Figli di Portici famosi: Luigi Zuppetta

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Luigi Zuppetta è nato a Castelnuovo della Daunia, in provincia di Foggia, il 21 giugno 1810.

Giovanissimo si è trasferito a Portici, per studiare a Napoli.

Completati gli studi superiori, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all’ateneo napoletano. Venuto dal nulla, percorrendo «… a grado a grado il suo luminoso cammino» si è affermato nel foro napoletano come valente penalista.

Sommo giurista, avuto la cattedra, è stato professore di Diritto penale nell’Università di Napoli.

Patriota, fermo nei suoi ideali repubblicani, accusato di appartenere alla Giovane Italia, nel 1843, per sfuggire all’arresto, è emigrato a Malta.

Quindi, per qualche tempo, ha vissuto esule prima a Malta, dove ha curato la pubblicazione di molti suoi saggi Raccolta de’ migliori articoli legali e letterari.

Nel 1848, successivamente al rientro a Napoli, eletto nel Parlamento napoletano, ha continuato a manifestare la sua aspra opposizione ai Borbone. Così, dopo i moti del maggio 1848, reo di lesa maestà, per sfuggire alla pena capitale, ha dovuto lasciare il Regno delle Due Sicilie.

Condannato a morte in contumacia, nel 1849 a Roma, presso il governo della neonata Repubblica Romana, ha cercato invano di poter tenere delle lezioni di Diritto.

Si è, poi, spostato nella piccolissima Repubblica di San Marino. In terra sammarinese, nel 1859, si è impegnato a elaborare e a redigere «… l’avveniristico codice penale» della Repubblica del Monte Titano.

Infine, continuando nella sua peregrinazione, dal 1960, ha vissuto a Genova, collaborando a La bandiera del popolo.

Dopo l’Unità d’Italia, tornato nuovamente a Napoli, nel 1861, è candidato alla Camera del Regno d’Italia per il collegio di Sansevero. Eletto deputato, ha partecipato alla prima legislatura del Parlamento italiano (VIII legislatura: 18 febbraio 1961 – 7 settembre 1865).

Avvicinatosi alla Massoneria, nel 1862, è stato iniziato nella loggia Fede italica di Napoli, appartenente al Grande Oriente d’Italia. Membro effettivo della loggia napoletana, è stato ferventissimo seguace fino agli anni Ottanta.

Nel corso dell’anno 1863, adducendo motivi di salute, si è dimesso da parlamentare.

Sempre nel 1863, nel corso dell’XI Congresso delle Società Operaie Italiane (SOI), è entrato a far parte della Commissione direttiva.

Alle elezioni politiche dell’ottobre 1865, in rappresentanza del collegio elettorale di San Severo, è stato rieletto deputato al Parlamento italiano per la IX Legislatura (22 ottobre 1865 – 25 novembre 1866). Ancora una volta, però, poco dopo ha lasciato i banchi di Montecitorio.

Esponente di spicco della massoneria meridionale, nel 1869, è stato eletto oratore della Loggia Rigenerazione di Napoli.

Nel 1872 a Napoli, ha conosciuto il giovane filosofo pugliese Giovanni Bovio (Trani, 1837 – Napoli, 1903). Spessissimo l’ha ricevuto nella sua «… piccola casa ospitale» e l’ha avuto commensale a consumare dei pranzi tra i più frugali.

L’amicizia che l’ha legato al filosofo con cui ha condiviso le idee repubblicane e, l’essere stato legato alla filosofia hegeliana e alla libertà di pensiero, l’hanno reso esule in patria.

Nel 1880, per una terza volta, sempre per lo stesso collegio uninominale, è entrato alla Camera. Deputato per la XIV legislatura (26 maggio 1880 – 25 settembre 1882), anche stavolta si è subito dimesso.

È stato autore di interessanti e importanti scritti, ancora oggi rinomati, ammirati e oggetto di studio.

Fra i tanti lavori giuridici, ricordiamo: i tre volumi della Legislazione Penale comparata del Diritto Penale; la Metafisica della Scienza delle legge penali; il Sommario delle lezioni intorno all’ordinamento penale ed alla procedura penale; il Codice penale della Repubblica di San Marino. Quest’ultima opera, pubblicata a Ravenna nel 1859, ha segnato «… un’orma indelebile nella storia del Diritto».

Per quanto «la sua fama di scienziato fosse molto maggiore nelle provincie meridionali, che non nelle altre parti d’Italia, vuoi per la natura del suo ingegno troppo compiacentesi di astrattezze, vuoi perchè parte della sua fama egli dovette all’aureola di cui lo cingevano con grande affetto gli studenti di quella Università; non si può tuttavia negare» che i suoi elaborati siano stati lavori di pregio.

Quasi ottantenne, l’avvocato e giureconsulto Luigi Zuppetta muore «…a villa Rolando», sita alla via dietro la parrocchia a Portici, il mercoledì 8 maggio 1889.

Le sue spoglie mortali vengono inumate nel cimitero di Poggioreale a Napoli, che «… accolse e custodisce nel famedio degli uomini illustri la sua salma e gli dedicò una strada ed un busto».

Il Governo della Repubblica di San Marino, per riconoscenza, fece murare una lapide nell’atrio del Palazzo del Governo, così concepita:

A LUIGI ZUPPETTA NAPOLITANO SOMMO IN PATRIA E FUORI NELLA SCIENZA PENALE PERCHE’ QUI DALL’ANNO 1858 AL 1860 CODIFICATORE E MAGISTRATO IL NOME DELLA REPUBBLICA ONORANDO PROMOSSE LA CITTÀ’ PER MEMORIA DELL’ESULE PENSATORE 1894

Il Consiglio comunale di Portici, a tre anni dalla morte di Luigi Zuppetta, «… per onorare la memoria di così insigne uomo», ha dedicato al suo nome una strada.

È la via che da largo Cassano porta a via Pagliano, precedentemente detta via Campitelli.

Inoltre, per ricordare l’illustre giurista, a sue spese, l’Amministrazione comunale di Portici «… fece erigere nella villa comunale» un piccolo monumento. In una delle aiuole, è stata innalzata una colonnina quadrangolare di pietra lavica, recante alla sommità un busto di marmo. Alla base della stele, sulla grigia pietra di piperno, si legge la scritta:

P O R T I C I  A  L.  Z U P P E T T A 1896

Purtroppo da tempo, il busto non c’è più: trafugato nottetempo da ignoti, non è stato più ritrovato.

Un gruppo di cittadini ha voluto perpetuare alle future generazioni la figura dell’eccelso giureconsulto. Così, di loro iniziativa hanno fatto incidere un’epigrafe commemorativa.

Di lunedì 8 maggio 1911, hanno poi fatto murare la lapide, sulla facciata del palazzo di proprietà della famiglia Rolando alla via Francesco Bellucci Sessa. Sul bianco marmo, si legge la seguente iscrizione:

IN QUESTA CASA/ L’VIII MAGGIO 1889/ DOPO LUNGA DIMORA IN PORTICI/ MORI’ LUIGI ZUPPETTA/ PURISSIMA ANIMA DI EROE/ INTELLETTO SOMMO DI GIURISTA/ ESEMPIO INSUPERATO/ DI AUSTERA PROBITA’ DI COSCIENZA/ E DI FEDE INCROLLABILE/ NELL’IDEALE DI RIVENDICAZIONE/ DELLE SUPREME LIBERTA’ UMANE/ UN COMITATO DI CITTADINI L’VIII MAGGIO 1911 POSE

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