Figli di Portici famosi: la beata Maria Cristina di Savoia

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Maria Cristina Carlotta Giuseppina Gaetana Efisia di Savoia è nata a Cagliari il 14 novembre 1812.

Figlia minore, dalla coppia reale Vittorio Emanuele I di Savoia (Torino, 24 luglio 1759 – Moncalieri, Torino, 10 gennaio 1824), re di Sardegna, e Maria Teresa Ricciarda Asburgo-d’Este Modena, 6 aprile 1750 – Vienna, 14 novembre 1829).

È venuta al mondo  in terra sarda, dove Casa Savoia viveva in esilio.

Il perchè dell’allontanamento della famiglia reale da Torino è addebitabile al fatto che il padre avendo «…  combattuto contro le forze rivoluzionarie francesi nella campagna del 1793 in Savoia e dopo la pace di Parigi», il Piemonte era stato occupato dalle truppe transalpine. Per essere, poi, un «… fiero avversario di Napoleone», non accettando compromessi, con la famiglia reale si è recato in esilio a Cagliari.

Soltanto «… dopo la sconfitta del Bonaparte nel maggio 1814», tornata a Torino ancora giovanissima, ha ricevuto un’adeguata educazione consona al suo rango.

Consacrata  a Maria Santissima si dalla tenerissima età, nel tempo, rafforzando i suoi sentimenti religiosi,  è stata estremamente devota e fervente cristiana.

In pratica, il «… suo credo cattolico non fu solo un sentimento, ma un fatto di vita: ogni giorno assisteva alla Santa Messa; non giungeva mai al tramonto senza aver recitato il Rosario; suoi libri quotidiani erano la Bibbia e l’Imitazione di Cristo; partecipava intensamente agli esercizi spirituali; fermava la carrozza ogni qual volta incontrava il Santo Viatico per via inginocchiandosi anche nel fango, in cappella teneva a lungo lo sguardo sul Tabernacolo per meglio concentrarsi su Colui ch’era padrone del suo cuore. Affidò la protezione della sua esistenza a Maria Santissima e donò il suo abito da sposa al Santuario di Santa Maria delle Grazie a Toledo, dove tuttora è conservato con venerazione».

Ancora adolescente, alla morte del padre, dopo una breve sosta a Modena, con la madre si è stabilita  Genova.

Nel 1825, si è recata a Roma per l’apertura dell’Anno Santo. Nella città dei papi, «… la paterna benevolenza di Papa Leone XIII, la solennità delle sacre funzioni e la visita alle numerose chiese, ai tanti monasteri e alle catacombe contribuirono ad accrescere l’intensità» della sua fede.

Appena ventenne, dopo la morte della madre, lasciata Genova è rientrata a Torino.

Affranta dal succedersi di lutti e distacchi, ha trovato nella sua salda e forte fede un tale sostegno e conforto da indursi a desiderare di «… divenire monaca di clausura, ma Carlo Alberto, la Regina Maria Teresa di Toscana (1801-1855) e l’entourage di Corte cercarono di dissuaderla. Infine, il suo direttore spirituale, l’olivetano Giovan Battista Terzi, fece cadere ogni sua resistenza».

Mentre pensava alla consacrazione religiosa, nel 1830, da suo zio Carlo Alberto (Carlo Alberto Emanuele Vittorio Maria Clemente Saverio di Savoia-Carignano: Torino, 2 ottobre 1798 – Oporto, in Portogallo, 28 luglio 1849), che progettava «… per lei un matrimonio di Stato che consentisse ai Savoia un’alleanza con i Borbone di Napoli», ha annunciato il suo fidanzamento con Ferdinando II di Borbone» (Ferdinando Carlo Maria di Borbone: Palermo, 12 gennaio 1810 – Caserta, 22 maggio 1859).

In detto frangente, ha scritto: «… Ancora non capisco come io abbia potuto finire, col mio carattere, per cambiare parere e dire di sì; la cosa non si spiega altrimenti che col riconoscervi proprio la volontà di Dio, a cui niente è impossibile».

Consigliata dal suo confessore, ha accettato «… con obbedienza la scelta del proprio stato e le nozze con il ventiduenne Ferdinando II di Borbone, re delle Due Sicilie.

Così, il 21 novembre 1832, ha convolato a nozze. Con il matrimonio, celebrato nel Santuario di Nostra Signora dell’Acquasanta a Genova – Veltri, è divenuta regina consorte delle Due Sicilie.

Appena ventenne, dopo il matrimonio, dall’augusto consorte, «… cui eran ben note le inclinazioni della sua diletta compagna», è stata condotta a «… dimorar nell’amena Villa di Portici».

Devotissima a Maria Santissima, durante la sua permanenza porticese, ha donato alla reale arciconfraternita dell’Immacolata Concezione l’abito e il manto indossati al tempo della cerimonia nuziale.

A Napoli, si è trovata «… a vivere in una corte il cui stile di vita era molto lontano dalla sua sensibilità. Con il marito, esuberante, vi era qualche difficoltà di relazione, ma la donna riuscì a ingentilirne, se non i costumi, perlomeno la politica repressiva».

Nei pochi anni in cui è stata regina, «… riuscì a impedire l’esecuzione di tutte le condanne capitali, e «finché ella visse tutti i condannati a morte furono aggraziati».

Non avendo avuto l’opportunità di avventurarsi in altre ingerenze politiche, si è dedicata prevalentemente ad azioni di bontà verso i poveri e i malati. Donna di grande mitezza, si fece ben volere da tutti e seppe anche reagire con intelligenza agli attacchi della propaganda e persino «… reagire con intelligenza agli scherzi del marito: un aneddoto vuole che un giorno, quando la regina stava sedendosi al pianoforte, Ferdinando le tirasse indietro la seggiola ridendo, sentendosi rispondere:  “Credevo di aver sposato il re di Napoli, non un lazzarone”».

Dopo tre anni di matrimonio, soffrendo molto «… la mancanza di un figlio che non veniva», ha sempre incessantemente confidato nella preghiera per veder esaudito questo suo desiderio.

Nel corso del 1835, accortasi di aspettare un bambino, «… per sottrarla al rumore cittadino e alla fatica delle cerimonie di Corte», dal premuroso marito, è stata ricondotta a Portici.

Trascorrendo gli ultimi mesi di gravidanza, ha sempre impegnato «… la maggior parte del suo tempo in atti di bontà» a favore di famiglie indigenti, il cui nome l’ha annotato in un apposito «… suo registrino di spese».

Intanto, approssimandosi l’epoca del parto, dal palazzo reale di Portici, ha inviato una toccante lettera alla sua vecchia cameriera, Rosa Borsarelli: «… Mi affretto  a scriverti una volta prima di questa gran faccenda, per dirti che preghi molto Iddio e la Madonna per me, allorché mi aiutino, e mi facciano la grazia di mettere al mondo una creatura sana e forte, la quale, crescendo sia buona e col tempo si faccia santa».

Agli inizi di  gennaio 1836, perdurando il suo stato di malferma salute, si è intrattenuta ancora a Portici.

Verso la metà del mese, quando mancano pochi giorni al lieto evento, dal marito è stata inviata a disporsi a lasciare la residenza porticese.

L’invito è motivato dall’esigenza di assecondare la tradizione di famiglia e il desiderio della corte di far nascere l’erede al trono nella capitale

Di conseguenza, per quanto sia ancora «… sofferente e bella nel suo pallore», assecondando la volontà del consorte, ha  lasciato la pacata e tranquilla reggia porticese per recarsi al palazzo reale di Napoli.

Prima di lasciare Portici per portarsi alla Capitale, però, ha voluto scrivere una lettera alla sorella Maria Teresa di Savoia (Roma, 19 settembre 1803 – San Martino in Vignale, Lucca, 16 luglio 1879), principessa di Sardegna e, poi, per matrimonio duchessa di Lucca.

Presagendo la sua prossima fine, le ha indirizzato queste parole «… Questa vecchia adesso va a chiudersi nella sua tomba. Vado a Napoli per partorire, ma insieme per lasciarvi anche la vita».

Compiuti i giorni del parto, il 16 gennaio a Napoli, ha dato alla luce il tanto atteso erede, a cui è stato dato il nome di Francesco Maria Leopoldo di Borbone.

Al suono del mezzogiorno, preso in braccio e mostrato al re il principe ereditario e duca di Calabria, ha esordito dicendo «Tu ne risponderai a Dio e al popolo… e quando sarà grande gli dirai che io muoio per lui».

Purtroppo però, per complicazioni sopravvenute durante il parto, è stata colta da febbre puerperale.

Ulteriormente aggravatasi, a soli 23 anni e due mesi, la regina Maria Cristina di Savoia, «… in piena comunione con Dio», si è addormentata per sempre a Napoli, nella domenica del 31 gennaio 1836.

Si è spenta tra «… l’unanime compianto della famiglia reale e della profonda costernazione del popolo napoletano».

La sua salma, «… rivestita del manto regale, adagiata nell’urna ricoperta da un cristallo, venne trasportata nella Sala d’Erede per l’esposizione al pubblico».

Al termine dei solenni funerali, celebrati l’8 febbraio, la sua spoglia mortale viene tumulata nella basilica di Santa Chiara, dove tutt’ora riposa.

Essendosi, nel frattempo, verificati miracoli e grazie per intercessione della reginella santa, il marito, in «… onore alla grande devozione della moglie ed alle sue opere pie compiute per i napoletani», ha avviato il processo di santificazione della defunta regina consorte.

Nel 1958, «… a fronte della fama di santità che già in vita aveva circondato la regina Maria Cristina», l’autorità ecclesiastica ha disposto una ricognizione del corpo della Venerabile. All’accertamento, nonostante i danni provocati dal tempo, dall’umidità e dall’incuria, il corpo risultava intatto.

Il sommo pontefice Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti: Senigallia, Ancona, 13 maggio 1792 – Roma, 7 febbraio 1878), nel 10 luglio 1859, firmando il decreto di introduzione della sua causa di beatificazione, ha comunicato che la scomparsa regina era stata proclamata venerabile.

Quasi duecento anni dopo, papa Francesco ha riconosciuto un miracolo «… descritto e accertato dai medici della Consulta della Congregazione delle Cause dei Santi. Si tratta della guarigione della sig.na Maria Vallarino da una tumefazione al seno».

Pertanto, nel pomeriggio del 2 maggio 2013, ha autorizzato la promulgazione del decreto riguardante il miracolo ottenuto per intercessione di  Maria Cristina di Savoia.

Quindi, alle ore 11 di sabato 25 gennaio 2014, la reginella santa  è stata beatificata nella Basilica di Santa Chiara a Napoli, pantheon dei sovrani borbonici.

Il rito di beatificazione, presieduto dall’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe (Carinaro, Cserta, 2 giugno 1943), è stato concelebrato «… dai cardinali Angelo Amato, Renato Raffaele Martino e dagli arcivescovi Tommaso Caputo, Armando Dini, Fabio Bernardo D’Onorio, Arrigo Miglio e Mario Milano. Alla cerimonia erano presenti: il Duca e la Duchessa di Castro, principi Carlo e Camilla di Borbone delle Due Sicilie, il principe don Pedro di Borbone con moglie Sofia e figli, Anna di Francia duchessa di Calabria, i principi Amedeo e Silvia di Savoia Aosta, la principessa Clotilde di Savoia e il principe Sergio di Jugoslavia in rappresentanza del principe Vittorio Emanuele, la principessa Maria Gabriella di Savoia, Dom Duarte duca di Braganza, oltre a esponenti delle case di Borbone e d’Asburgo-Lorena».

Nel martirologio romano, la memoria liturgica della Beata Maria Cristina di Savoia, per la diocesi di Napoli, è indicata al 31 gennaio.

Nastrino dell’onorificenza di cui è stata insignita:

 Dama Nobile dell’Ordine della Regina Maria Luisa

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