Filippo Barbera indaga Ippodamo di Mileto

L’architetto e ricercatore Filippo Barbera nel suo ultimo libro Ippodamo di Mileto e gli “inizi” della pianificazione territoriale, Franco Angeli edizioni, Il restituisce la caleidoscopica seppur poco conosciuta figura di Ippodamo di Mileto.

La personaltà e gli studi dell’architetto e urbanista della Grreia antica viene indagata in tutte le possibili sfaccettature che affiorano dalle fonti antiche e dalle diverse interpretazioni offerte dagli studiosi nel corso dei secoli.

L’indagine si sofferma sulle restituzioni topografiche emerse dalle ricerche archeologiche, sulle molteplici interpretazioni dei piani a lui attribuiti (Pireo, Turi e Rodi) e sulle diverse disamine del suo progetto di costituzione effettuate nei più disparati ambiti disciplinari (filosofia, filologia, storia antica, archeologia, storia del diritto, storia della matematica, storia militare, storia dell’economia, storia dell’architettura e dell’urbanistica, urbanistica, sociologia e scienza della politica).

Filippo Barbera ha inteso prediligere un metodo multidisciplinare, nel convincimento che lo storico dell’architettura debba innanzitutto ripercorrere i metodi progettuali e operativi che informarono l’ideazione, la progettazione e l’esecuzione delle opere, sia in ambito architettonico che urbanistico. In questo approccio complesso che si muove dentro una prospettiva di ricerca genealogica di ascendenza foucaultiana, l’autore ritiene che in ogni piano o progetto vada dipanato il fitto intreccio di saperi sotteso alla formazione culturale degli architetti e degli urbanisti, alle influenze della politica e della società, alla prassi tecnico-progettuale, alla genesi delle forme, all’ideazione delle strutture, alla simbolica delle forme e degli spazi.

Filippo Barbera è Phd in Storia dell’architettura e della città, titolo conseguito al Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II di Napoli. Ha effettuato studi sull’architettura del tardo barocco, soffermandosi sull’età dell’assolutismo, sul rapporto tra spazio e potere, sull’incidenza del simbolismo massonico nell’architettura del Settecento. Ha svolto ricerche sull’architettura delle Ville Vesuviane, sui giardini di Versailles e sull’opera dei giardinieri di corte Jacques Boyceau de la Barauderie e André Le Nôtre, operando una disamina delle matrici generative geometriche e simboliche dei progetti, tema che diverrà una costante di tutte le sue ricerche successive, relative ad altre epoche storiche: architettura e urbanistica greca e romana, architettura gotica, architettura moderna.

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