Figli di Portici famosi: il cantautore Armando Gill

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Michele Testa Piccolomini, in arte Armando Gill è nato a Napoli, il 23 luglio 1877, da Pasquale Testa Piccolomini e da Concetta Saracino.

Terzo di sei figli, dal padre, proprietario di una piccola distilleria, che lo vuole avvocato, a nove anni è stato messo in collegio.

Ha studiato all’Istituto Chierchia, dove, amante della poesia, ben presto, ha stupito i professori mostrando le sue doti di poeta e di improvvisatore.

Dopo il conseguimento della maturità liceale, si è iscritto alla facoltà di giurisprudenza della Regia Università degli Studi di Napoli, senza però laurearsi. Giovane studente universitario, è stato assiduo «… frequentatore  di “periodiche”», «… feste organizzate dalle famiglie della buona borghesia napoletana», dove furoreggiava, esibendosi  come cantante.

Ventunenne, infatti, a un anno dalla laurea, illustrati al padre  i suoi futuri progetti, «… con la gaia mitezza della sua autentica, incomparabile personalità», ha abbandonato  gli studi delle pandette e dei codici per dedicarsi al teatro di varietà. Gli impresari dei teatri napoletani Salone Margherita ed Eden erano già pronti  a ingaggiarlo, facendogli firmare dei validi contratti.

Stemperando le preoccupazioni paterne, al fine di «… evitare alla famiglia imbarazzi e brutte figure» ha pensato di usare un nome d’arte.

Da allora «… in poi Michele Testa non esiste più, il suo posto è stato preso da Armando Gill. Se lo pseudonimo l’ha preso dallo spadaccino Martino Gill, eroe popolare dei fascicoli settimanali della Sonzogno, il personaggio che interpreterà per tutta la vita è farina del suo sacco: un viveur borghese dai modi eleganti, vestito rigorosamente in frac o al massimo in marsina, riconoscibile dal papillon bianco, dall’immancabile gardenia appuntata all’occhiello e dal monocolo a mascherare l’occhio un po’ strabico».

Autore di innumerevoli inconfondibili lavori, in napoletano e in lingua, è stato unanimemente riconosciuto come l’antesignano dei cantautori italiani. Firmando parole e musica e cantando i suoi brani, primo cantautore italiano, è stato solito presentare al pubblico usa il suo repertorio con l’adagio «… versi di Armando, musica di Gill, canta Armando Gill».

Nel 1914, raggiunta l’indiscussa «… fama» di poliedrico artista, dal proprietario della sala Goldoni a Bellavista, che ha deciso di avvalersi della sua «… prestigiosa direzione», ha avuto affidata la gestione artistica del teatro.

Il «… singolare teatro» porticese, intitolato al grande commediografo veneziano Carlo Goldoni (Venezia, 26 febbraio 1707 – Parigi, 6 febbraio 1793), «… un lussuoso baraccone», destinato ad accogliere le rappresentazioni nel periodo estivo è costituito da una struttura in legno, priva di soffitto.

Durante la sua gestione, tenuta fino al 1928, nella veste di direttore, ha portato a Portici il meglio degli artisti dell’epoca.

All’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria, nel 1915, chiamato a prestare il servizio militare, nonostante un difetto a un occhio, è stato dichiarato abile e arruolato.

Durante il primo conflitto mondiale, conseguentemente alla notizia dell’affondamento della nave su cui viaggiava, è stato dato per disperso. Un mese dopo, «… quando per tutta Napoli si sprecano i necrologi», ha debuttato al napoletano Trianon, presentando la rivista Gill l’affondato.

Dal 1916, fondata  una propria compagnia, per un decennio, ha vissuto il periodo di  maggiore popolarità componendo testi e musica delle sue canzoni e mettendo in scena diverse riviste, che prendono spunto dalle sue composizioni.

Nel 1925, alle soglie dei cinquant’anni, ha sposato Irma Fricchione: «… una giovane spettatrice conosciuta durante un suo spettacolo e conquistata dal palco proprio con una dichiarazione inventata al momento»..

Nel  1943, «.. dopo aver ceduto il suo canzoniere alle edizioni Bideri», ritiratosi dalle scene, si è dedicato alla famiglia.

Durante la notte del 31 dicembre 1944 è stato colpito da un improvviso fatale attacco di angina.

Il cantautore Armando Gill muore a Napoli, nelle prime ore dell’1 gennaio 1945.

Compositore autodidatta, ha scritto la sua prima canzone: Fenesta ’nchiusa, 1896, a questa ha fatto seguito ‘O surdato, 1899.

Dopo il successo ottenuto con il primo filone della sua produzione, «… autore ironico con senso della misura e un vero signore della scena», ha scritto una lunga serie di canzoncine orecchiabili, tra le quali ricordiamoi:  Stornelli montagnoli e campagnoli e Stornelli spagnoli, 1909, e Bel soldatin, 1901.

Nonché melodie indimenticabili di grande successo:  Nun so’ geluso, 1916; Come pioveva, 1918; ’E quatto ’e maggio, 1918; ’O zampognaro nnammurato, 1918; Bella ca bella si’, 1919;  Palomma, 1926.

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