Figli di Portici famosi: il poeta e cantautore Francesco Fiore

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Francesco Fiore è nato a Napoli, il 9 gennaio 1889.

Dopo gli studi inferiori, si è diplomato in ragioneria.

Competente ragioniere, ha iniziato a lavorare alle dipendenze del mercato ortofrutticolo di Napoli.

In seguito, risoluto a mettersi in proprio, è stato proprietario e gestore di un bar, aperto «… nella vasta zona partenopea carica di ardore culturale», punto di ritrovo per gli artisti e gli intellettuali partenopei.

Interessato alla poesia fin dalla più giovane età, «… proprio in questo ambiente così entusiasmante», ha potuto coltivare sempre più la sua passione per la poesia, per la musica e per la canzone napoletana.

Nel 1911, presso l’editore Nobile, ha pubblicato le sue prime canzoni.

Per diversi anni, regolarmente ingaggiato, ha composto versi per la casa editrice La Canzonetta e, allo stesso tempo, ha collaborato anche con la Bottega dei 4 e con Epifani.

Sposato, dall’unione con Anna Russo ha avuto ben dodici figli.

Nella vita «…  uomo nobile e galante, passionale e soprattutto molto affettuoso nei confronti della moglie e dei suoi figlioli», andava particolarmente fiero della sua famiglia.

Tuttavia ammetteva «… che spesso risulta molto difficile gestire le preoccupazioni derivanti dai figli, e resterà famosa nella storia la sua celebre frase « …’e figlie so piezze ‘e core », tratta dal suo testo “E’ cammurriste”».

Con le sue composizioni ha omaggiato tanto la città natale Napoli quanto la cittadina d’elezione Portici. Di questa me ha decantato «… il suo delizioso porticciolo del Granatello che già nel Settecento attirava tantissimi turisti incantati dallo spettacolare panorama».

Abituale frequentatore di Portici per la villeggiatura, ha alloggiato nel palazzo di via Gioacchino Cardano, posto nei pressi dell’albergo Poli, nella frazione collinare di Bellavista.

Qui, «… dato il suo forte temperamento di artista dall’anima di poeta, non poteva non ammirare le bellezze della Natura e per ciò preferì Bellavista per sua dimora, ove trascorse circa metà della sua vita. Bellavista fu una fonte inesauribile dove egli potè raccogliere a piene mani ispirazioni per il fervido ingegno con maggiore aria e più largo respiro».

Nell’estate del 1939, dalla sua abitazione ha inviato agli amici una speciale cartolina postale. Su una delle due facciate, elogiando «… le meravigliose fattezze della casa», ha trascritto il testo della sua Bellavista: una canzonetta alquanto ironica, con la quale invita gli amici a venire a trovarlo nella ridente località.

«… Veniteme a truvà, sto a Bellavista…/ tengo na bella casa bene esposta: / doje logge, tre balcune, tre feneste, / na tavula ‘e mangià pe’ vinte poste… / Veniteme a truvà sto a Bellavista».

I versi in napoletano, come già avvenuto per Matalena scritta nel 1936, musicati dal maestro compositore porticese Giovanni Donnarumma (Portici, 26 giugno 1877 – Napoli, 29 aprile 1949), sono stata editi dalla casa musicale Epifani.

Fra i suoi maggiori successi ricordiamo: ’O piccerillo (1918), Vommero e Margellina (1922), Nun è chella ca dichi’ (1923), Beneditto ’o mese austo (1924), ’O cchiù bello nomme! (1924), Te lasso (1924), ’A canzone ’e tutt’ ’o munno (1925), Tre parole (1925), Nun è Carmela mia! (1926), Voglio a te! (1926), Abbracciate cu mme! (1927), ’A serena d’ ’e canzone (1927), Napule… e niente cchiù! (1928), Connola d’ammore (1929), Tutta pe me (1930), Voce ’e campagna (1931), ’E buscie (1935), Matalena (1936), Senza n’addio! (1936), Bellavista (1939).

Ha raccolto i testi delle belle sue poesie prima in tre volumetti, poi, in un unico grande volume dal titolo Napule. Nelle due edizioni il titolo dell’opera coincide con il nome «… della sua amata patria».

Il poeta e cantautore Francesco Fiore si spegne nella sua abitazione a Napoli, il 14 dicembre 1954.

A un anno dalla sua dipartita, l’Amministrazione civica porticese l’ha voluto commemorare poiché «… non solo gli Eroi e i Maestri di Scienze Portici ha ricordati e ricorda con orgoglio, ma anche coloro che hanno decantato le bellezze della natura».

Perciò, in suo onore, ha fatto incidere sulla dura pietra un epigrafe elogiativa.

Nel giorno di domenica 18 settembre 1955, la lapide è stata fatta murare sulla facciata del palazzo, contraddistinto dal civico n. 2 di via Gioacchino Cardano, dove ha trascorso metà della sua vita,.

Sul bianco marmo, è incisa la seguente iscrizione:

FRANCESCO FIORE / 1889-1954 / IL POETA CHE CANTÒ L’ANIMA E LA BELLEZZA DI NAPOLI / VISSE QUI PARTE DELLA SUA VITA / TRAENDOVI ISPIRAZIONE PER LE SUE IMMORTALI CANZONI / BELLAVISTA LO RICORDA CON DEVOZIONE / 18-9-1955

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