Figli di Portici famosi: l’abate e scienziato Giuseppe Conti

di Stanislao S cognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Giuseppe Conti è nato a Pellegrino Parmense, in provincia di Parma, la domenica 17 gennaio 1779, 1779 da Bartolomeo Conti e Catterina Marubbi.

Giovanissimo, entrato nel collegio gesuita di Parma, è stato avviato agli studi ecclesiastici. Pur coltivando le belle lettere, si è dato «… con tutto il trasporto allo studio delle scienze naturali ed esatte». Ha intrapreso lo studio della fisica, della matematica elementare dell’analisi matematica, dell’idraulica, dell’astronomia, della meccanica applicata alle arti ha manifestato «… una tendenza così violenta da non trovare giammai riposo».

Compiuti con proficuo profitto il corso di predetti studi, ha ricevuto gli ordini sacri.

Nel 1801, all’età di 22 anni ha ottenuto «… la cattedra di ripetitore di fisica sperimentale e di matematica nel Collegio Lalatta di Parma».

La notorietà delle sue lezioni ha attirato «… sopra di se l’attenzione del Maresciallo dell’Impero Pèriguon». L’alto funzionario al servizio del re francese Gioacchino Murat lo ha «… chiamato a Napoli ad insegnare» ai propri figli.

Nel 1808, lasciato il paese natio, dimessosi «… dalla istruzione di molti giovani appartenenti alle primarie famiglie Parmigiane», è arrivato a Napoli.

Il 17 agosto 1809, è stato accreditato «… socio corrispondente del Reale Istituto d’incoraggiamento alle scienze naturali, una fra le più importanti istituzioni scientifiche fondate durante il “decennio francese” (1806-1815)».

Dopo poco meno di due anni di permanenza nella capitale partenopea, è stato nominato «… professore di fisica sperimentale, di chimica e mineralogia nella scuola di applicazione della direzione generale di ponti e strade».

Ha fatto parte, altresì, della commissione per la riforma del sistema dei pesi e misure, che, in quegli anni, «… secondo un nuovo sistema metrico si voleva stabilito nel Regno».

A tal fine, nel suo laboratorio, ha costruito i primi modelli unificati di pesi e misure.

Dal 1815, dalla restaurata monarchia borbonica, è stato confermato nei ruoli di  inventore e di tecnico accreditato per continuare, «… potenziandola, l’opera di rinnovamento e riammodernamento della struttura economica del Regno già iniziata durante il decennio francese».

In questa nuova condizione, ha costruito per «… ordine sovrano due bilancieri, o torchi da servire alla zecca reale».

Chiamato a San Leucio di Caserta per «… trovare la soluzione di un problema idraulico sino a quell’epoca giudicato insolubile», l’ha mirabilmente risolto.

L’irrisolto problema dell’azionamento idrico dei filatoi della grande manifattura serica era dovuto alla distanza della filanda posta a 800 passi e al dislivello tra la manifattura e le acque del fiume che dovevano alimentarla.

Assecondando le naturali tendenze del secolo, con continua alacrità, si è applicato allo studio di nuove macchine e al perfezionamento di quelle antiche.

Nel 1821, all’esposizione degli oggetti di arti e manifatture del regno, ha presentato uno speciale tessuto di ferro  «… composto consistente in più tessuti semplici situati l’uno sopra l’altro a piccola istanza,legandoli strettamente insieme con serie di lamine in piani obliqui».

Questo tessuto, «… ideato per i ponti può servire di armatura dei tetti; tale ritrovato presenta una notabile leggerezza, gode della qualità di essere incombustibile, non soffre dislogamento nel caso de terremuoti, offre un risparmio in legname che d’ordinario scarseggia nelle grandi capitali, vuol essere raccomandato anche in rapporto alla economia e alla durata».

Riscontrando i consensi degli inventori nazionali e stranieri, il re Ferdinando I di Borbone (Napoli, 1751 – ivi, 1825) gli ha accordato un brevetto d’invenzione.

Nel 1824, lo stesso re gli ha riconosciuto il brevetto per l’invenzione di un ponte sospeso in ferro, più resistenti ed economico di quelli fino ad allora costruiti.

Nel 1832, ha ottenuto un brevetto per l’invenzione di  una macchina a vapore a bassa pressione la prima eseguita in Italia.

Nel luglio del 1836,  «… dopo tre attacchi di cholera, che con pubblica clade inferociva in queste contrade», preso da spavento rifuggissi in Napoli dalla campagna, ove teneva i grandiosi suoi Laboratori».

Nel 1837, ha presentato al Real Istituto d’Incoraggiamento costruito un’attrezzatura: un molino di sua invenzione per macinare cereali.

Nel 1845, ha presentato un nuovo metodo per sfruttare meglio la forza motrice delle cadute d’acqua, applicabile anche con correnti di bassa velocità.

Grazie alla sua competenza, nel VII congresso degli Scienziati Italiani, tenuto a Napoli nell’autunno del 1845, è stato eletto a far parte della commissione per le irrigazioni nel Regno.

Nel 1850, ha introdotto «… nel Real Arsenale di Artiglieria il fornello fumivoro pel disseccamento del legname da costruzione col risparmio di un terzo di combustibile».

In età giovanile ha pubblicato i volumi Proposizioni fisico-matematiche (Parma, 1805) e Proposizioni di geometria (Parma, 1806).

Il suo alacre lavoro è stato compensato dai  numerosi brevetti, dalla pubblica stima e dalle medaglie d’onore accordategli dal sovrano del Regno delle Due Sicilie.

L’abate Giuseppe Conti muore a Portici nel 1855.

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