Figli di Portici famosi: Fra Umile, al secolo Giuseppe Fidanza

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Giuseppe Fidanza è nato di martedì 14 giugno 1910, da Alfonso Fidanza e da Rosaria D’Amato, a Gioia Sannitica, piccola frazione del comune di Calvisi, in provincia di Caserta.

Sin dall’infanzia, trascorsa in una numerosa famiglia di umili origini, «… attratto da Dio», ha assiduamente frequentato la  parrocchia di San Liberato, dando inizio alla sua formazione spirituale.

Nella prima giovinezza, sedotto «… dalla testimonianza dei frati cercatori del vicino convento di S. Maria Occorrevole di Piedimonte  Matese», in provincia di Caserta, ha cominciato a frequentare il convento.

Dall’età di sedici anni, salendo ogni giorno al convento sul Monte Muto, vi ha trascorso «… un tempo di discernimento vocazionale, interrotto per espletare il servizio militare a Cesena e presso l’ospedale militare di Bologna (1931-1932)».

Appena congedato, di ritorno dal servizio militare, è più che convinto a seguire la vita religiosa.

Forte del  «… giudizio molto positivo del cappellano militare per il suo spirito di preghiera e di servizio», ha chiesto di entrare nella grande famiglia dei Frati Minori.

Ottenuto quanto ha chiesto, l’8 dicembre del 1932, ha indossato il saio francescano nel santuario di Santa Maria Occorrevole in Piedimonte Matese.

Come frate terziario, pronunciata la professione, ha preso il nome di fra Umile.

Immediatamente dopo la vestizione, nell’autunno del 1933, è stato aggregato alla comunità del convento di San Pietro d’Alcantara al Granatello di Portici.

Nel breve arco temporale 1942 – 1943, è stato di casa nel convento di Airola, in provincia di Benevento, «… per svolgere servizi interni alla fraternità».

Rientrato a Portici, dove ha vissuto per oltre 50 anni, «… dedicandosi ai lavori più umili e poi ponendosi al servizio di quanti a lui si rivolgevano», ha svolto il suo lungo apostolato.

Durante i suoi giri per la questua, puntualmente effettuati dal lunedì al mercoledì, ha percorso le strade di tanti paesi: «… paesi della plaga vesuviana (S. Giovanni a Teduccio, Ponticelli, Barra, Volla, S. Giorgio a Cremano, S. Sebastiano al Vesuvio, Ercolano, S. Anastasia, Somma Vesuviana) e della zona flegrea (Monte di Procida, Bacoli), nelle isole di Ischia e Procida, spingendosi fin nel Casertano (S. Nicola La Strada, Marcianise) e nel Salernitano (Eboli, Teggiano)», «… donando a tutti la parola di Dio, pregando per ottenere guarigioni e serenità di spirito».

Dal giovedì alla domenica, tra le mura del convento francescano del Granatello, ha sempre accolto «… i fedeli che numerosi venivano per esporgli problematiche, ansie, timori, dubbi, richieste di preghiere di intercessione».

Apostolo del sacramento della Confessione e dell’Eucaristia, seguace della tradizione spirituale alcantarina, ha coltivato una tenera devozione per la Madonna del Buon Consiglio e, allo stesso tempo, ha incrementato la devozione a San Pasquale Baylon (Torre Hermosa, Spagna, 16 maggio 1540 – Villarreal, Spagna, 17 maggio 1592). All’intercessione del santo spagnolo «… attribuiva le grazie che alcuni, con semplicità mista ad un certo fanatismo, tendevano ad attribuire a lui, tanto da chiamarlo “S. Pasquale vivo”».

Pur non disponendo di una «… cultura scolastica tanto meno teologica, sapeva appena leggere e scrivere, tanto da parlare sempre in dialetto, ma aveva ricevuto in dono dal Signore una spiccata capacità di leggere ciò che si agitava nel cuore dei suoi interlocutori, a cui solitamente dava risposte semplici e scarne, ma allo stesso tempo ispirate ad un grande senso di umanità, maturato durante i tanti anni spesi ad accogliere ed ascoltare chiunque, pronunciando parole rassicuranti ed incoraggianti. Per questo suo apostolato si meritò l’appellativo di “telegrafo di Dio”».

Nel settembre 1978, è stato istituito ministro straordinario dell’Eucaristia.

*

Negli ultimi tempi della sua vita, colpito da grave infermità, ha dovuto interrompere il suo apostolato, condotto in un tutt’uno come questuante, consigliere e guida spirituale.

All’aggravarsi del male, si è ritirato a Calvisi, presso i familiari, per essere assistito.

Dopo «… alcuni anni di sofferenze, accolte con totale e gioioso abbandono a Dio», a conclusione del suo pellegrinaggio terreno, nella giornata di …..  3 marzo 1990, fra Umile, al secolo Giuseppe Fidanza, raggiunge la casa del Padre.

I suoi resti mortali riposano nel cimitero di Calvisi – Gioia Sannitica.

Successivamente alla sua morte, intravedendo «… nella sua figura un sicuro intercessore presso di Dio», dalla Chiesa cattolica è stato avviato il processo di beatificazione.

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