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Giada, il travaglio interiore di una giovane studentessa

di Maurizio Longhi

Anche se LoSpeakersCorner si occupa di cultura e non di cronaca, ci sentiamo di fare uno strappo alla regola, perché la vicenda di Giada ci ha colpito e scosso. Era una studentessa universitaria di 26 anni, nel pieno della sua vita, ma ha deciso di togliersela, un gesto estremo indice di un malessere che non è stato intercettato in tempo.

In questi casi, soprattutto i familiari, non possono farsi divorare dai sensi di colpa, probabilmente non avrebbero mai immaginato di ricevere una chiamata simile. Chissà che disagio le corrodesse l’anima, chissà da quanto tempo conviverci le era diventato impossibile, insopportabile, al punto tale da preferire un gesto estremo. Forse ha pensato che non ci fosse alcuna soluzione al suo problema, si è guardata intorno e tutto le ha fatto paura, come se ogni cosa rappresentasse una minaccia, ogni pensiero le perforava il cuore, ma non per aprire brecce di speranze bensì per scavare solchi di paure e inquietudini.

Chissà se non avesse chiesto aiuto, se non si fosse scontrata con un muro di indifferenza, la cosa peggiore che possa capitare ad un animo sensibile e fragile. Giada aveva sicuramente un peso sul cuore, magari sarebbe stata disposta a tutto per alleggerirlo, le cose sarebbero potute andare diversamente se nel suo cuore si fosse fatta strada la speranza di poterlo rimuovere quel maledetto peso. Invece no, ogni giorno che passava si faceva più pesante, le faceva sempre più male, ne opprimeva così tanto il respiro che non ha visto altra soluzione che quella più estrema: andarsene via, lontana da quelle sofferenze che le avevano fatto venire il male di vivere. Vivere non deve mai diventare uno strazio, evidentemente lo era per Giada, che ha scelto la sua facoltà per farla finita, quel luogo che avrebbe potuto regalarle una gioia immensa.

Pare che fosse indietro con gli esami e non avesse il coraggio di dirlo alla famiglia, temeva che la sua crisi interiore non sarebbe stata compresa, chissà cosa provasse quando incrociava nei corridoi i volti felici di sue coetanee, intente a scattare foto con la corona d’alloro sulla testa e la tesi in bella mostra.

Non è il loro compito, meglio specificarlo, ma come sarebbe bello se anche i docenti riuscissero a cogliere i disagi dei giovani, spingendoli ad aprirsi, a parlare anche di se stessi e non solo di mera didattica. Non è detto che in ambito universitario debbano dettare legge solo concetti quali rigore e disciplina, farvi entrare anche un po’ di umanità ed empatia potrebbe aiutare gli studenti a sentirsi più compresi e sereni.

Che nessuno giudichi la vita di Giada, solo lei può sapere quanto abbia sofferto, quanto grigie e cupe fossero le sue giornate, forse non ha pensato che dentro di sé potesse trovare quella forza che le sarebbe servita per reagire e ripartire, si sarà sentita sola, insieme alle sue angosce, che non hanno trovato più un argine, fino a travolgerle la vita.

 

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