Figli di Portici famosi: il calciatore Carlo Rosano

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Carlo Rosano è nato a Portici, il 13 luglio 1927.

Dopo i primi calci, tirati su un improvvisato campo, è stato selezionato e tesserato dalla Società Sportiva Portici.

Tra «… i migliori prodotti del vivaio porticese», diciassettenne, nel 1947, indossando la maglia azzurra, ha debuttato in prima squa­dra nella partita contro la Casertana. Un esor­dio non certo esaltante, perché giocando nel ruolo di ala destra, la sua prestazione è stata poco convincente. Schierato, invece, nel ruolo di  me­diano, ha subito messo in luce le sue più congeniali attitudini.

Nella compagine vesuviana, ha militato per ben 16 stagioni, dal 1947 al 1963, tranne l’intermezzo di un solo anno. Dopo 9 anni di militanza azzurra, infatti, ha disputato il campionato di promozione 1957-58 con i colori dell’Unione Sportiva Angri.

Dopo la breve parentesi con l’Angri, «… dove lo chiamavano “maestro”», è tornato tra i ranghi della squadra della cittadina natia, a cui era fortemente legato.

Per rendere l’idea di quanto effettivamente non abbia avuto limiti il suo travolgente amore per i colori sociali porticesi, riportiamo il significativo episodio  «… avvenuto ad Angri durante la partita Angri-Portici per il campionato di Pro­mozione 1957-58.

Solo davanti al portiere porticese Perrone, ebbe un istante di esitazio­ne, tirò, ma il pallone andò fuori: la vista gli si era offuscata, il cuore, ancora porticese, gli tirò un brutto scherzo.

Furono attimi terribili, il pubbli­co, che non poteva capire ciò che gli palpitava dentro, gli vomitò in­sulti e fischi.

Al 90′ una seconda grande occa­sione si presentava a Rosano: que­sta volta non poteva fallire. Su un traversone dalla sinistra, il pallone incontrò la fronte di Carlo e s’ada­giò alle spalle dell’esterrefatto Perrone. Era il goal della vittoria dell’Angri. Tra il delirio del pubblico, i compagni di squadra corsero esul­tanti verso di lui che, accasciatosi in un angolo, piangendo mormorò lo­ro: “Andate via! Ho segnato con­tro la squadra del mio cuore!”».

Dotato di un fisico alto ed esile, «… era così magro che gli potevi contare le ossa, che tuttavia erano tenute insieme da filo d’acciaio», è stato un ottimo colpitore di testa.

La sua volontà e il suo entusiasmo, doti che gli hanno sempre consentito di trascinare la squadra, lo hanno reso «… uno dei gio­catori più contesi dalle società della regione».

Carlo Rosano e Giuseppe Schiano premiati con medaglia d’oro.

Nel 1952, insieme al concittadino e compagno di squadra Giuseppe Schiano (Portici, 1930 – ivi, 27 marzo 2013), è stato premiato dal presidente avvocato Fabio Santi con una me­daglia d’oro.

L’artistico conio reca incisa la dedica: «A Rosano Carlo in se­gno di riconoscimento del suo valo­re agonistico e del suo attaccamen­to ai colori sociali».

Al termine del campionato di promozione 1953-1954, ha arricchito il suo curriculum. Sopraggiunta una crisi nella guida tecnica della squadra, oltre ad assolvere al compito di calciatore e di capitano, ha dovuto assumere anche il ruolo di allenatore subentrando a Italo Romagnoli (Pescara, 21 febbraio 1916 – Portici, 25 luglio 2009).

Quale tecnico della squadra militante in Lega giovanile, nell’estate del 1955, ha condotto la compagine alla vittoriosa finale del Campionato Meridionale. Battendo i coetanei del Calcio Catania, la compagine porticese, forte del titolo dei Campioni del Sud, hanno avuto accesso alla conquista del titolo nazionale. Purtroppo, però, nella finalissima disputata a Bologna, l’Associazione Sportiva Ostia Mare Lido Calcio, comunemente nota come Ostia Mare o semplicemente Ostia, «… si dimostrò un avversario coriaceo e i nostri giovani porticesi dovettero lasciare a loro il titolo di  Campione Nazionale, tenendo per sé la laurea di Campioni del Sud e la consapevolezza di aver dato nuova linfa all’educazione sportiva dei giovani nella regione.

Lasciata la pratica attiva, dal 1957 e per diverse stagioni, a fasi alterne, ha allenato la squadra del Portici.

Nel 1958, le sue qualità umane e tecniche gli hanno consentito di essere uno dei primi allenatori di una squadra di calcio femminile.

Nella stagione calcistica 1974-1975, ha allenato la primavera della Società Sportiva Portici, iscritta al Campionato nazionale “Dante Berretti”, competizione calcistica giovanile meglio nota come Trofeo Berretti.

Nell’arco dei venti anni di attività agonistica, generoso e polivalente atleta, ha coperto tutti i ruoli, dall’ala sinistra al portiere.

Con la maglia numero 1 del Portici, ha disputato almeno quattro partite. In tale ruolo, ricordiamo che a Nola, sceso in campo come capitano e allenatore, per pu­nire il ritardatario Perrone,, sin dal primo minuto  è stato tra i pali a difendere la rete della propria squadra. La partita «… finì 1-1 e fu bravis­simo».

Giocatore, sempre corretto e leale, nonostante la grinta profusa sul terreno di gioco, non ha mai subito una squalifica.

Strenuo sostenitore del calcio pulito, finalizzato all’e­ducazione sportiva dei giovani, con passione e chiarezza, ha esposto i progetti e le speranze per la squa­dra biancoazzurra.

Autentico esempio di pu­rezza dilettantistica, uomo dal temperamento gagliardo e sanguigno, ma allo stesso tempo, generoso e onesto, è stato tra le più rappresentativi espressioni dell’universo calcistico e dello sport porticese.

Nell’agosto del 1960, ha fatto parte della rappresentanza di atleti e dirigenti sportivi porticesi che, in piazza San Ciro, hanno fatto da ala al passaggio della fiaccola olimpica diretta Roma per i Giochi della XII Olimpiade.

Il calciatore e trainer Carlo Rosano, muore nella sua abitazione a Portici, il 4 febbraio 2004.

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