Figli di Portici famosi: il giurista Domenico Acclavio

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Domenico Acclavio è nato a Taranto nel 1762.

Giovanissimo, completati gli studi di diritto a Napoli, si è stabilito nella capitale del Regno delle Due Sicilie, divenendo presto uno di più famosi avvocati del tempo..

Dopo la rivoluzione partenopea del 1799, alla quale non ha partecipato, dal governo borbonico ha ottenuto incarichi di notevole importanza, tra i quali quello di essere «… inviato come visitatore economico nelle province» di terra d’Otranto e di Calabria. Nell’espletamento dell’incarico, «… risulta che si attenne a moderazione».

Dopo l’instaurazione della sovranità napoleonica sul Regno di Napoli, all’atto dell’applicazione delle leggi eversive della feudalità, promulgate nel 1806, ha emanato «… una serie di rescritti cui molto deve la sua fama di giurista». La raccolta di questi dotti manoscritti è conservata alla Biblioteca civica di Taranto.

Entrato in magistratura, con decreto del 13 novembre 1808, è stato «… nominato membro del Tribunale di appello di Altamura, presso il quale raggiunse, nel 1810, il grado di procuratore generale».

Nel 1809, ha tenuto anche «… l’incarico di «commissario ripartitore» in Terra d’Otranto – esercitato con giustizia e sapiente ingegno – nella risoluzione delle  difficili controversie relative al contenzioso ex-feudale».

Nel 1811, dal re francese Gioacchino Murat (Labastide-Fortunière, 1767 – Pizzo Calabro, 1815), è. stato nominato intendente della provincia di Lecce. Nella città salentina, ha ufficialmente preso possesso della sede, solo nei primi di gennaio del 1812. Qui, proteggendo  «… il ceto piccolo-borghese ed artigiano, che nel Salento era più sviluppato, suscitò l’opposizione dei ceti possidenti, di cui si fece eco il generale F. Pignatelli Strongoli inviato nel 1812 in missione nel Leccese».

Ripristinato  il governo borbonico, è stato confermato vice procuratore generale della Gran Corte Civile di Altamura. nominato Presidente della Gran Corte Civile di Trani.

Nel 1818, ha steso «… un rapporto, rimasto poi celebre, al ministro di Grazia e Giustizia e Culti sugli effetti negativi prodotti nell’opinione pubblica del Salento dal concordato con la S. Sede concluso in quell’anno».

A seguito della pubblicazione di detto rapporto, rimosso dall’incarico, è stato quindi, «… restituito alla magistratura e destinato nel 1819 alla Gran Corte civile di Trani», ivi trasferita da Altamura.

Il 10 dicembre 1820, «… chiamato a succedere a Giuseppe Zurlo quale ministro dell’Interno, si rifiutò di abbandonare la sua carica».

Questo suo atteggiamento non lo ha risparmiato l’esporsi a feroci critiche, «… tra le quali quelle di Carlo Troya, in un articolo apparso nella Minerva Napolitana nel febbraio del 1821».

Precedentemente a siffatta congiuntura, «… era stato nominato presidente della giunta preparatoria per le elezioni in Terra di Bari e, il 16 novembre 1821, incluso, per la provincia di Lecce, fra i proposti alla carica di consigliere di Stato».

Rientrato  nella capitale, è stato vicepresidente dell’Alta Corte di giustizia in Napoli e ministro agli interni, al tempo di re Ferdinando I di Borbone Napoli, 1751 – ivi, 1825).

Lasciata ogni carica pubblica, si è ritirato a vita privata, risiedendo a Portici.

Giureconsulto sapiente di fama imperitura è stato scoio corrispondente nazionale della Reale Accademia delle Scienze.

Il  giurista Domenico Acclavio muore a Portici, di martedì 1 luglio 1828.

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