Figli di Portici famosi: l’accademico Vincenzo Arangio-Ruiz

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Vincenzo Arangio Ruiz è nato a Napoli, il 7 maggio 1884, da Gaetano Arangio Ruiz e Clementina Cavicchia.

Dopo il liceo classico, nel 1900, si è iscritto alla Facoltà di giurisprudenza della Regia Università di Modena, dove il padre insegnava diritto costituzionale.

Dopo due anni di frequenza, poichè la facoltà modenese non appagava la sua propensione per la filologia classica, allo scopo di coltivare gli «… studi romanistici così strettamente connessi con il suo orientamento d’elezione». si è trasferito a Napoli.

Alla Regia Università degli Studi napoletana, seguite con profitto le lezioni di «…  Carlo Fadda, professore di diritto romano in quella facoltà», a vent’anni, nel luglio del 1904, si è laureato in legge, discutendo «… una dissertazione sulla successione testamentaria nel diritto dei papiri greco-egizi, conseguendo il massimo dei voti e la lode, nonché la dignità di stampa».

Nell’anno accademico 1906-1907, con la nomina a professore incaricato di diritto romano alla libera Università di Camerino, ha dato avvio alla sua carriera di docente universitario.

Contemporaneamente al suo primo incarico, nell’ateneo marchigiano, ha tenuto anche la docenza  di storia del diritto romano.

Nell’anno 1907, ottenuto  la libera docenza in diritto romano a Napoli, ha cambiato in straordinario l’incarico a Camerino.

Classificatosi terzo nel concorso per straordinario di diritto romano bandito dall’Università di Macerata, svoltosi il 30 ottobre 1909, è stato professore nelle Università di: Perugia nel 1909-10;  di Cagliari, nel 1910-11; di Messina nel 1912-13.

Nell’anno 1914, con rito cattolico, ha sposato Ester Mauri. Dal matrimonio ha avuto cinque figli.

Il 16 dicembre 1914, ha conseguito l’ordinariato, pertanto dal 1º gennaio 1915 è passato all’insegnamento di storia del diritto romano alla facoltà messinese.

Allo scoppio del primo conflitto mondiale, chiamato a servire il Paese in armi, si è visto costretto a interrompere la sua attività di studioso.

Passata la bufera, ritornato alla vita civile, nel 1918-19, è stato chiamato a insegnare istituzioni di diritto romano nell’Università degli Studi di Modena.

Nell’anno accademico 1919-20, presso l’ateneo modenese, per incarico, ha tenuto il corso di introduzione allo studio delle scienze giuridiche e istituzioni di diritto civile.

Nell’anno accademico 1921-22, è stato chiamato dall’Università degli Studi di Napoli a occupare la cattedra di istituzioni di diritto romano.

Presso l’ateneo partenopeo, mantenendo l’ordinariato fino al 1944-45, oltre all’insegnamento di istituzioni di diritto romano, vi ha insegnato anche diritto romano, storia del diritto romano e diritto pubblico romano.

Durante il ventennio fascista, a Napoli, ha continuato «… a coltivare l’amicizia di quegli intellettuali di estrazione liberale che facevano capo, in modi diversi, a Benedetto Croce, della cui amicizia e familiarità egli si onorava».

Nel 1925, «… già in prima fila tra gli intellettuali italiani che si opposero fin dall’inizio al fascismo», tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti promosso dal filosofo  Benedetto Croce (Pescasseroli, 25 febbraio 1866 – Napoli, 20 novembre 1952), ha contribuito «… anche con articoli apparsi sulla stampa politica alla lotta contro la nascente dittatura».

Per il suo ostinato atteggiamento di opposizione al regime fascista, tanto è stato tenuto in disparte dal mondo universitario, che una volta soltanto, nel 1928, ha partecipato a una commissione d’esami per l’abilitazione alla libera docenza.

A partire dall’anno 1929 e fino a tutto il 1940, ha sospeso l’attività didattica all’Università di Napoli. La sospensione della docenza è motivata dalla vittoria in un concorso internazionale. In quanto vincitore, è stato «… chiamato ad insegnare il diritto romano presso l’università del Cairo».

In tale circostanza, ha preferito «… ottenere il congedo come professore ordinario, anche e prevalentemente per il desiderio di sottrarsi, almeno parzialmente, al clima culturale e politico imposto dal regime».

Nell’anno 1935, con la famiglia è venuto ad abitare a Portici.

Fermo e convinto liberale e antifascista, tra le mura di villa Sorvillo in via Cassano, 29 a Portici, ha trovato «… un rifugio ai crucci che il regime politico» gli procurava.

Rientrato dall’Egitto, nel 1940, ha ripreso l’insegnamento del diritto romano all’ateneo napoletano

Verso la fine della seconda guerra mondiale, riavvicinatosi alla politica attiva, ha avuto «… una parte rilevante nell’organizzazione delle forze che tendevano ad una rinascita democratica già nel periodo anteriore alla caduta del fascismo».

Nel settembre del 1943. presidente del Comitato di Liberazione Nazionale di Napoli, ha partecipato alle «… convulse giornate che precedettero l’insurrezione di Napoli e la liberazione della città» dal nazi-fascismo.

Per breve tempo, dal 1943 al 1945, è stato preside della facoltà di giurisprudenza della Regia Università degli Studi di Napoli.

Successivamente, ha preso parte alla vita politica nazionale dell’Italia liberata, come esponente del partito liberale.

Da 24 aprile all’8 giugno del 1944, ha ricoperto l’incarico di ministro di grazia e giustizia nel governo  composto dal generale Pietro Badoglio (Grazzano Monferrato, 28 settembre 1871 – Grazzano Badoglio, 1° novembre 1956); primo esecutivo di unità nazionale, al quale hanno partecipato esponenti dei partiti rappresentati nel CLN.

In seguito, dal 12 dicembre 1944 al 21 giugno 1945, come ministro della Pubblica Istruzione ha fatto parte prima del terzo governo formato dall’avvocato Ivanoe Bonomi (Mantova, 18 ottogbre 1873 – Roma, 20 aprile 1951) e, poi, dal 21 giugno al 10 dicembre 1945, di quello presieduto dal professor Ferruccio Parri (Pinerolo. 19 gennaio 1890 – Roma, 8 dicembre 1981).

Componente della Consulta Nazionale, «…  sempre nelle file del partito liberale, cui rimase fedele anche nel periodo successivo, quando si accentuò il suo distacco dalla vita politica attiva in una con l’accentuazione della sua presenza nel mondo della cultura, anche se di quel partito spesso non condivise la linea politica» ha partecipato ai lavori per l’elezione dell’Assemblea Costituente.

Alla fine del conflitto mondiale, ad avvenuta liberazione, nell’anno accademico 1945-46, è stato chiamato a insegnare istituzioni di diritto romano nell’Università degli Studi di Roma.

Dall’anno 1946-47, all’ordinario incarico, ha affiancato, la docenza di papirologia giuridica.

Nel corso di quest’ultimo anno accademico, ha ripreso, in Egitto, l’insegnamento nell’Università del Cairo, a cui si era affiancato analogo insegnamento nell’università di Alessandria d’Egitto.

Nel 1948-49, ha ottenuto la cattedra di diritto romano, pur conservando per incarico  l’insegnamento delle istituzioni di diritto romano,

L’1 novembre 1954, è stato collocato fuori ruolo.

Nel 1959, dopo il definitivo collocamento in pensione, è stato nominato professore emerito nell’ateneo romano.

È stato autore di numerosi pregevolissimi studi giuridici, tra questi citiamo:

  • La struttura dei diritti reali sulla cosa altrui in diritto romano (1908-1909);
  • Le formule con demonstratio e il problema della loro origine (1913);
  • Le genti e la città (1913);
  • Storia del diritto romano (1937);
  • Istituzioni di diritto romano (1957).

Questi suoi ultimi due testi, tra i più importanti scritti di diritto romano sono tuttora adottati dagli studenti delle università italiane,

Nell’arco della sua vita professionale, è stato ascritto da diverse istituzioni, italiane e straniere:

  • Accademia Nazionale dei Lincei: dal 1947, presidente della classe di scienze morali nel 1950-1952 e dal 1958 alla morte, presidente dell’accademia stessa dal 1952 al 1958, e ad interim negli ultimi mesi di vita. Fu presidente della
  • Società Italiana per il Progresso delle Scienze;
  • Società Dante Alighieri: di tale consesso, durante il 45simo Congresso tenuto a Napoli nel 1934, eletto consigliere, è entrato a far parte del Consiglio Generale; della stessa Società, vicepresidente dal 1947, nel 1955, è stato presidente;
  • Unione Nazionale per la lotta contro l’Analfabetismo (UNLA): dal 1947, anno di costituzione del sodalizio, è stato presidente fino alla morte;
  • Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione: membro dal 1948 al 1954, e vicepresidente dall’ottobre 1951 al settembre 1954.
  • Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani (CNGEI): dal 1954 al 1962, è stato presidente generale;
  • Association des universités d’Europe: dalla fondazione avvenuta agli inizi del 1964, ne è stato nominato presidente;
  • Società Italiana di Storia del Diritto: dall’anno di fondazione, 1961, fino alla morte ne è stato presidente;
  • Comitato internazionale premi della Fondazione Balzan, è stato nominato presidente nel 1961.

Dal 1945, ha diretto l’Archivio Giuridico e, dal 1959, è stato direttore responsabile del Bullettino dell’Istituto di diritto romano.

In questa veste, ha saputo «… mostrare una grande capacità di muoversi su tutto l’arco della scienza giuridica, anche al di fuori del suo più preciso campo d’elezione».

Per i suoi alti meriti, dalle Università di Atene, Lovanio, Aix-Marseille, Parigi, Strasburgo e Napoli gli è stata attribuita la laurea honoris causa.

Il 25 gennaio 1964, ultimo in ordine di tempo ma non meno prestigioso, ha ricevuto a Napoli il dottorato honoris causa, nel corso di una  cerimonia «…che lo affaticò molto anche se lo rese particolarmente felice.

Nonostante fosse stato affetto da una malattia ai polmoni, fino all’ultimo ha seguito con assiduità ogni sua attività.

La sera del primo febbraio 1964, nel suo studio, «… esaminando un fascio di bozze della nuova edizione in preparazione dei Negotia», ha. scritto «… sino a tarda ora tre o quattro cartelle di un indirizzo dedicato ad un collega spagnolo. Ma a letto non riuscì ad addormentarsi. Era agitato, sempre più agitato, febbrile».

Per l’aggravarsi della malattia, all’età di 79 anni, l’accademico Vincenzo Arangio-Ruiz scompare a Roma, alle sei pomeridiane del 2 febbraio 1964.

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