Figli di Portici famosi: il gesuita Giovanni Caprile

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

 Giovanni Caprile nasce a Portici il 13 novembre 1917.

Giovanissimo entra nella Compagnia di Gesù, dove completata la formazione ecclesiastica, è ordinato presbitero.

Novello sacerdote oltre all’attività pastorale, svolge il compito di «… padre spirituale degli alunni dell’Istituto Pontano e poi come rettore, sempre a Napoli, del collegio La Conocchia».

Laureato in filosofia e in teologia, agli inizi degli anni ’50, è chiamato a Roma, per scrivere per la rivista religiosa edita dalla Congregazione gesuitica.

Risiede quindi in «… Villa Malta a Roma, cuore della comunità tedesca a Roma nel XIX sec. e dal 1951 sede della rivista La civiltà cattolica».

Redattore per l’attualità religiosa, curatore della rubrica quindicinale Vita della Chiesa, dal 1954, anno in cui firma il suo primo articolo, porta «… avanti questi lavoro ininterrottamente per quasi quattro decenni col suo stile di cronista preciso e attento».

Giornalista, si occupa dei problemi che nel tempo attanagliano la Chiesa cattolica (invasione delle sette protestanti nell’America Latina; la nascita dell’Associazione patriottica in Cina; i preti operai in Francia; la legalizzazione dell’aborto in Italia, l’approvazione dell’eutanasia in Olanda). Focalizzando l’attenzione sulla massoneria in Italia e nel mondo, partecipa «… a diversi incontri con alcuni dignitari dl Grande Oriente d’Italia (Palazzo Giustiniani) e con lo stesso Gran maestro del tempo, prof. G. Gamberini».

Negli anni Sessanta, incaricato di seguire il Concilio, pubblica una serie di notiziari dedicati al Concilio Vaticano II. Questi suoi articoli, riuniti in un’opera di cinque volumi uscita tra il 1966 e il 1969, «… soprattutto per la Fase Antepreparatoria e Preparatoria, di fatto, l’unica fonte dei lavori in corso; proprio queste cronache […] hanno costituito una sorta di “annali” del Vaticano II».

Articolista di primo piano, gode «… della benevolenza dei due Papi del Concilio: di Giovanni XXIII, che volle conoscerlo personalmente e incoraggiarlo nel proseguire il suo lavoro d’in-formazione su quello storico evento, e di Paolo VI, che gli fece avere, perché ne scrivesse su La Civiltà Cattolica, tutta la documentazione riguardanti alcuni emendamenti che egli aveva voluto che venissero inseriti nello schema sulla Rivelazione».

Nel periodo postconciliare «… si occupa dei sinodi dei Vescovi, sia con la redazione di un amplissimo resoconto, sia prestando la sua opera nella Segreteria dei Sinodi».

Scrittore, è autore di opere, autografe o firmate congiungente ad altri esponenti della stampa a carattere religioso.

Tra quelle a sua firma, ricordiamo:

Massoni e massoneria, Roma, 1958.

Atlante della vita di Cristo, Firenze, 1959.

La responsabilità degli Ebrei nella crocifissione di Gesù, Firenze, 1963.

Il Sinodo dei vescovi, Roma, 1968.

Il Concilio Vaticano II. Cronache del Concilio Vaticano II, Roma 1965-1969.

Non uccidere, il magistero della Chiesa sull’aborto, Roma, 1973.

Noi cattolici, noi massoni: documenti e testimonianze, Roma, 1980.

Giovanni Paolo II dieci anni per la vita, Roma,1988.

Per quanto profondamente impegnato nel suo lavoro di scrittore, non trascura mai l’esercizio diretto del ministero apostolico: lavora, infatti, «… nel Congregazioni Mariane, sia diffondendone l’esatta conoscenza, sia dirigendo fino alla fine della sua vita una Congregazione Mariana femminile presso le Ancelle del Sacro Cuore di via XX Settembre a Roma».

Il giornalista e scrittore gesuita, padre Giovanni Caprile decede a Roma il l’1 maggio 1993.

Zelante sacerdote e attento cronista, persona dotata di «… un carattere scherzoso e allegro, un fine umorismo, un forte attaccamento alla sua terra e alla sua lingua – il dialetto napoletano – che egli conosceva a fondo e gustava nelle sue finezze, un innato senso artistico», è ricordato «… sia la sua ricchezza umana e religiosa sia la sua instancabile attività di informatore religioso, sorretta da un profondo amore alla Chiesa e al Papa».

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