Figli di Portici famosi: l’artista Alfonso Marquez

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Alfonso Marquez è nato a Ercolano, in provincia di Napoli, il 5 gennaio 1927.

Dopo gli studi inferiori, compiuti nella città natia, è stato «… allievo di Casciaro e di Viti all’Istituto d’arte» di Napoli.

Dal’anno 1966, è stato componente e socio fondatore del gruppo della galleria “Carolina”.  Assieme ad «… artisti quali Eciancia, Galbiati, Maione e non solo,  partecipò alle istanze del cambiamento in atto e furono i promotori e condirettori della galleria. Essa divenne in quegli anni centro espositivo e spazio disponibile per artisti, critici e personalità della cultura e dell’arte».

artista poliedrico, dotato «… di forte creatività e aperto alle istanze innovative dell’arte, ha operato per cinquanta anni, da protagonista, nel vivo dibattito estetico al quale ha partecipato giovanissimo ispirandosi alle avanguardie e da quelle poi, attraverso l’esperienza didattica e le scelte di alte tematiche è venuto maturando un immaginario di alta maturazione poetica in cui umanità, storia e pietas respirano a dimensione universo».

Avvicinatosi all’arte sin dalla’adolescenza, lungo il suo cammino, ha maturato varie esperienze artistiche, «… passando dall’esperienza post-impressionistica, a quella nucleare, dall’astrattismo alla polimaterica, giungendo alla “nuova figurazione” per raccontare con sicuri mezzi espressivi il dramma umano e sociale dell’uomo contemporaneo di cui è anch’egli protagonista sensibile e pensoso».

Ha spaziato dalla pittura “nucleare” con opere «… recanti già nell’esordio vistose particolarità rispetto ai temi classici sviluppati dai nuclearisti napoletani» alla pop-art, «… con pannelli ricchi di simbolismi e suggestive confezioni oggettuali».

Con autentica «… passione civica e con quell’amore che esige la conoscenza della storia e delle passioni per dare testimonianza di valori e argomenti umani», si è cimentato sui temi: «… oblio e memoria; passato e futuro; rottura e continuità».

Artista vesuviano, è stato un «… uomo di sinistra alieno da ogni schematismo dogmatico, ma anche uomo sensibile alla fede, non privo di dubbi e trepidazioni, sempre schierato dalla parte dei più deboli, degli sfrattati, della cause giuste ma trascurate, generosamente aperto alla sperimentazione e alle nuove tendenze dei gruppi underground, vicino al mondo giovanile, di cui condivideva il brio e l’entusiasmo».

Spirito irrequieto, sensibile alla realtà popolare, sempre stato un attento osservatore degli avvenimenti interessanti la società civile, in tale contesto:

  • ha saputo «.. aggregare i compagni di strada e di ideali»;
  • ha sostenuto l’Associazione Arte Vesuviana, della quale è stato “pars magna”, «… in difesa della stazioncina di Bellavista, a Portici, che rischiava di essere demolita»;
  • è stato al fianco del Gruppo degli Sfrattati del Rione Terra di Pozzuoli, «… allorchè le miserie umane e la tragedia del bradisismo davano l’avvio a quelle speculazioni che furono evidenti già nell’immediato»;
  • ha manifestato la sua predilezione per la realtà popolare, «… desiderava però, che fosse riscattata dalla ignoranza che rende becera e schiava l’emarginazione, destinata comunque a scatenarsi contro le intemperanze della macchina sociale».
  • ha affrontato il tema dell’emarginazione con la stesura del libro d’arte, intitolato appunto Il fetentissimo vocabolo.

Nell’arco della carriera, ha partecipato a diverse mostre personali, nonchè a numerose collettive, riportando più che lusinghieri consensi di pubblico e di critica e numerosi premi.

personali:

  • 1959 – Ercolano;
  • 1971 – Napoli;
  • 1972 – Udine;
  • 1973 – Pomigliano d’Arco.

collettive:

  • 1952 e 1953 – Ercolano;
  • 1954 – Roma, Ercolano, Torre del Greco;
  • 1958 – Salerno;
  • 1962 – Mostra della Tavoletta, Portici;
  • 1963 – Mostra di Gruppo, Portici, Ercolano; Associazione Artistica Vanvitelli, Napoli-Vomero;
  • 1964 – Ippocampo d’oro, Torre Annunziata; Premio O.M.A.I. Napoli; Mostra di gruppo Eremo al Vesuvio; La Saletta, Napoli; Palazzo Centori Vercelli; Grafica Bellavista, Portici;
  • 1965 – Mostra di Arte Sacra, Torre del Greco; la Rassegna Avanti, Napoli-Barra; Eremo Arte; Mostra di Gruppo Scafati; Premio Ravello; III premio Ippocampo d’oro, Torre Annunziata; Premio Nazionale Caserta;
  • 1966 – I Mostra Europa, Londra; Mostra d’Arte Sacra, Assisi; Mostra di Gruppo Carolina, Portici; Mostra Omaggio dell’arte Italiana al dolore innocente, Milano; Premio Luigi Crisconio, San Giorgio a Cremano; Rassegna due, Positano; Rassegna Sindacale, Salerno; Proposta ’66, Napoli; Disegni d’oggi, Torre del Greco; 1967 II Rassegna disegno d’oggi, Torre del Greco; Incontri culturali, Napoli; Rassegna uno Carolina, Portici; I Rassegna intersindacale, Napoli; Mostra di Gruppo 66, Roma; Arte Grafica Napoli d’oggi, San Giorgio Napoli; Colpo di luna, Ischia; Mostra mercato, Napoli; Nuova presenza del Sud, Roma;
  • 1968 – SIR Ceranica;
  • 1969 – SIR Ceramica; Esperienze fotografiche di Gruppo (Gruppo 2A/70) in collaborazione con il Centro Teatro Dialogo;
  • 1971 – Collettiva, Sangineto; Galleria Mattera, Ischia; Marienfeldhouse, Lucca; Zingonhouse, Bologna; Incontro di gruppo, Rimini; I Rassegna grafica, Brescia;
  • 1972 – Incontri artisti d’oggi, Pomigliano d’Arco;
  • 1973 – Dimensioni della grafica contemporanea, Pomigliano d’Arco.

Attualmente le sue opere si trovano nelle maggiori collezioni d’arte sia pubbliche che private.

Tra le più significative creazioni artistiche dello “storico di Ercolano”, realizzate all’ombra del Vesuvio, ricordiamo il Dies Irae, una serie di 20 grafiche, ispirate al testo medioevale, esposte all’Abbazia di Montecassino nel 1993.

Un’opera «… grafica di grande effetto artistico e di chiara valenza didattica. L’opera con il tema della morte e del giudizio, finale […] attraverso un sapiente uso del disegno, riuscita sintesi di forma e contenuto, mostra il travaglio spirituale di Marquez e la sua partecipazione alla sofferenza dell’umanità. Prevale nelle composizioni grafiche una forza ascensionale salvifica e purificatrice che manifesta l’anelito dell’uomo contemporaneo alla purificazione della materia per liberarsi dall’imperfezione e realizzare la giustizia, la fratellanza, la libertà e la pace. La materia illuminata dallo spirito diventa strumento della realizzazione dell’uomo che attraverso l’amore, nell’esercizio delle virtù, ascende a Dio».

  • la storia del Vesuvio, dipinti di carichi di impressionante drammaticità, realizzati partendo dal ricordo dell’immane tragedia dell’eruzione vesuviana del 79 d.C., che ha completamente distrutto Ercolano, Oplonti, Pompei e Stabia, «… che nelle suggestioni della pittura si prospetta come epopea dell’immaginario, palpitante di valori umani e riflessioni profonde sulle costanti del dolore e sulla fede, che riscatta chi nella Speranza scavalca la tomba pagana e in Cristo e con Cristo risorge».
  • il maestoso, spettacolare e straordinario dipinto dal titolo L’opera dei Santi, la storia del Vulcano, realizzato per la chiesa parrocchiale dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, officiata dai padri Salesiani di Portici.

Un’opera, una gigantesca tela a forma di nuvola, composta da pannelli su telaio di legno, dalle dimensioni di 16 x 4,50 metri, eseguita con la tecnica della pittura a olio in oltre cinque anni di lavoro, in cui «… il microcosmo delle percezioni individuali e il macrocosmo metastorico  della coscienza si fondono ed evocano inquietanti interrogativi esistenziali». Un modo di immagini, racchiuso in una grande nuvola, come egli stesso annota «… ove tute le mie esperienze pittoriche passate si rigeneravano in un insieme scenico di Fede, Speranza e di Carità, vissute nel cuore delle cittadine collegate con Portici e in particolare con la Parrocchia dei SS. Cuori di Gesù e Maria, dove si celebra la “Glorificazione e l’Assunzione in Cielo di San Giovanni Bosco”».

Coniugato con la signorina Anna Favarolo, pur abitando a Portici, è rimasto intimamente legato a Ercolano, dove è nato e vissuto, nutrendosi dell’incomparabile bellezza del territorio vesuviano.

Il maestro Alfonso Marquez muore a Portici, il 17 marzo 1997.

Nel decennale della sua scomparsa, l’Amministrazione civica ercolanese, con la pubblicazione del catalogo Alfonso Marquez, opere, ha commemorato «… l’artista vesuviano, che ha saputo, con le sue radici ben piantate, viaggiare senza confini. La città di Ercolano è fiera di avergli dato i natali».

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