento aveva raccolto, dicendo “Sant’Antonio ha provveduto a voi, adesso farò un altro giro per i nostri fratini”».

Attento curatore delle cose affidategli, a proprie spese, ha fatto restaurare una pianeta di seta bianca avorio decorata con una simmetrica composizione vegetale: al centro, vaso con spighe di grano; ai lati, tralci, foglie e grappoli d’uva; gallone e frangia ricamati in filato di oro fino.

Notorio “in tutti i paesi della Plaga vesuviana per la sua bontà, lo spirito di carità e la semplicità francescana”, ha inteso salvaguardare uno degli incantevoli paramenti.

Per la sua ineguagliabile fattura, il paramento è uno dei pezzi di maggior rilievo tra gli arredi sacri conservati nel convento di Sant’Antonio da Padova in Portici.

Data la ricchezza degli ornamenti e, confortati dai risultati di un recente studio condotto sui paludamenti conservati dal cenobio francescano, senza alcun azzardo, possiamo sostenere che il sacro paramento:

  • sia appartenuto a sua santità Pio IX;
  • sia stato usato nella celebrazione dell’incruento rito, tenuta dallo stesso pontefice nella chiesa annessa al predetto convento il giorno 4 ottobre 1849, festa di San Francesco d’Assisi;
  • sia stato lasciato quale segno di comunione ai frati conventuali.

Sulla fodera di seta gialla che copre la faccia interna della struttura posteriore, in basso, si legge: A DEV. DI FRANCESCO MENTALE · 13 . 6. 1976.

La scritta ricamata a rilievo con fili d’oro, è disposta su due righe.

All’età di settantasette anni, dopo lunga e penosa malattia, di 30 aprile 1985, fra Francesco Mentale, ha posto fine alla sua vita terrena, fra le mura del convento di Sant’Antonio di Padova in Portici.

È volato al cielo l’umile monaco ’e cerca, «… l’ultimo “fra Ginepro” o “fra Galdino”, il candido e simpatico fra “pace e bene”, ”, cioè fra Francesco Mentale,  familiarmente detto fra Ciccio dal popolo, che lo vide per quarantasei anni sull’intera plaga, bisaccia in spalla e cassetta per le elemosine in mano, questuare per i “fratini”, cioè i chierici teologi educati nel convento di Sant’Antonio».

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