Figli di Portici famosi: lo storico e scienziato Emilio Sereni

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Emilio Sereni è nato a Roma, 13 agosto 1907, da Samuele Sereni, «… medico della Real Casa (ma è anche il “dottore dei poveri” fra gli artigiani e gli operai romani)» e da Alfonsa Pontecorvo.

Appartenente a un’agiata e colta famiglia della borghesia romana di religione ebraica osservante e antifascista, Emilio – da parenti e amici chiamato in casa Mimmo – è il più piccolo di quattro figli.

Al regolare corso di studi inferiori e superiori seguit presso scuole romane, ha affiancato lo studio privato «… delle dottrine economiche, dei problemi sociali e politici, della storia dei partiti antichi e moderni, leggendo una quantità enorme di libri e con un completo esame delle opere di Marx e di Engels».

Inoltre, ha completato la sua preparazione scientifica, grazie alla «… perfetta conoscenza di una infinità di lingue antiche e moderne: il tedesco, l’inglese, il francese, il russo, conosce benissimo il greco, il latino, l’ebraico, impara varie lingue slave e anche alcune antiche, comprese quelle espresse in scritture cuneiforme, come l’accadico, il sumero, l’ittita. E negli anni del carcere si impegnerà a studiare il giapponese».

Nel luglio del 1923, ha ottenuto la licenza liceale classica.

Nel mese di novembre dello stesso anno, è arrivato a Portici, per frequentare il corso di laurea in Scienze Agrarie.

La scelta di seguire tale corso di studi presso il Regio Istituto Superiore Agrario, è nata dall’intento di «… apprendere quanto più e di meglio potesse, per portare poi la sua competenza tecnica in Palestina».

Nei primi giorni di novembre del 1924, all’inizio dei nuovi corsi del Regio Istituto Superiore Agrario, incontra l’amico Manlio Rossi-Doria (Roma, 25 maggio 1905 – ivi, 5 giugno 1988), arrivato da Roma per seguire le lezioni del primo anno del corso di laurea in Scienze Agrarie.

Insieme all’amico, conosciuto negli agli anni del liceo frequentato a Roma, ha alloggiato «… in quello che scherzosamente chiamavamo il “Philip’s Hotel”». L’hotel, in realtà è il pensionato per studenti fuori sede, denominato Collegio Medici, situato all’interno del parco superiore della ex reggia.

Nel corso del 1925, assieme a Giorgio Amendola (Napoli, 15 aprile 1882 – Cannes, in Francia, 7 aprile 1926) ed Enzo Tagliacozzo, aggregatosi all’amico Manlio Rossi-Doria, si è recato a Napoli per far visita al settantenne scrittore e storico meridionalista Giustino Fortunato (Rionero in Vulture, Potenza, 4 aprile 1848 – Napoli, 23 luglio 1932).

Il gruppo è stato accompagnato dall’agronomo Eugenio Azimonti (Cerro Maggiore, Milano, 31 dicembre 1878 – Roma, 18 aprile 1960).

Interessato alla politica, nell’anno 1926, frequentando iscritti al Partito Comunista d’Italia, ha iniziato «… un’opera di proselitismo tra il proletariato di Napoli. E’ qui che si precisa il suo interesse per la questione meridionale e lo studio dell’agricoltura».

A fine luglio del 1927, ha completato gli esami di profitto del regolare corso di studi presso il Regio Istituto Superiore Agrario di Portici.

Pertanto, il 28 luglio 1927, dissertando su La colonizzazione agricola ebraica della Palestina, ha conseguito la laurea in Scienze Agrarie.

Nel novembre 1928, «… appena ventunenne», ha sposato la giovanissima Xenia Silberberg (…., 1906 – Losanna, in Svizzera, 27 gennaio 1952), che tutti chiamano Marina. Una giovane donna, «… figlia di due socialisti russi Lev Silberberg (impiccato in Russia dopo la rivoluzione del 1905) e Xenia Panphilova, riparata in Italia».

Nell’autunno, conseguita l’abilitazione all’esercizio della professione di agronomo, dal professor Alessandro Brizi (Poggio Nativo, Rieti, 7 settembre 1878 – Roma, 14 gennaio 1955, ha avuto una borsa di studio.

Borsista, è divenuto «… collaboratore» del titolare della cattedra di Economia, Estimo rurale e Contabilità Agraria del Regio Istituto Superiore Agrario di Portici.

Nel mese di novembre, è entrato «… formalmente nel Partito Comunista d’Italia».

Così, ben presto la sua abitazione al Granatello, è divenuta l’abituale ritrovo dei giovani della «… cellula embrionale» comunista porticese.

Nella giornata dedicata alla festa dei lavoratori, mercoledì 1° maggio 1929, nella sua abitazione ha tenuta una piccola riunione politica per discutere delle condizioni lavorative nelle fabbriche napoletane.

All’incontro, dal carattere politico organizzativo, sono presenti anche un tipografo e due o tre operai metalmeccanici, in rappresentanza degli «… operai militanti delle fabbriche Precisa e Officine Ferroviarie Meridionali (tra cui Gennaro Rippa, Franco Panico, Salvatore Cetara, Giuseppe De Sanctis) ed il tipografo Salvatore Castaldi».

In questa occasione, il giovane studente Giorgio Amendola, al suo primo contatto con la classe operaia, comprende che “Il proletariato non era più un concetto politico, ma una realtà umana concreta».

Il giovedì 7 novembre 1929, sempre nella sua abitazione a Portici, ha diretto una nuova riunione per celebrare la Rivoluzione d’ottobre.

Al termine della sua rievocazione, il giovane Giorgio Amendola, «… con voce commossa» ha chiesto che venga accolta formalmente la sua iscrizione alla sezione di Portici del Partito Comunista Italiano.

Nel giugno del 1930, il gruppo porticese, costituito da «… intellettuali e operai comunisti, come Manlio Rossi-Doria, Emilio Sereni, Xenia Sereni, Gennaro Rippa, Franco Panico», ha dato vita a un’intensa attività di propaganda antifascista e di proselitismo.

Grazie al loro lavoro nelle fabbriche della provincia napoletana, si sono formate cellule «… all’Ilva di Bagnoli, alla Precisa, alla Miani e Silvestri, alla Centrale termoelettrica di Vigliena, ai Bacini e Scali napoletani».

Mentre «… Manlio Rossi-Doria ha la responsabilità del lavoro in fabbrica, Sabatino Laurenza cura il settore dei contadini, il delicato incarico dell’elaborazione politico-culturale dei materiali di partito è svolto dallo stesso Sereni e dalla sua compagna Xenia. Le fonti sono scarse: «Stato operaio», la rivista ideologica del partito e «l’Unità», che viene riprodotta clandestinamente a Portici, nel laboratorio medico di Reale e in altre tipografie fidatissime».

Nel 1930, è stato a Parigi per prendere contatti con il centro esterno del Partito Comunista d’Italia (PCd’I).

Quindi, il martedì 16 settembre dello stesso anno, per il suo intenso proselitismo politico, «… dalla polizia fascista» è stato arrestato a Portici.

Unitamente all’amico e compagno di lotta Manlio Rossi-Doria, è stato accusato di «… ricostituzione del disciolto partito comunista, appartenenza al medesimo e propaganda».

Venerdì 28 Novembre, arrestati quali cospiratori, sono stati processati dal Tribunale Speciale Fascista, presieduto dal giudice Cristini.

Ritenendoli «… individui irriducibili, ormai perditi alla causa della patria», dal Tribunale Speciale sono condannati a venti anni: «… a dieci anni di reclusione per la ricostituzione del Partito Comunista, a cinque per l’appartenenza al partito e altri cinque per la propaganda svolta in suo favore».

In virtù del vigente Codice Penale, la pena detentiva è stata ridotta in quindici anni di carcere per il cumulo delle pene, a cui si aggiungono «… tre anni di confino in paesi agricoli della Basilicata (la forza del destino».

Ha cominciato così «… il duro peregrinare da un carcere all’altro, a Poggioreale, Regina Coeli, Lucca, Viterbo, Civitavecchia».

Domenica 15 Settembre 1935, dopo cinque anni di detenzione con Manlio Rossi-Doria è stato rimesso in libertà.

Con l’amico, anche lui agronomo, economista agrario ed esponente comunista, liberato per amnistia, è uscito di «… prigione insieme come insieme ci eravamo entrati».

Chiamato a far parte del Centro estero del PCd’I, espatriato clandestinamente, ha raggiunto Parigi.

Riparato in Francia, nella capitale francese, gli è stato assegnato la carica di «… responsabile del lavoro culturale e redattore capo di “Stato operaio” e “La Voce degli italiani”».

Nella città delle luci, allo scoppio della seconda guerra mondiale, ha assunto l’incarico «… di organizzare l’attività politica fra gli emigrati» in terra francese.

Nel settembre del 1941, ha steso il cosiddetto documento di Tolosa, cioè «… l’atto di nascita di quel comitato d’azione di cui fanno parte, oltre Sereni e Dozza per il Pci, Nenni e Saragat per il Psi, Silvio Trentin e Fausto Nitti per Giustizia e libertà».

Non tralasciando gli studi, è stato impegnato «… prima a Tolone e poi a Nizza per organizzare il lavoro di propaganda tra le truppe italiane di occupazione». Intanto, fondato il giornale La Parola del soldato, non è rimasto inerte. Nel ruolo di  «… commissario politico dei Franc tireurs et partisans delle Alpi Marittime», ha compiiuto e azioni di sabotaggio, attentati, colpi di mano».

Durante il mese di giugno 1943, incriminato per «… associazione sovversiva, emigrazione, istigazione di militari, documenti falsi», è stato arrestato nuovamente. Dal tribunale straordinario di guerra della IV armata italiana è stato processato e condannato a 28 anni di reclusione.

Dopo vari falliti tentativi di evasione dal carcere di Fossano, è stato rinchiuso per sette mesi nel braccio della morte alle Nuove di Torino.

Nell’agosto del 1944, riuscito a evadere, si è stabilito a Milano. Nella città meneghina, dal partito gli è stato assegnato l’incarico di dirigere l’ufficio di agitazione e propaganda.

Entrato a far parte del Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia, con Luigi Longo (Fubine, Alessandria, 15 marzo 1900 – Roma, 16 ottobre 1980) ha  rappresentato il Partito Comunista Italiano (PCI) nel Comitato di Librazione Nazionale.

Membro del comando generale delle brigate Garibaldi ha partecipato alla lotta di resistenza contro il nazifascismo.

Nell’aprile del 1945, è stato tra i dirigenti dell’insurrezione al Nord.

Il 29 dicembre 1945, durante il V° congresso del PCI, è stato eletto membro del Comitato centrale e della Direzione, rimanendo in carica fino al 1975.

Dal 25 settembre 1945 al 26 giugno 1946 ha fatto parte della Consulta Nazionale del Regno d’Italia.

Dal 26 giugno 1946 al 31 gennaio 1948, è stato deputato all’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana.

Due volte ministro: dal 14 luglio 1946 al 2 febbraio 1947, ha retto il dicastero all’assistenza post bellica e, dal 2 febbraio al 1° giugno 1947, quello dei lavori pubblici, Senatore di diritto, componente del gruppo comunista, ha occupato uno scanno a Palazzo Madama per la I legislatura, 8 maggio 48 – 24 giugno 1953. Poi è stato letto nella circoscrizione della Campania per la II, 25 giugno 1953 – 11 giugno 1958 nel collegio di Napoli e per la III, 15 giugno 1959 – 15 maggio 1963, in quello di Avellino.

Alle elezioni politiche del 1963, candidato nella circoscrizione della Campania, è stato eletto alla Camera dei deputati. Così, per due legislature è stato a Montecitorio, in rappresentanza del collegio elettorale  Napoli, dal 16 maggio 1963 al 4 giugno 1968 per la IV e dal 5 giugno 1968 al 24 maggio 1972, per la V.

Nel corso della mattinata di giovedì 22 maggio 1952, i compagni porticesi hanno intitolato la sezione a Xenia Sereni.

Dopo aver presenziato alla cerimonia, nel pomeriggio, dal palco eretto in piazza San Ciro, ha  tenuto un vibrante comizio.

Nel successivo mese di settembre, nonostante i pressanti impegni politici, ha partecipato all’inaugurazione della corrente edizione «… del Festival dell’Unità, organizzato dal Sindaco di Portici, Massimo Caprara, nei Giardini comunali, lungo il viale di accesso al Granatello».

Al tempo dell’invasione dell’Ungheria socialista da parte delle truppe russe (23 ottobre 1956 – 10 novembre 1956), comunista ortodosso, è stato fra i pochi a schierarsi apertamente dalla parte dell’Unione Sovietica.

Lo storico e scienziato Emilio Sereni muore a Roma, nella domenica 20 marzo 1977.

Il venerdì 26 ottobre 2007, nella ricorrenza del centenario della nascita, la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” ha dedicato a Emilio Sereni una giornata di studio.

I lavori, tenuti nella sala intitolata a Manlio Rossi Doria, sono stati presieduti dall’onorevole Abdon Alinovi (Eboli, Salerno, 6 maggio 1923 – Napoli, 15 febbraio 2018).

I relatori, nei loro interventi, hanno posto in risalto «… le sue opere sul paesaggio agrario, sulla storia economica antica e moderna, nonché la sua lotta per la libertà pagata con persecuzioni, carcere, esilio», la sua figura di Costituente e di Ministro Senatore della Repubblica Italiana.

Alle ore 16, un corteo partito da piazza San Ciro è arrivato all’ex palazzo reale.

Si è tenuta, poi,  nel largo antistante la reggia borbonica, la cerimonia di chiusura della manifestazione popolare.

Immediatamente dopo l’orazione commemorativa  tenuta da Abdon Alinovi, è stata scoperta la targa incisa in sua memoria.

Sulla lastra di lava vesuviana ceramizzata, affissa all’ingresso dello scalone che porta al piano nobile della reggia, si legge la seguente epigrafe:

Dottore agronomo, economista agrario, è stato autore di saggi di politica agraria, di storia dell’agricoltura e di storia dell’alimentazione.

Innumerevoli i suoi scritti; tra le sue opere principali ricordiamo: Il capitalismo nelle campagne, Il Mezzogiorno all’opposizione, La questione agraria nella rinascita nazionale italiana, La rivoluzione italiana.

Articolo correlato:

https://wp.me/p60RNT-3TH

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *