Figli di Portici famosi: il vescovo Bernardo Della Torre

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Bernardo Della Torre è nato a Napoli il 13 novembre 1746, da Francesco e da Agnese Di Giacomo.

Entrato in seminario nel 1766, è stato ordinato sacerdote nel 1771.

Subito dopo l’ordinazione presbiteriale, è stato nominato «… professeur de philosophie au séminaire de Naples, directeur de l’académie apologétique de la religion catholique».

Nel 1791, eletto vescovo di Marsico Novo, ne è stato consacrato il 9 aprile 1792.

Il 18 dicembre 1797, è stato inviato a reggere la diocesi di Lettere e Gragnano.

Teologo e lettore di filosofia; ha lasciato parecchi scritti di interesse morale, fra i quali citiamo:

  • Teopompo, o sia Dialoghi apologetici della cristiana religione contro l’autore del Testamento di Mesliero e diversi altri critici, Stamp. Raimondiana, Napoli 1773;
  • De’ caratteri degl’increduli, Michele Morelli, Napoli 1779;
  • Il cristianesimo stabilito. Poema epico a sua altezza reale D. Leopoldo principe delle due Sicilie, Tip. Trani, Napoli 1816.
  • La verità della Religione Cristiana con facile metodo dimostrata, 2 voll., presso Domenico Sangiacomo, Napoli 1821.

Dal gennaio 1799, ha partecipato attivamente alla vita della Repubblica Partenopea, quale vicario generale dell’arcidiocesi di Napoli e componente della commissione per l’istruzione dei preti. In questo frangente, ha pubblicato una lettera pastorale dal semplice titolo A’ fedeli della sua diocesi. Con questa, «… definendosi emblematicamente “cittadino”», Ha dichiarat compatibili i diritti di libertà, fraternità e uguaglianza, sanciti dalla Rivoluzione francese con i precetti enunciati dai Vangeli. «… Dando un significato cristiano alla parola Libertà, dimostra, con l’aiuto delle Sacre Scritture, che la repubblica non è nemica della religione. Si deve al suo operato, se la religione cattolica, nel progetto della nuova costituzione repubblicana, viene accettata come religione di Stato».

Alla caduta della Repubblica Partenopea è stato imprigionato prima nelle carceri della Vicaria e poi in quelle di Castel dell’Ovo. È riuscito a scampare «… alla forca grazie all’aiuto di una sua ex-allieva, Luisa Granito, che ingaggiò il migliore avvocato e investì grandi risorse finanziarie».

Il 25 ottobre 1799, però, la  Giunta di Stato «…col più serio esame circa le circostanze del fatto, e delle prove», l’ha condannato alla deportazione perpetua in Marsiglia.

Dall’esilio in Francia, nel 1806, è rientrato a Napoli assieme ai reali francesi.

Dal sovrano Giuseppe Bonaparte (Corte, 1768 – Firenze, 1844), «… qui, après avoir exilé le cardinal Ruffo (Luigi), archevêque de la capitale», è stato nominato amministratore della diocesi partenopea.

A corte, ha svolto l’incarico di  precettore dei figli del re Gioacchino Murat (= Joachim Murat-Jordy: Labastide-Fortunière, 1767 – Pizzo Calabro, 1815), subentrato a Giuseppe Bonaparte nella guida del Regno di Napoli.

Dal monarca francese è stato inserito nella commissione per la riorganizzazione del sistema della pubblica istruzione.

Al ritorno sul trono di Ferdinando IV di Borbone (Napoli, 1751 – ivi, 1825), nel giugno del 1815, si è dimesso dalla carica di Gran Vicario della Chiesa napoletana e ha raggiunto la diocesi di Lettere e Gragnano.

Dopo una breve permanenza nella sua la sede episcopale, dal 1815, ha risieduto a Portici.

Fatto atto di sottomissine al re Borbone, soppressa la diocesi di Lettere e Gragnano, il 21 dicembre 1818, è stato traslato al vescovado di Castellammare di Stabia.

Settantaquattrenne, il vescovo, monsignor Bernardo Della Torre, per un colpo apoplettico, muore a Portici, nella domenica 28 maggio 1820.

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