Figli di Portici famosi: il giurista Emanuele Gianturco

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Luca Emanuele Gianturco, da tutti chiamato solo Emanuele, è nato ad Avigliano, in provincia di Potenza, il 20 marzo 1857, da Francesco Gianturco e da Domenica Maria Mancusi.

Nel paese natio ha compiuto i primi studi, frequentando la scuola privata gestita dal fratello maggiore Giuseppe, dotto e pio sacerdote.

Seguendo il fratello, più grande di lui di ventuno anni, preoccupato di «… dargli una completa istruzione negli studi classici ed in quelli del diritto, e per assecondare la sua natura le inclinazione anche in quelli musicali», nel 1871, si trasferito a Napoli. Quindi, poi, a Reggio Calabria e, infine a Potenza.

Nel capoluogo lucano ha conseguito la licenza liceale.

In virtù di «… un provvidenziale sussidio del Consiglio provinciale di Potenza», nel 1875, ha potuto iscriversi alla Facoltà di giurisprudenza della Regia Università degli Studi di Napoli.

Volendo completare la sua formazione musicale, qualche mese dopo, ha iniziato a seguire anche le lezioni del conservatorio di musica di San Pietro a Majella.

Nella stessa settimana del luglio 1879:

  • si è laureato brillantemente in legge, discutendo la tesi Sulle fiducie nel diritto civile italiano;
  • si è diplomato in composizione, ottenendo lusinghiere classificazioni negli esami finali sostenuti al conservatorio.

Ascoltando i consigli del padre, che lo ha dissuaso dall’intraprendere la carriera musicale, si è dato  all’esercizio dell’avvocatura.

Allo stesso tempo, allievo «… di Giuseppe Polignani – professore di diritto romano, civilista e avvocato, che l’aveva indirizzato alla lettura delle opere giuridiche tedesche e l’aveva guidato nella sua prima pratica legale, introducendolo sin dagli anni universitari nell’ambiente forense napoletano», si è dedicato intensamente agli studi.

Nell’anno 1876, nella sua abitazione, «… secondo un’antica tradizione napoletana, tollerata dalle prime leggi unitarie sull’istruzione superiore», ha dato vita alla sua scuola privata di diritto civile.

Ritenuto uno dei capifila della Scuola Napoletana di diritto civile, con la sua scuola, «… ben presto segnalata come la più fiorente e affollata di Napoli e alla quale furono educati, fra gli altri, Vincenzo Simoncelli, Nicola Stolfi, Nicola e Leonardo Coviello», ha portato «… contributi di rilevante interesse al dibattito giuridico del periodo a cavallo fra diciannovesimo e ventesimo secolo, di particolare fioritura in tale campo del diritto».

Per di più, «… convinto che i grandi cambiamenti sociali e culturali del suo tempo e della conseguente crescente insufficienza del tradizionale approccio liberale e borghese al diritto privato, ne propugnò un rinnovamento auspicando l’avvento di un “diritto privato sociale” che fosse in grado di dare risposte alla nascente società di massa».

Dal 1880 al 1886, ha collaborato alla rivista giuridica napoletana a Il Filangieri, pubblicando recensioni, note a sentenza e saggi.

Nel 1881, ha pubblicato Gli studii di diritto civile e la quistione del metodo in Italia: un lavoro che lo ha imposto alla ribalta della nuova civilistica nazionale.

Nel 1882, «… grazie anche all’intervento personale di Giustino Fortunato», ha ottenuta la libera docenza in diritto civile alla Reale Università degli Studi di Napoli.

Tra il 1885 e il 1887, per concorso, ha vinto le cattedre di diritto civile nelle Università di Perugia, di Macerata e di Messina.

Ha rinunciato, però, a occuparle «… preferendo continuare il suo insegnamento privato a Napoli, città cui era ormai legato da sempre più assorbenti impegni professionali».

Nel 1886, dopo otto anni di insegnamento privato, ha conseguito la cattedra dell’insegnamento di diritto civile nella facoltà giuridica napoletana.

Avvocato ormai di chiara fama e docente universitario, ha deciso di dedicarsi attivamente alla politica nazionale.

Candidato alle elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati del Regno d’Italia nel III collegio di Basilicata, il 5 maggio 1886, è stato eletto.

Entrato in Parlamento ha occupato il «… seggio lasciatogli libero da Francesco Crispi e conquistato anche col sostegno del giovane F.S. Nitti, che nell’autunno di quello stesso anno sarebbe entrato come praticante nel suo studio legale».

Da allora, dalla XVI Legislatura (10 giugno 1886 – 22 ottobre 1898)  alla XXII (30 novembre 1904 – 8 dicembre 1909) rieletto alle elezioni del 1890, del 1892, del 1895, del 1897, del 1900 e del 1904, è stato ininterrottamente a Montecitorio per ben sette Legislature consecutive.

Nel contesto della Rappresentanza Nazionale, «… si affermò subito, prendendo parte nella discussione di importanti progetti di legge».

Nell’assolvimento di un’intensa attività politica, «… l’educazione cattolica e le umili origini gli ispirarono un sentimento di solidarietà per le sorti delle classi subalterne, che tradusse nella critica, comune a molti altri giuristi della sua generazione, del liberismo economico e dell’“individualismo” del codice civile e nell’auspicio di importanti interventi riformatori.

Tra i suoi più significativi interventi parlamentari e ministeriali risaltano:

  • l’appassionante difesa di Giovanni Gentile «… dinanzi al Parlamento in occasione dello scandalo della Banca romana»;
  • il convinto appoggio alla «… repressione crispina dei moti popolari in Sicilia e in Lunigiana»;
  • la promozione d’importanti riforme legislative, «… fra le quali quelle per le scuole normali, per i patronati scolastici, per la grazia condizionata»;
  • la decisa opposizione politica ai progetti di legge sull’introduzione del divorzio nell’ordinamento giuridico italiano;
  • il «… favore manifestato nei confronti della sanguinosa repressione dei tumulti milanesi del maggio 1898»;
  • il «… deciso sostegno dei provvedimenti restrittivi delle libertà di associazione, di stampa e di sciopero presi dal ministero Pelloux»;
  • l’accesa «… polemica contro la politica liberale del governo nei confronti della grande ondata di scioperi agrari e industriali d’inizio secolo»;
  • la radicale riforma del sistema scolastico, dalle scuole dell’infanzia all’Università,, senza tralasciare «… alcun aspetto della questione: dall’edilizia, ai libri di testo, al mondo docente, agli scolari»;
  • l’aver disposto l’acquisizione allo Stato e la pubblicazione dei manoscritti leopardiani appartenenti all’eredità di Antonio Ranieri (Napoli, 8 settembre 1806 – Portici, 4 gennaio 1888).

Ammirato per la vasta cultura e il valore oratorio, nonchè per essere «…sempre estremamente abile nel muoversi sullo scacchiere degli schieramenti parlamentari», è stato invitato a rivestire cariche istituzionali. Perciò, ha ricoperto una carica governativa per sei volte e un incarico parlamentare; inoltre, ha presentato 3 progetti di legge (1 nel 1892 e 2 nel 1989) e 141 interventi e citazioni.

Nello specifico, è stato:

  • sottosegretario di Stato di Grazia e Giustizia e dei Culti, dal 15 maggio al 22 ottobre 1893, nel primo governo di Giovanni Giolitti (Mondovì, 27 ottobre 1842 – Cavour, 17 luglio 1928) – XVIII Legislatura, 23 novembre 1892 – 8 maggio 1895;
  • ministro della Istruzione Pubblica, dal 10 marzo all’11 luglio 1896, nel II governo di Antonio Starabba marchese di Rudinì (Palermo, 6 aprile 1839 – Roma, 7 agosto 1908) – XIX Legislatura, 10 giugno 1895 – 2 marzo 1897;
  • ministro della Istruzione Pubblica, dall’11 luglio 1896 al 17 settembre 1897, nel III governo di Antonio di Rudinì – XIX Legislatura, 10 giugno 1895 – 2 marzo 1897;
  • ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti, dal 18 settembre al 14 dicembre 1897, nel III governo di Antonio di Rudinì – XX Legislatura, 5 aprile 1897 – 17 maggio 1900;
  • ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti, dal 24 giugno 1900 al 15 febbraio 1901, nel governo di Giuseppe Saracco (Bistagno, 9 ottobre 1821 – ivi, 19 gennaio 1907) – XXI Legislatura, 16 giugno 1900 – 18 ottobre 1904;
  • ministro dei Lavori Pubblici, dal 29 maggio 1906 al 6 novembre 1907, nel III governo di Giovanni Giolitti – XXII Legislatura, 30 novembre 1904 – 8 febbraio 1909;
  • vicepresidente dell’Ufficio di Presidenza, dal 3 giugno 1899 al 17 maggio 1900 – XX Legislatura.

Il 5 maggio 1889, «… molto modestamente a Portici», pronunciando il si «… nella chiesa di S. Pasquale, a Portici, sposò Remigia Guariglia».

Ha vissuto gli ultimi anni della sua vita gravemente sofferente per un cancro alla gola.

Per l’acutizzarsi della malattia, il giurista e statista Emanuele Gianturco muore a Napoli, il 10 novembre 1907.

Tra i suoi  numerosi lavori a carattere giuridico, ricordiamo:

  • Crestomazia di casi giuridici in uso accademico, 1884;
  • Istituzioni di diritto civile italiano, 1885  (parte generale e di quella relativa al diritto di famiglia;
  • Sistema del diritto civile italiano, 1892;

Dopo la morte dell’insigne giurista, l’Amministrazione comunale di Portico ha voluto ricordarne la memoria intitolando una strada al suo nome.

Così la via che «… inizio al corso Garibaldi (angolo palazzo Bagnara) per sboccare in piazza del Granatello», viene battezzata via Emanuele Gianturco.

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