Figli di Portici famosi: il parroco Giuseppe Tarallo

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Giuseppe Tarallo è nato a Portici nel 1886, a Raffaele Tarallo e da Sofia Cozzolino,

Scelto di servire il Signore, giovanissimo è entrato «… in Seminario, dove si distinse per pietà e studio».

A ventiquattro anni, ordinato sacerdote, ha celebrato la prima messa solenne nella chiesa parrocchiale di Santa Maria del Buon Consiglio.

Subito, si è dato all’apostolato sacerdotale senza, però,  abbandonare gli studi sacri.

Mentre assolveva il compito di cappellano presso le Suore Salesiane di Clausura, si è laureato in utroque jure.

Durante la Grande Guerra, 1915-1918, ha prestato servizio come cappellano militare.

Per i suoi ferventi arri di fermezza e di coraggio, si è guadagnato sul campo due medaglie di bronzo e una d’argento al valor militare.

Finito il primo conflitto mondiale, ritornato alla vita civile, ha insegnato religione nella scuola media statale Macedonio Melloni di Portici.

Dall’1 giugno 1933 fino al 1936, si è dedicato alla cura spirituale della Reale Arciconfraternita dell’Immacolata in Portici.

Per la pietà e lo zelo profuso nel triennio, si è fatto moto stimare e benvolere da tutti i confratelli dell’antico sodalizio e dai fedeli.

Nello stesso tempo, ha collaborato, con funzioni di vice-parroco, nella chiesa parrocchiale di Santa Maria del Buon Consiglio e San Luigi» e, come sacrestano maggiore, in quella arcipretale della natività della Beata Vergine Maria e San Ciro.

Il 6 giugno 1934, è stato nominato vicario economo della chiesa parrocchiale di Maria SS. Addolorata. Da qui, dopo breve tempo, «… dovette lasciare il suo ufficio pastorale per un trauma provocatogli dall’aggressione di alcuni malfattori, che erano entrati in chiesa per impossessarsi delle cassette delle elemosine».

Nel 1938, è stato nominato parroco della chiesa di San Pietro, ubicata nella parte alta di Portici. Qui, conducendo «… una vita quasi eremitica, sempre povera, affidata solo a Dio», «… nonostante i pochi mezzi a sua disposizione», fece continuare i lavori avviati dal suo predecessore.

Contestualmente agli oneri derivanti dalla cura della parrocchia, con impegno assiduo e disinteressato, ha coniugato il compito di cappellano delle Suore del Preziosissimo Sangue a Cassano.

Negli ultimi anni di vita, ammalatosi gravemente, la notizia della sua malattia ha provocato la più viva apprensione negli ambienti religiosi non solo di Portici.

Il 3 aprile 1965, mentre gli venivano prestati i confortati religiosi, è riuscito a «… biascicare solo due parole: Solum Deum».

Pronunciato questo suo brevissimo testamento spirituale, si è avviato a tornare alla casa del padre celeste.

L’indomani, 4 aprile, il parroco Giuseppe Tarallo muore a Portici, tra le pareti della sua umile canonica.

Insegne delle onorificenze conferitegli:

 Medaglia di bronzo al valor militare

 Medaglia d’argento al valor militare

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