Figli di Portici famosi: Michele De Angelis

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Michele De Angelis è nato a Portici il 26 giugno 1740.

Il 31 marzo 1761, si è addottorato in Utroque Juris all’Università dei Regi Studi di Napoli.

Conseguita la licenza in teologia, è stato ordinato sacerdote il 7 aprile 1764.

Massone convinto, il 29 agosto 1775, ha aderito «… alla Libera Muratoria Napoletana».

Presso la loggia “La Renaissante” è stato iniziato «… all’obbedienza della Gran Loggia Provinciale del Regno di Napoli e Sicilia, dipendente dalla Grande Loggia d’Inghilterra».

Nel 1775, ha fatto richiesta di essere ammesso nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini.

Nel 1776, è stato nominato segretario della Regia Congregazione delle Missioni.

Nell’anno 1777, ha chiesto di avere l’esclusiva di predicatore della famiglia reale. Nel 1778, invece, ha fatto domanda «… di subentrare nella carica di aiutante dell’oratorio della regina, dopo la rinuncia di don Nicola Cinar».

Il 26 novembre 1783, gli è stato conferito il rettorato della Cappella dell’Annunziata in Nola.

Maestro di Sacra Teologia, il 15 febbraio 1792, dal sovrano Ferdinando IV di Borbone (Napoli, 1751 – ivi, 1825) è stato nominato cappellano onorario del Palazzo Reale. Nello stesso giorno, è stato anche «… designato Assistente al Soglio Pontificio».

Dal sommo gerarca della cristianità Pio VI (Giovanni Angelico Braschi: Cesena, 1717 – Valence-sur-Rhône, 1799) «… nel concistoro de’ 18 giugno 1792», ha ottenuto la nomina episcopale ed è stato assegnato alla diocesi di Gravina in Puglia. Consacrato vescovo, «… il 24 seguente in Roma nella basilica di San Pietro dal cardinale Francesco Saverio de Zalada», ha preso possesso canonico della diocesi il 10 agosto. Insediatosi il 18 dicembre dello stesso anno, nel giorno del Santo Natale, ha celebrato il suo primo pontificale nella cattedrale di Gravina.

Messosi subito all’opera, previa richiesta del Capitolo sul «… reintegro dell’uso della veste talare viola e di altre insegne», con decreto del 30 dicembre 1792, ha autorizzato «… i canonici a riprendere l’uso dell’antica mozzetta vescovile, mentre ai mansionari concede l’uso di una nuova mozzetta di seta orlata di ermellino».

Nel gennaio del 1793, ha promosso una “Missione” cittadina affidandola a Padri Redentoristi.

Esaudendo la richiesta «… di padre Salvatore Lavecchia, superiore del convento», dei Frati Minori Conventuali, ha provveduto a far restaurare la chiesa.

In seguito, il 9 giugno, ha consacrato la chiesa «… sotto il titolo del serafico padre Francesco annessa al convento di San Francesco di Gravina, dalla fondazione ancora non consacrata da alcun vescovo».

Nel marzo del 1794, ha avviato la Santa Visita Pastorale alla diocesi, completandola nei tre anni successivi.

Il 10 dicembre 1796, al Nunzio apostolico di Napoli, ha lamentato «… il libertinaggio e le inadempienze di alcuni chierici di Altamura».

Nel corso della visita del sovrano in terra di Puglia, «… essendo vacante la sede episcopale di Lecce», dal 22 al 25 aprile 1797, nei locali del vescovado, ha ospitato Ferdinando IV di Borbone (Napoli, 1751 . ivi, 1825), re di Napoli e di Sicilia.

Il 25 giugno 1797, a Foggia, insieme agli altri vescovi pugliesi, ha concelebrato il matrimonio di Francesco Borbone (Napoli, 1777 – ivi, 1810), principe ereditario del Regno di Napoli e di Sicilia, con Maria Clementina d’Asburgo (Villa di Poggio Imperiale, 1777 – Napoli, 1801), arciduchessa d’Austria.

Nel febbraio 1799, i francesi hanno fatto prigioniero papa Pio VI. Presa contezza della triste notizia, che ha suscitato profondo sdegno nell’intero mondo cattolico, ha organizzato momenti di preghiera.

In ottobre, «… con un dispaccio che invitava alle celebrazioni esequiali previo avviso alle autorità», ha appreso la ferale notizia della morte del sommo pontefice, avvenuta il 29 agosto, nella fortezza di Valence-sur-Rhône, dove era stato internato il 19 luglio.

Il 30 novembre 1799 i cardinali elettori, appena 35, quasi tutti italiani, si riuniscono per l’elezione del nuovo pontefice.

Il 14 marzo 1800, dopo tre interi mesi di conclave, tenuto nel monastero di San Giorgio a Venezia, il cardinale Barnaba Niccolò Maria Luigi Chiaramonti, in religione Gregorio, (Cesena, 1742 – Roma, 1823) è stato eletto papa all’unanimità. Al neo gerarca della chiesa cattolica, con il titolo Pio VII, ha inviato «…  immediatamente gli auguri a nome suo, del clero e del popolo di Gravina al nuovo successore di Pietro».

Nel 1800, seppur ammalato di podagia, ha nuovamente lamentato «… alla Sacra Congregazione del Concilio di alcuni chierici non proprio ligi al dovere».

Passata la breve esperienza della Repubblica partenopea, con il trattato di pace, accordo siglato dalla Francia e il Regno di Napoli a Firenze il 28 marzo 1801, il Regno di Napoli è tornato alla dinastia Borbone. Ciò nonostante le truppe francesi non hanno abbandonato del tutto il Meridione d’Italia. Quelle di stanza a Gravina, occupando il seminario diocesano, hanno preteso assistenza. Dopo la partenza delle truppe transalpine, il palazzo è stato giudicato inidoneo a ospitare i giovani seminastri. Quindi, ha accolto «… i chierici nel Palazzo Vescovile, perché continuassero gli studi».

Dal settembre 1802, ancora affetto dai suoi malanni, ha deciso di risiedere a Portici.

Dalla sua residenza nella città vesuviana, seppur malato, ha «… governato il vescovado attraverso Nicola Mormile, Vicario Generale in spiritualibus e temporalibus, a cui trasmette puntualmente le azioni da intraprendere. Per le funzioni proprie del vescovo, invece ricorre a mons. De Gemmis, prelato di Altamura, o a mons. Lupoli, vescovo di Montepeloso».

Dal gennaio 1806, con l’instaurasi a Napoli del regno francese, continuando a interessarsi alla vita della città e della cattedrale di Gravina, è rimasto molto turbato dalle brutte notizie ricevute: gli invasori francesi hanno soppresso molti conventi per impiantarvi ospedali o stalle; hanno utilizzato le chiese e il seminario come caserme d’alloggio per le truppe; hanno depredato oggetti sacri dalle chiese e dai conventi.

Allo stesso tempo, ciò che maggiormente l’ha rattristato, è stato l’apprendere che «… in molti luoghi sacerdoti e religiosi, abusando del sacramento della confessione, passano notizie segrete; altri non hanno repulsione alla lotta

attiva e a porsi al comando di ribelli in saccheggi e stragi, sporcandosi con il sangue le mani unte di sacro crisma».

Il vescovo di Gravina, monsignor Michele De Angelis muore il 1° ottobre 1806, nella sua casa a Portici.

I funerali si svolgono nella chiesa della Natività della Beata Maria Vergine e San Ciro.

I suoi resti mortali sono seppelliti nella Terra Santa della stessa chiesa.

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