Figli di Portici famosi: Xenia Silberberg Sereni

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Xenia Silberberg è nata in Russia, nel 1906, da «… Lev Silberberg – militante socialrivoluzionario russo di origine ebraica» e da sua moglie Xenia Pamphilova, di religione ortodossa.

Ancora bambina, Xeniuska al seguito della madre, si è trasferita in Italia. la donna ha riparato a Roma dopo la condanna a morte del marito,  «… impiccato in Russia dopo la rivoluzione russa del 1905».

Dopo un anno di fidanzamento, nel novembre del 1928, ha sposato l’agronomo Emilio Sereni, «… appena ventunenne».

Subito dopo le nozze, fissata la propria dimora a Portici, con il marito ha abitato in un appartamento ricavato all’interno del «… quartino in casa di Donna Michelina».

Assunto con il matrimonio il cognome Sereni, è rimasta quasi subito incinta. Nel 1929, ha partorito «… Lea Ottobrina la prima delle tre figlie che Sereni ebbe da Xenia. Seguirono infatti Marina, nel 1936 e Clara, nel 1946».

Militante, dal giugno 1930, con il gruppo comunista di Portici, costituito da «… intellettuali e operai comunisti, come Manlio Rossi-Doria, Emilio Sereni, Gennaro Rippa, Franco Panico», ha sviluppato un’intensa attività di propaganda antifascista e di proselitismo al comunismo.

Grazie al loro lavoro nelle fabbriche della provincia napoletana, è stato dato vita a cellule «… all’Ilva di Bagnoli, alla Precisa, alla Miani e Silvestri, alla Centrale termoelettrica di Vigliena, ai Bacini e Scali napoletani».

Mentre «… Manlio Rossi-Doria ha la responsabilità del lavoro in fabbrica, Sabatino Laurenza cura il settore dei contadini, il delicato incarico dell’elaborazione politico-culturale dei materiali di partito è svolto dallo stesso Sereni e dalla sua compagna Xenia. Le fonti sono scarse: «Stato operaio», la rivista ideologica del partito e «l’Unità», che viene riprodotta clandestinamente a Portici, nel laboratorio medico di Reale e in altre tipografie fidatissime».

Senza tener conto dell’arresto del marito, avvenuto a Portici il 16 settembre 1930, ha continuato la sua militanza comunista e ha mantenuto i rapporti tra il recluso e il partito.

Dopo cinque anni di detenzione, alla messa in libertà nella domenica 15 settembre del 1935, ha condiviso con il marito la clandestinità.

Alla fine del 1935, lasciata clandestinamente l’Italia, è espatriata,  trovando riparo in Francia.

Dal gennaio 1936, assieme al marito e alla figlioletta Lea Ottobrina Sereni, ha vissuto a Parigi.

Da tutti ormai chiamata Marina, nome scelto durante la clandestinità antifascista, nella capitale francese, ha diretto il giornale Noi donne. Un foglio di politica e cultura, organo delle più significative voci femminili antifasciste in esilio, inizialmente uscito come clandestino, fondato nel 1937 assieme a Teresa Noce (Torino, 29 luglio 1900 – Bologna, 22 gennaio 1980).

Poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, improvvisamente, assieme al marito è stata sospesa dal Partito Comunista d’Italia. Motivo della loro sospensione l’aver scoperto ch’ella «… era una lontana parente della donna che molti anni prima aveva attentato alla vita di Lenin». Cosa, del resto, dalla coppia mai tenuta nascosta.

Rientrata in Italia, nel giugno del 1943, ancora una volta è rimasta sola, a seguito dell’arresto del marito.

Nel 1944, stabilitasi a Milano, mentre il marito è stato impegnato nella direzione dell’ufficio di agitazione e propaganda, ha diretto un corso di educazione politica per le compagne.

Nel corso della mattinata di giovedì 22 maggio 1952, la sezione del Partito Comunista Italiano di Portici, con sede in piazza San Ciro, è stata intitolata al suo nome.

I compagni porticesi hanno visto così appagato il loro desiderio, espresso da molto tempo.

Alla cerimonia sono stati presenti Emilio Sereni, compagno di Xenia e Giorgio Amendola, tutti gli iscritti alla locale sezione del Partito e numerosi cittadini.

Dopo il rituale saluto tenuto dal «… compagno De Leone, segretario della Sezione, ha parlato il compagno Giorgio Amendola, rievocando l’esempio e l’insegnamento, che si esprimono nel nome di Xenia  Sereni, ed alcuni episodi che testimoniano il contributo da lei dato negli anni che vanno dal ’29 al ’31, proprio  a Portici, accanto al suo compagno, all’attività di ricostruzione del partito.

Il compagno Salvatore Cacciapuoti ha quindi allacciato alla bandiera della Sezione il nastro con il nome di Xenia Sereni».

Xenia Silberberg muore a Roma, 17 dicembre 1952.

Nel 1955, postumo, è stato pubblicato a Roma un volumetto autobiografico dal titolo I giorni della nostra vita.

L’Autrice, antifascista e militante comunista, ha raccontato la sua vicenda politica e familiare.

«… Il libro avrà una straordinaria diffusione tanto da essere un vero e proprio best seller, tirato per oltre un milione di copie e proposto dal partito come modello pedagogico per le nuove generazioni per la sua adesione alla dottrina del Pci».

La sua vicenda politica e familiare è narrata nel romanzo storico Il gioco dei regni, scritto, nel 1993, dalla figlia Clara Sereni (Roma, 28 agosto 1946 – Zurigo, 25 luglio 2018), scrittrice e giornalista.

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