Giornata Italiana della Prevenzione Cardiovascolare

Carlo Alfaro, Dirigente Medico di Pediatria presso gli Ospedali Riuniti Stabiesi (Na), ove è titolare di Incarico professionale di consulenza, studio e ricerca di Adolescentologia, informa sulla prevenzione cardiovascolare, che deve partire sin dall’infanzia 

Il 13 maggio 2021 si è celebrata la prima Giornata Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare, promossa e organizzata dalla Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC) al fine di accrescere la consapevolezza della popolazione sull’importanza degli interventi di prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le malattie cardio-vascolari costituiscono il 70% dei decessi annui a livello mondiale. In Italia, ogni anno 240mila persone muoiono a causa di patologie cardiovascolari, che rappresentano la principale causa di morte.

L’incidenza di malattie cardiovascolari nelle donne è più bassa che negli uomini prima della menopausa, ma con la perdita dello scudo ormonale degli estrogeni la mortalità delle donne oltre i 60 anni supera quella maschile.

Alcuni fattori di rischio (età, sesso maschile, predisposizione genetica, familiarità) non possono essere modificati, ma la prevenzione primaria punta al controllo dei fattori di rischio modificabili, quali colesterolo e trigliceridi elevati, diabete, fumo, ipertensione, obesità, stress, sedentarietà, diete ad elevato contenuto calorico e ricche di zuccheri semplici, grassi saturi e cibi ultra-processati, cattiva qualità del sonno.

Contro questi fattori di rischio si raccomanda l’adozione di uno stile di vita sano e corretto basato su dieta equilibrata, moderato consumo di bevande alcoliche, abolizione del tabacco, movimento regolare e costante.

L’intervento preventivo va instaurato precocemente nella vita perché anche se infarti e ictus colpiscono l’adulto-anziano, il danno cardiovascolare inizia già dall’infanzia. La prevenzione secondaria si riferisce invece al riconoscimento precoce di sintomi e segni di allarme, quali eccessivo affaticamento nel fare esercizio fisico, dolore precordiale, palpitazioni, e agli screening esempio misurazione pressione, esami ematici.

Gli alimenti svolgono un ruolo cruciale nello sviluppo delle malattie cardiovascolari, interferendo con l’espressione dei geni predisponenti, sia nel senso di favorirla che di bloccarla (funzione epigenetica). La base patofisiologica delle malattie cardiovascolari è l’aterosclerosi, caratterizzata dalla deposizione progressiva sulla parete delle arterie di placche che le occludono.

Già nel primo anno di vita, sulle grosse arterie nei soggetti geneticamente predisposti si formano le strie lipidiche, primo stadio dell’aterosclerosi, ma la loro progressione in placche fibrose o viceversa la regressione saranno condizionate dal bilancio tra componenti nocivi dell’alimentazione (eccesso di colesterolo e trigliceridi, prodotti di ossidazione dei grassi, LOPS, e del colesterolo, COPS, Lipoproteina A ossidata dagli acidi grassi trans, Omocisteina da eccesso di proteine animali, eccesso di zuccheri raffinati) e componenti dei cibi ad azione antiossidante, che ne contrastano gli effetti (polifenoli, vitamina C ed E, carotenoidi, retinoidi, acidi grassi polinsaturi omega-3). Gli effetti della dieta iniziano già in epoca pre-natale e continuano durante tutta l’infanzia.

Nella grave carestia olandese del 1944, i figli di madri che durante la gravidanza vennero esposte a profonde carenze nutrizionali hanno mostrato un significativo aumento di incidenza di patologie cardiovascolari.

ph by MacMoreno and ALEISF – Opera propria

I disordini del metabolismo lipidico sono tra i principali fattori di rischio cardiovascolare. Le lipoproteine ad alta densità (HDL) sono responsabili del trasporto inverso del colesterolo dai vasi al sangue e quindi hanno funzione protettiva nei confronti dell’arteriosclerosi, mentre quelle a bassa densità (LDL) sono responsabili del deposito del colesterolo dal sangue nelle cellule e nei vasi e quelle a densità molto bassa (VLDL) del deposito di trigliceridi.

Il livello plasmatico di colesterolo LDL in particolare è un fattore di rischio significativo per infarto del miocardio e ictus celebrale, al punto che le nuove linee guida europee per la gestione delle dislipidemie (ESC/EAS 2019) hanno abbassato i valori ottimali al di sotto di 100-110 mg/dl per i soggetti senza altri fattori di rischio, 70 mg/dl per i pazienti a rischio, 55 mg/dl per quelli ad altissimo rischio (pregresso evento cardiovascolare) e addirittura al di sotto di 40 mg/dl in chi ha avuto più eventi cardiovascolari. Quando si nasce il colesterolo LDL è intorno a 30 mg/dl.

Oggi si tende a pensare che non esista un livello minimo di LDL, ma più basso è meglio è. Più che un fattore di rischio, il colesterolo LDL rappresenta un fattore causale dell’arteriosclerosi: contribuisce a formare la placca che restringe le arterie. Un nemico invisibile, perché i suoi livelli ematici non comportano alcun sintomo. Per misurare l’indice di rischio cardiovascolare, si divide il valore di colesterolo totale per quelli di colesterolo HDL: dovrebbe risultare idealmente inferiore a 5 nell’uomo e a 4,5 nella donna.

Anche il tipo di zuccheri presenti nell’alimentazione è importante. Una ricerca pubblicata su New England Journal of Medicine a maggio 2021 ha analizzato attraverso lo studio International Prospective Urban Rural Epidemiology (PURE) un totale di 137.851 persone, di età compresa tra 35 e 70 anni e provenienti da 20 Paesi di 5 continenti e da diversi contesti socio-economici, per una media di 9,5 anni, riscontando che una dieta ricca di carboidrati semplici ad alto indice glicemico (pane bianco, dolci, bevande zuccherate) comporta un rischio maggiore di infarti, ictus e mortalità. Il rischio era maggiore in caso di malattia cardiaca preesistente o di obesità.

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