Figli di Portici famosi: l’abate e filosofo Giuseppe Capocasale

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Giuseppe Capocasale è nato a Momtemurro, in provincia di Potenza, il venerdì 1° marzo 1754, da Lorenzo Capocasale e da Maria Lucca.

Appartenendo a un’umile famiglia, da ragazzino, ha aiutato il padre nel suo mestiere di fabbro-ferraio. Ciò nonostante, attratto dai libri e dagli studi teologici, nel tempo libero si è dedicato agli studi, mostrando uno spiccato talento nelle lettere e nel latino in particolare.

Al’età di 15 anni, rimasto orfano di padre, «… privato così di qualsiasi sostegno familiare», grazie alle sue innate capacità di apprendimento e della conoscenza della lingua latina e degli scrittori classici, si è guadagnato da vivere come insegnante privato ai giovani.

Contemporaneamente all’attività di precettore in case patrizie, che lo ha portato a risiedere, per qualche anno, a Corleto Perticara,  Stigliano e a San Mauro Forte, si è dedicato «… allo studio della filosofia e del diritto acquisendone in breve tempo una profonda conoscenza».

Ha raggiunto una tale notorietà che a vent’anni, è stato «… chiamato ad assumere la carica di Governatore prima e di baiulo poi del comune di Sarconi dalla famiglia Pignatelli, feudataria di quel paese».

Ha ricoperto la carica «… assolvendone con scrupolo i compiti, ma poi preferì rinunziarvi per trasferirsi a Napoli, dove poté conseguire la laurea in utroque e dedicarsi alla carriera forense».

Quindi, appena ventunenne, ha lasciato la natia Basilicata per continuare gli studi di diritto a Napoli, dove ha conseguito rapidamente la laurea in giurisprudenza.

Dopo gli studi universitari, ha accettato «… l’invito di Maurantonio Arcieri a trasferirsi a San Mauro in Basilicata per fare da precettore ai suoi figli».

Sei anni dopo, è ritornato nella capitale del Regno delle Due Sicilie, è venuto a contatto con l’ambiente intellettuale napoletano.

Nella capitale, avendo stretto «… amicizia con più grandi pensatori napoletani dell’epoca», riscuotendo ampi consensi, ha insegnato nella scuola di filosofia da lui fondata, «… in breve tempo frequentata da numerosi studenti».

Suddito fedele e leale alla casa reale Borbone, durante il periodo della rivoluzione partenopea, gennaio – giugno del 1799, riconoscendone «…  l’onestà di vita e di dottrina», è stato lasciato libero di continuare nell’insegnamento.

Nonostante avesse raggiunto risultati più che lusinghieri nell’ambiente intellettuale partenopeo, nel 1801, «… la sua ansia di ricerca spirituale lo condusse ad una nuova ed impegnativa scelta di vita che lo portò ad indossare a 47 anni, per speciale dispensa reale, l’abito talare».

Nel 1804, dal sovrano Ferdinando IV di Borbone (Napoli, 1751 – ivi, 1825) gli è stata conferita la cattedra di logica e metafisica della Regia Università degli Studi di Napoli.

Nel 1806, all’esordio del decennio francese, sotto il governo di Giuseppe Bonaparte (Corte, 1768 – Firenze 1844), privato della docenza universitaria, gli è stato concesso il solo esercizio dell’insegnamento privato, «… unica sua fonte di sussistenza; eppure, anche in questa occasione accolse gratuitamente alla sua scuola gli studenti poveri; offri patrocinio gratuito ai carcerati politici, fedeli alla dinastia reale che continuamente confortava nelle prigioni o confinati nelle loro case, a prezzo di gravi rischi per la sua incolumità fisica e soprattutto della sua libertà».

Alla restaurazione borbonica, dal sovrano Ferdinando IV, nel 1822, è stato chiamato a corte quale precettore del principe ereditario Ferdinando.

A ricompensare tale fedele e onesto operato, svolto amorevolmente e dottamente, dal re delle Due Sicilie, nel 1816, gli è stato «… offerto il Vescovado di Cassano, una prima volta ed il Vescovado di Sora, Aquino e Pontecorvo, successivamente».

Per due volte nominato vescovo, ambedue le volte, ha rifiutato la carica preferendo rimanere a Napoli e continuare la sua attività accademica e di studio.

Nel 1818, sempre nell’ateneo partenopeo, gli è stata assegnata la cattedra di diritto della natura e delle genti.

Sempre fedele alla monarchia borbonica, si è dichiaratamente schierato contro le insurrezioni carbonare originatesi in Napoli agli inizi del luglio del 1820.

Nel 1822 «… re Francesco I di Borbone  lo volle a maestro del duca di Calabria Ferdinando II», futuro re delle Due Sicilie.

È stato membro di varie Accademie: «… la Parmense di Parma, la Renia di Bologna, de’ Nascenti e degli Assorditi di Urbino, l’Augusta di Perugia, la Fiorentina di Firenze, degli Intrepidi di Ferrara, la Cosentina di Cosenza, dei Filoponi di Faenza e di moltissime altre».

Dall’animo sensibile «… tale amore avea pe’ miseri che tutto il suo spendeva a soccorrerli».

Il mercoledì 15 ottobre del 1828, «… ospite del Principe nella villa reale di Portici», l’abate e filosofo Giuseppe Capocasale muore, per un’emorragia cerebrale.

Il sovrano duo siciliano Ferdinando II di Borbone (Palermo, 1810 – Caserta, 1859), suo ultimo e più illustre discepolo, «… volle onorare il suo maestro concedendogli pubbliche onoranze e facendo conservare in un tumulo le sue spoglie contravvenendo le disposizioni dell’Arciconfraternita dell’Ordine Terziario a cui il filosofo apparteneva».

 

Filosofo, fgura di spicco del panorama culturale dell’epoca borbonica, noto con l’appellativo di Socrate cristiano, è stato autore di erudite opere:

  • Divota novena del gloriosissimo taumaturgo S. Mauro, Roma, 1781.
  • Esercizio di divozione verso il glorioso confessore S. Rocco, Napoli, 1781.
  • Cursus philosophicu, sive Universae plùlosophiae institutioncs , 3 voi. s, Napoli, 1789.
  • Saggio di politica per uso dei privati, Napoli, 1791.
  • Catechismo dell’uomo e del cittadino, 3 vol. Napoli, 1792.
  • Codice eterno ridotto in sistema secondo i veri principi della ragione e del buon senso, 3 voi. Napoli, 1793.
  • Saggio di fisica per giovanetti, Napoli, 1796.
  • Istituzioni elementari di matematica ridotta a breve e facile metodo per uso de’ principianti, Napoli, 1812
  • Traduzione e parafrasi della scienza de’ Santi del padre Neumary.

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