Figli di Portici famosi: il professore Mariano Pierro

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Mariano Pierro è nato a Portici, il 16 settembre 1883, da Vincenzo Pierro e da Mariannina (Anna) Lama.

Iscrittosi alla facoltà di giurisprudenza della Regia Università di Napoli, è stato «… allievo di Nitti, col quale continuò a mantenere rapporti anche negli anni successivi».

Nel 1903, all’età di soli venti due anni, si è laureato in legge.

Immediatamente dopo la laurea, per concorso è entrato nella pubblica amministrazione.

dal 1903 al 1906, è stato «… volontario alle Gabelle presso l’amministrazione dazio consumo al Ministero delle finanze».

Dopo tre anni di servizio al Ministero delle finanze, sempre per concorso, nel luglio del 1906, è passato al Ministero dell’interno, come alunno di 1ª categoria.

Presso detto dicastero del Governo italiano, ha svolto numerosi incarichi ed è stato membro di numerose commissioni, «… tra cui quella per la pubblicazione dei Carteggi Cavouriani».

Nel 1915, assegnato alla prefettura di Chieti, è stato capo di gabinetto del prefetto.

Nel 1919, dall’allora presidente del Consiglio, Francesco Saverio Vincenzo de Paola Nitti (Melfi, Potenza, 19 luglio 1868 – Roma, 20 febbraio 1953), è stato chiamato a far parte sella sua segreteria particolare. Incarico, mantenuto «… anche in seguito alle dimissioni di Nitti, fino all’avvento del fascismo, con Giolitti, Orlando e Facta». Nel 1920, ancora per concorso, è risultato nominato consigliere di prefettura.

Nell’anno 1923, componente del Consiglio degli archivi del Regno, ha avuto la nomina a capo della sezione, poi divisione degli Archivi di Stato. In tale ruolo «… sottopose alla firma del sottosegretario Aldo Finzi una circolare indirizzata a tutti gli archivi del Regno in cui si faceva divieto al personale degli archivi di iscriversi al PNF, al fine di evitare la corsa alla ricerca di nuovi appoggi politici per progredire in carriera».

Nel 1924, seppur dichiarato idoneo al concorso per referendario del Consiglio di Stato, non è riuscito a entrarvi «… a causa delle ricorrenti voci sul suo antifascismo, era stato allontanato dal dicastero dell’Interno».

Nel 1925, sebbene risultasse ancora iscritto al Partito Socialista Italiano (PSI), come molti altri funzionari, che hanno seguito la disposizione del ministro, si è iscritto al Partito Nazionale Fascista (PNF).

Nel successivo 1926, promosso vice prefetto di seconda classe, è stato «… incaricato di reggere l’Ufficio affari generali della Direzione generale dell’amministrazione civile».

Allo stesso tempo, inoltre, è stato nominato anche «… esperto per l’esecuzione della convenzione di Roma del 6 aprile 1922 nei riguardi della Jugoslavia per la ripartizione degli archivi e delle opere d’arte».

Alle dipendenze del Ministero dell’Interno, vi è rimasto fino al 1927, allorquando ha ottenuto la promozione al grado di vice-prefetto di prima classe.

Dalla fine del 1926, è stato messo a disposizione del neo costituito Ministero delle corporazioni.

Presso la nuova amministrazione, il 20 marzo 1928, è nominato stato direttore generale per le Associazioni; incarico mantenuto fino al 15 novembre 1941.

A partire dal 1930, è stato capo di gabinetto del ministro delle Corporazioni. Per quanto inizialmente sia stato poco propenso alla nomina, l’ha accettata «… dopo le ripetute insistenze del sottosegretario Dino Alfieri».

È stato autore, a partire dagli «… anni ’30 di apprezzati studi sul New Deal rooseveltiano».

Studioso del diritto del lavoro, nel gennaio 1933, ha dato avvio alla carriera di professore presso l’Istituto superiore di scienze economiche e commerciali dell’Università di Roma.

Presso l’Ateneo capitolino, infatti, ha ottenuto la libera docenza in legislazione comparata del lavoro e l’incarico dell’insegnamento del diritto del lavoro.

In tale contesto, ha «… assolto la funzione di docente universitario con lo stesso zelo – e grandissimo – con cui adempì a quelle di magistrato, riscuotendo sempre la stima ~ la fiducia dei colleghi e del ceto forense».

Nel corso degli anni Trenta, spessissimo ha assunto atteggiamenti di critica al regime, agendo «… nelle pieghe dei regolamenti, negli emendamenti ai progetti di legge, o nella revisione del testo delle circolari, con l’intento ‒ è stato sostenuto ‒ di diminuire la discrezionalità di provvedimenti così da permettere poi ricorsi, in sede giurisdizionale, che consentivano almeno in parte una forma maggiore di tutela della certezza del diritto». Nel 1933 riuscì ad esempio a far emanare norme sulla gestione economico-finanziaria delle associazioni sindacali che prevedevano, anche per questi organismi creati dal regime, il controllo della Corte dei conti (rd 12 ottobre 1933, n. 1399). Inoltre, grazie al ruolo da lui ricoperto, riuscì a tutelare diverse personalità antifasciste, perseguitate dal regime o in attesa di provvedimenti da parte della pubblica sicurezza».

Il 14 novembre 1941, ricevuta la nomina a Consigliere di Stato, è stato assegnato alla Sezione I.

Dopo la caduta del regime e la firma dell’armistizio, l’8 settembre 1943, rifiutatosi di «… seguire la Repubblica sociale spostandosi nella sede di Cremona», per alcuni mesi, si è dato alla clandestinità per evitare ripercussioni.

Successivamente deferito davanti all’Alto commissariato per le sanzioni contro il fascismo, è stato prosciolto con formula piena.

Tra il 1945 e il 1957, più volte, è stato nominato componente dell’ United Nations Relief and Rehabilitation Administration – Comitato Amministrativo Soccorso Ai Senza Tetto (UNRA-CASAS), e del Consiglio superiore dei lavori pubblici.

Nel novembre del 1945, dall’Alto commissariato per l’igiene e la sanità pubblica è stato designato alla presidenza della Commissione centrale permanente per le ricompense ai benemeriti della salute pubblica.

Reintegrato nel Consiglio di Stato, il 20 marzo 1947, ha nuovamente pronunciato la formula del giuramento.

Il 21 marzo 1949, ha contratto matrimonio con Margherita Pellegrini.

Componente del Consiglio di Stato, a decorrere dal 31 dicembre 1952, ha ricoperto la carica di presidente della Quinta Sezione Giurisdizionale.

Il giorno 16 settembre 1953, posto in quiescenza per raggiunti limiti di età, «… ha cessato dalle funzioni di magistrato».

Così, «… dopo mezzo secolo trascorso al ser­vizio della Pubblica Amministrazione», è stato. collocato a riposo «… con titolo e grado onorifico di presidente del Consiglio di Stato».

Il professore, presidente di Sezione, Mariano Pierro si spegne a Roma, il 28 marzo 1968.

Tra i suoi innumerevoli lavori, citiamo:

  • I problemi del lavoro. Nuova antologia», 1928;
  • Il sindacato professionale in regime corporativo. Ediz. di Diritto e pratica commerciale, 1928;
  • Principi di diritto corporativo. Contenuto e limiti del diritto corporativo. Ulpiano, 1936;
  • L’esperimento Roosevelt e il movimento sociale negli Stati Uniti D’America. Mondadori, 1937;
  • Lo statuto moderno del lavoro in Francia. Stab. Tip. L. Cappelli, 1938;
  • Un altro codice di legge sociale in Francia. Stab. Tip. L. Cappelli, 1939;
  • Contributo alla dottrina dei controlli sulle associazioni sindacali. Stab. Tip. L. Cappelli, 1939;
  • Nozione del diritto del lavoro, le fonti, il principio di sociabilità e l’unionismo professionale, le corporazioni medievali, le origini del sindacalismo moderno, il diritto del lavoro in ordine ai soggetti. Giappichelli, 1948.

Nel corso della sua carriera è stato decorato e insignito di numerose onorificenze:

  • Medaglia di bronzo per l’opera soccorritrice prestata ai superstiti in occasione del terremoto di Avezzano, il 13 gennaio 1915;
  • Ufficiale della Legion d’onore;
  • Cavaliere della Corona d’Italia nel 1916, poi Ufficiale nel 1919, Commendatore nel 1921, Grand’ufficiale nel1930, Cavaliere di Gran Croce nel 1937;
  • Cavaliere dell’Ordine mauriziano nel 1920, Ufficiale nel 1925, Commendatore nel 1931 e Grand’ufficiale nel 1934;
  • Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana nel 1953

Nastrini delle decorazioni e delle onorificenze attribuitegli:

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