Figli di Portici famosi: Salvatore Santo Jovino

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Salvatore Santo Jovino è nato a Nola, in provincia di Napoli, il 30 ottobre 1817, da Salvatore Jovino e da Illuminata Cafarelli.

Avviatosi alla vita monastica, è entrato giovanissimo nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, in San Lorenzo Maggiore in Napoli.

Ha iniziato il noviziato il 14 gennaio 1838 e ha emesso la professione il 15 gennaio 1839.

Il 19 marzo 1842, «… con la dispensa di 16 mesi sull’età canonica», è stato ordinato sacerdote.

Seppur assegnato alla comunità porticese del convento di Sant’Antonio da Padova, dal 10 settembre 1840 al 10 agosto 1841, è di casa al convento di Muro Lucano.

Rientrato nell’originaria comunità, ha vissuto «… la quasi totalità della sua vita religiosa a Portici».

Nel corso del capitolo provinciale della Provincia napoletana di San Francesco, tenuto dal 7 al 9 giugno 1847, «… alla vigilia dei trent’anni, è» stato nominato guardiano del convento porticese.

Dal settembre del 1849 all’aprile del 1850, durante i sette mesi di permanenza nella reggia di Portici del sommo pontefice Pio IX (Senigallia, 1792 – Roma, 1878), in volontario esilio da Roma, ha goduto della benevolenza del papa.

Tale è la considerazione del sommo pontefice gli accorda, che «… un giorno trattenendolo confidenzialmente gli ha detto: “P. Salvatore, se volete, c’è un posto per voi in Vaticano”».

Inoltre, invitato a celebrare la Santa Messa nella festività del poverello d’Assisi, di giovedì 4 ottobre, il padre comune di tutti i fedeli, non solo ha acconsentito, ma ha anche concesso indulgenze per i vivi e per i defunti a chi prega sull’altare maggiore della chiesa di Sant’Antonio.

Con l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna (21 ottobre 1861), il nuovo corso politico ha abolito la tradizionale corsa dei Barberi, disputata fino al 1860 durante i festeggiamenti in onore di Sant’Antonio da Padova.

Per conservare la tradizionale della festa popolare, ha ideato e realizzato il famoso “ciuccio ’e fuoco”. Un asino di cartapesta imbottito e ricoperto di fuochi pirotecnici: trainato lungo la strada, il ciuccio prendeva fuoco, accompagnato dal festoso scoppiettio dei petardi.

Dal 31 dicembre del 1866, in applicazione della legge sulla soppressione degli Ordini religiosi, nonostante i Frati siano stati espulsi dal convento, dall’Amministrazione civica è stato trattenuto a Portici come rettore della chiesa.

A lui si devono i lavori alla chiesa, rimasta tanto seriamente danneggiata dalla tremenda eruzione vesuviana dell’aprile del 1906, da essere stata chiusa al pubblico culto.

Ripreso «… il ritmo normale della vita», sollecitando fermamente autorità e popolo, ha avviato immediatamente le necessarie riparazioni.

Dopo tre anni, nell’aprile del 1909, terminati i lavori di ripristino e a «… restauri ultimati», ha riaperto al culto il sacro luogo.

Alla veneranda età di novantadue anni, padre Salvatore Santo Jovino rende l’anima a Dio, all’alba di venerdì 1° ottobre 1909, «… nel compianto di tutta Portici» e «… in odore di santità».

Sulla sua tomba, al cimitero di Portici, sulla scarna lapide, si legge la seguente epigrafe:

SALVATORE JOVINO / DEI FRATI MINORI CONVENTUALI / N. A NOLA IL 30-X-1817 – M. A PORTICI IL 1-X-1909

Il sindaco di Portici, «… Gaetano Poli diede alla cittadinanza questo annuncio: “Cittadini, con l’animo straziato vi do la triste nuova: il padre Salvatore Jovino non è più. Sereno, qual visse si è spento nell’umile cella che lo accolse per ben 70 anni. Al Giusto che spese la sua vita  tra noi in sublime apostolato di bene e di amore rendiamo il tributo di pianto e di venerazione accompagnandone la salma all’estrema dimora oggi alla 4 pomeridiane”.

Portici lo ricorda con una lapide incisa nell’ottobre del 1911, in occasione del secondo anniversario della morte. Sulla lastra di marmo bianco, sotto il simbolo dell’Ordine francescano, si legge la seguente iscrizione:

A / PADRE SALVATORE IOVINO / MINORE CONVENTUALE / PER COSTUME INTEMERATO PER ZELO MIRABILE / PADRE DEI POVERELLI / QUÌ DOVE EDUCÒ AL CULTO DELLA VIRTÙ / CON LA PAROLA E CON L’ESEMPIO / PARECCHIE GENERAZIONI / NEL SECONDO ANNIVERSARIO DELLA MORTE / CON LA MEMORIA DEL CUORE / IL POPOLO / Ottobre MCMXI

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