Figli di Portici famosi: il politico Ruggero Grieco

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Ruggero Grieco è nato a Foggia, il 19 agosto 1893, da Giovanni Grieco e da Teodolinda Pomarici.

A soli sette anni, è rimasto orfano del padre.

Nonostante le ristrettezze economiche, completato gli studi elementari nella città natale, dal 1902, ha continuato studiando «… presso un collegio per orfani degli impiegati civili dello Stato a Spoleto»,.

Presso lo stesso istituto, nel giugno 1912, si è «.. diplomato in agronomia», con il massimo dei voti.

Avvinto dall’influenza esercitata dal movimento socialista, il 4 luglio 1912, prima di lasciare la città umbra, ha tenuto «… presso la locale sezione del Partito socialista italiano (PSI), una conferenza su “La morale sociale e l’idea socialista”».

Tornato a Foggia, ha cominciato a vivere una significativa esperienza collaborando con il presidente della Lega dei contadini

Ai primi di settembre del 1912,  ha aderito al circolo giovanile socialista.

Svolgendo attività nella Lega dei braccianti, è stato «… tra i braccianti, per conoscerne direttamente i problemi e le aspettative».

Nel novembre del 1912, giovane studente si è trasferito a Portici, per frequentare i corsi della Regia Scuola Superiore di Agricoltura.

Iniziati gli studi superiori, è entrato in contatto con l’ambiente socialista partenopeo e con Amedeo Bordiga (Resina, oggi Ercolano, 13 giugno 1889 Formia, Latina, 23 luglio 1979).

Iscritto al Partito Socialista Italiano (PSI), a Portici, «… dove c’era una combattiva classe operaia alla quale si rivolgevano la predicazione e l’iniziativa politica di A. Bordiga […] subito attratto dalla vivacità dell’ambiente politico», trascurando gli studi, ha cominciato a frequentare con assiduità la sezione porticese del Partito.

Con Amedeo Bordiga ha contribuito alla fondazione «… di un circolo Carlo Marx a Portici».

Questo, con sede in via Giordano, è stato «… un circolo di studi sociali del quale facevano parte gli studenti della locale facoltà di agraria».

Dal 5 gennaio 1913, data di uscita del primo numero, quale redattore, ha collaborato alla rivista Il Lavoro, diretta da Amadeo Bordiga.

Inoltre, ha scritto per La Voce di Castellammare di Stabia e ha contribuito alla fondazione del giornale Il Socialista di Napoli.

La rivista, la cui distribuzione era a cadenza quindicinale, si prefiggeva di avere un «… carattere socialista rivoluzionario», di sviluppare «… una viva campagna per l’intransigenza elettorale», nonchè di provvedere «… anzitutto la propaganda di principi sin qui troppo trascurati».

Dopo la morte della madre, avvenuta il 5 settembre 1913, profondamente addolorato, trovatosi ad affrontare «… gravi difficoltà economiche», nel successivo novembre, è stato costretto ad abbandonare gli studi.

Lasciata Portici, si è trasferito a Roma, dove ha lavorato come giornalista pubblicista,

Seppur lontano, ha mantenuto stretti rapporti con Amadeo Bordiga e con l’ambiente socialista partenopeo.

Il 1° giugno 1915, chiamato alle armi, dopo aver frequentato il corso per allievi ufficiali a Parma, nominato sottotenente è stato assegnato al 1° Reggimento Granatieri di Sardegna.

All’apertura delle ostilità contro l’Austria, è stato inviato nella zona del fronte in Veneto e in Friuli.

Ha partecipato alle operazioni della Prima guerra mondiale (24 maggio 1915 – 4 novembre 1918), combattendo sul Carso e sul Grappa.

Al termine del conflitto, tornato a Roma, ha ripreso «… la sua attività giornalistica collaborando alla rivista letteraria Fantasma di R. Marvasi».

Ha ripreso anche i contatti con i compagni di Napoli e con Amedeo Bordiga, condividendo «… l’esigenza di imprimere una forte spinta all’iniziativa rivoluzionaria del proletariato italiano sull’esempio di quanto era avvenuto in Russia».

All’inizio del 1919, ha aderito alla «… alla frazione astensionista del PSI».

Alla fine dello stesso anno, componente della «… direzione con l’incarico di segretario della segreteria, divenendo così uno dei collaboratori più autorevoli di Amadeo Bordiga».

Nell’autunno del 1920, durante i lavori del congresso di Imola, è entrato a far parte della segreteria nazionale del PSI.

Nel gennaio del 1921, nel corso del XVII Congresso del Partito Socialista Italiano, tenuto a Livorno, è stato tra i promotori della nascita del Partito Comunista d’Italia (PCd’I).

Avvenuta la scissione, dalla frazione comunista capeggiata da Amedeo Bordiga è stato eletto nel Comitato Centrale e componente del Comitato Esecutivo.

Il 29 dicembre 1922, arrestato, è stato «… trattenuto in carcere “per sospetto” fino al 4 genn. 1923».

Il 30 marzo 1923, implicato nel processo ai dirigenti comunisti, nuovamente arrestato a Milano, il 26 ottobre è «… uscito dal carcere, dopo l’assoluzione data dal Tribunale di Roma a tutti gli imputati per mancanza di prove».

Abbandonate le posizioni bordighiane, seppur dimessosi dal Comitato Centrale, ha mantenuto l’incarico di responsabile dell’ufficio stampa e propaganda.

Intessendo rapporti con Antonio Gramsci (Antonio Sebastiano Francesco Gramsci: Ales, Oristano, 22 gennaio 1891 – Roma, 27 aprile 1937), con questi si è avviato a formare un nuovo gruppo dirigente.

Nell’ottobre del 1923, da Antonio Gramsci, segretario del Partito, ha ricevuto il compito di organizzare la sezione agraria presso il Comitato Centrale del PCd’I.

Così, insieme a Giuseppe Di Vittorio (Cerignola, Foggia,  11 agosto 1892 – Lecce, 1 novembre 1957), ha fondato l’Associazione di difesa dei contadini poveri.

Con Giuseppe Di Vittorio, è stato «… il principale promotore e organizzatore delle lotte dei contadini italiani per la riforma agraria».

Per promuovere le iniziative e divulgare le attività dell’Associazione, ha fondato e diretto il giornale Il Seme.

Nel 1924, si è recato per la prima volta nell’Unione Sovietica, dove, dal giugno al luglio, come membro della delegazione del PCd’I, ha partecipato ai lavori del V Congresso della Terza Internazionale Comunista.

Nell’aprile dello stesso anno 1924, candidato alla Camera dei deputati nella circoscrizione Bari-Foggia, nelle elezioni vinte dal Partito Nazionale Fascista (PNF), non è stato eletto.

Tuttavia, a novembre, per decadenza dal mandato di un altro deputato, è entrato nel Parlamento del Regno d’Italia.

Ha partecipato con fervore ai lavori della XXVII Legislatura del Regno (24 maggio 1924 – 21 gennaio 1929), intervenendo 7 volte al dibattito parlamentare.

Nell’anno 1925, ha preso parte al II plenum dell’Internazionale Contadina.

Nel gennaio del 1926, elemento della maggioranza, ha partecipato al III Congresso del PCd’I, celebrato nei pressi di Lione, in Francia, relazionando sull’attività agraria del Partito.

Rieletto nel Comitato Centrale, è stato chiamato a far parte dell’ufficio politico.

In questo periodo, ha strettamente collaborato con Antonio Gramsci all’elaborazione delle tesi Il lavoro contadino nel Mezzogiorno, approvate dalla conferenza meridionale del PCd’I, tenuta a Bari, il 12 settembre 1926).

In questo lasso di tempo, si è profuso instancabilmente nell’organizzazione della lotta clandestina,. Con «… pari impegno nell’elaborazione della linea del partito, offrendo il suo contributo d’idee a Gramsci nella stesura delle Tesi sulla quistione meridionale»

Il 9 novembre 1926, pronunciata la «… dichiarazione fascista di decadenza dei deputati dell’opposizione», è stato dichiarato decaduto dalla carica di deputato

Antifascista, dopo la proclamazione delle leggi eccezionali fasciste, che hanno portato all’arresto di Gramsci e di moltissimi militanti, è stato costretto a espatriare.

Quindi, ha riparato prima a Ginevra, in Svizzera, dove è stato arrestato insieme a Palmiro Togliatti (Palmiro Michele Nicola Togliatti: Genova, 26 marzo 1893 – Jalta, in Russia, 21 agosto 1964).

Rilasciato, si è trasferito a Parigi, in Francia, da dove, «… era stato espulso alcuni mesi prima per un comizio non autorizzato a Nizza».

Nell’ottobre del 1927, contumace, processato dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato è stato condannato a 17 anni 6 mesi di reclusione.

Cominciato il lungo esilio, impegnato in un’attività politica senza soste, dal 1927 al 1939, è stato tra i principali redattori della rivista Lo Stato Operaio.

Nel gennaio del 1928, alla II Conferenza nazionale del PCd’I, svoltasi in clandestinità a Basilea, in Svizzera, con la lettura della relazione sul tema Come bisogna lottare per abbattere il fascismo, ha posto «… il problema delle alleanze della classe operaia necessarie per abbattere il fascismo».

Nel mese di luglio dello stesso anno 1928, a Mosca nell’Unione Sovietica, durante il VI Congresso dell’Internazionale Comunista, dai congressisti è stato eletto membro candidato del Comitato Esecutivo.

Presso tale organo, dall’aprile del 1929 all’agosto del 1930, ha rappresentato il PCd’I e ha diretto l’ufficio America latina.

Rientrato a Parigi, nell’aprile del 1931, dai partecipanti al IV congresso del PCd’I è stato confermato membro del Comitato Esecutivo e dell’Ufficio politico.

Durante il soggiorno francese, ha svolto attività di dirigente «… in diversi settori: politica contadina, questioni agrarie, propaganda, questioni ideologiche».

Verso la fine dell’anno 1934, in seguito alla partenza di Palmiro Togliatti per Mosca, è divenuto segretario del Partito.

Da allora fino alla primavera del 1938, poichè gli incarichi assunti da Palmiro Togliatti in seno all’Internazionale Comunista lo facevano soggiornare quasi costantemente a Mosca, lo ha sostituito nella carica di segretario generale del Partito.

Ha incentrato la sua guida soprattutto «… sulla costruzione del fronte antifascista, rompendo così con la precedente teoria del socialfascismo».

Nel  1935, dai delegati al VII Congresso dell’Internazionale Comunista è stato nominato membro effettivo del Comitato Esecutivo e membro candidato del Presidium.

All’entrata in guerra del Regno d’Italia contro l’Abissinia (seconda guerra italo-etiopica, 3 ottobre 1935 – 5 maggio 1936), auspicando una crisi del regime, ha sostenuto «… la necessità di sviluppare un’iniziativa volta a saldare l’opposizione antifascista con la cosiddetta “opposizione fascista”».

La vittoriosa conclusione della guerra coloniale e il conseguente consolidamento del regime, invece l’ha indotto a riconsiderare questa strategia.

Nel corso del 1936, in una riunione dell’ufficio politico, ha portato «… avanti la politica della “riconciliazione nazionale”, tentando anche di attirare la gioventù cresciuta negli anni del fascismo, tramite il noto e controverso manifesto Appello ai fratelli in camicia nera, ufficialmente denominato Per la salvezza d’Italia riconciliazione del popolo italiano».

Nel 1937, durante il plenum del Presidium dell’Internazionale comunista, per questa sua teoria sulla riconciliazione nazionale, ha ricevuto un’accesa critica politica.

Censurato e accusato «… di scarsa vigilanza contro le infiltrazioni nemiche e di debolezza nella lotta al trockismo», nell’aprile del 1938, sostituito da Giuseppe Berti (Napoli, 22 luglio 1901 – Roma, 16 marzo 1979), inviato da Mosca come commissario, ha dovuto lasciare la segreteria del Partito, rimanendo però membro dell’Ufficio politico.

Nel 1938, da Palmiro Togliatti è stato chiamato «…  a far parte, insieme con Berti, Di Vittorio e A. Roasio, del ristretto gruppo incaricato di dirigere e coordinare tutta l’attività del partito».

In questo difficile e travagliato periodo, sostenendo con vigore una grande azione unitaria delle forze antifasciste, ha posto «… le premesse della unità nazionale che avrebbe poi avuto piena realizzazione nella Resistenza».

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, nel marzo 1940 partito dalla Francia, chiamato, ha riparato a Mosca e ha collaborato con al periodico L’Alba, diretto ai prigionieri italiani detenuti nelle prigioni russe..

Nella capitale sovietica, fino all’autunno del 1944, ha lavorato come redattore presso la sezione italiana di Radio Mosca.

Mentre si trovava nella capitale russa, ha partecipato con tale ardimento «… alla battaglia in difesa della città e di meritare, per questo, una decorazione al valore».

Il 19 settembre del 1944, è rientrato in Italia, già liberata dal nazi-fascismo.

Nel successivo autunno, dal terzo governo, presieduto dall’avvocato Ivanoe Bonomi (Mantova, 18 ottobre 1873 – Roma, 20 aprile 1951), è stato nominato alto commissario aggiunto per l’Epurazione.

Il 10 gennaio 1945, ha assunto l’incarico e lo ha tenuto fino al 15 luglio dello stesso anno.

In settembre, come membro della Consulta Nazionale, è rientrato in Parlamento.

Allo stesso tempo, è stato chiamato a dirigere la sezione propaganda del Partito Comunista Italiano.

Al V congresso nazionale del Partito Comunista Italiano (PCI), svoltosi a  Roma dal 9 dicembre 1945 al 7 gennaio 1946, con il suo intervento ha indicato come obiettivi prioritari del Partito la liquidazione del latifondo e la riforma agraria.

In detta occasione, eletto nel Comitato centrale, pur essendo stato nominato responsabile della sezione agraria, non ha trovato posto nella direzione del Partito.

Dall’immediato dopoguerra fino alla metà degli anni Cinquanta si è impegnato soprattutto «…  alla elaborazione della politica agraria del PCI e alla sua realizzazione attraverso l’organizzazione e le lotte dei lavoratori della terra».

Nei due successivi Congressi del Partito: VI – Milano, dal 4 al 10 gennaio 1948 – e VII – Roma  dal 3 all’8 aprile 1951 -, confermato nel Comitato Centrale, è tornato a essere membro effettivo della direzione, ha diretto la sezione agraria.

Il 2 giugno 1946, nella circoscrizione Lecce-Brindisi-Taranto, con sistema proporzionale, è stato eletto deputato all’Assemblea Costituente (25 giugno 1946 – 31 gennaio 1948).

sedendo in Parlamento quale rappresentante del PCI, è stato componente degli organi parlamentari:

  • Giunta delle elezioni, dal 26 giugno 1946 al 31 gennaio 1948;
  • Commissione per la Costituzione, dal 19 luglio 1946 al 31 gennaio 1948;
  • Comitato di redazione, dal 19 luglio 1946 al 31 gennaio 1948;
  • Commissione degli Undici, dal 19 febbraio 1947 al 31 gennaio 1948.

e ha ricoperto due incarichi parlamentari:

  • Giunta delle elezioni, vicepresidente dal 26 giugno 1946 al 31 gennaio 1948
  • Commissione per la Costituzione, vicepresidente dal 19 luglio 1946 al 31 gennaio 1948

Partecipando ai lavori della II sottocommissione, ha dato il proprio contributo nella discussione sulle questioni agrarie e sull’ordinamento regionale.

Nel 1947, è stato  tra gli animatori della Costituente della terra e ha partecipato alla costituzione del Fronte del Mezzogiorno e delle Assise del Mezzogiorno.

Senatore di diritto nel 1948 nel primo Senato della Repubblica Italiana, è stato poi confermato membro della stessa Assemblea nelle elezioni del 7 giugno 1953, eletto nel collegio di Cerignola.

Nei suoi due mandati a Palazzo Madama, componente del Comitato Direttivo, dall’8 maggio 1948 al 24 giugno 1953, esponente del gruppo Comunista, ha ricoperto incarichi e uffici negli organi parlamentari:

per la I legislatura dall’8 maggio 1948 al 24 giugno 1953, è stato membro della:

  • Giunta delle elezioni, dall’8 maggio 1948 al 24 giugno;
  • Giunta consultiva per il Mezzogiorno, dal 25 settembre 1948 al 24 giugno 1953;
  • Commissione speciale delle opere pubbliche, dal 18 luglio 1950 al 10 agosto 1951;
  • 8° Commissione permanente Agricoltura e Alimentazione), dal 16 giugno 1948 al 24 giugno 1953

per la II legislatura dal 25 giugno 1953 al 23 luglio, è stato membro della:

  • Giunta delle elezioni, dal 25 giugno 1953 al 23 luglio 1955;
  • Giunta consultiva per il Mezzogiorno, dal 18 agosto 1953 al 20 agosto 1953;
  • 8° Commissione permanente Agricoltura e Alimentazione), dal 21 luglio 1953 al 23 luglio 1955.

Nello stesso anno 1953, ha cominciato a ricoprire la direzione della rivista Riforma agraria.

Nel dicembre 1954, ha dato vita al comitato promotore per l’Alleanza nazionale dei contadini, la cui assemblea costitutiva che si tenne il 12 maggio 1955, lo elesse alla presidenza.

Nel gennaio 1955, alla IV Conferenza Nazionale del PCI, ha relazionato sul tema La crisi della agricoltura italiana e la lotta per la riforma agraria in difesa dei contadini.

Attento studioso di politica agraria e condizioni dei lavoratori della terra, è stato autore di numerosi scritti.

Nel luglio del 1955, mentre teneva un comizio durante una manifestazione dei contadini a Massa Lombarda, nel Ravennate, è stato colpito da un improvviso grave malore.

 Ruggero Grieco, l’indomani, stroncato dall’infarto, muore a Massa Lombarda, nei pressi di Ravenna, il 23 luglio 1955.

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