Gli enigmi di Pompei

di Michele Di Iorio

Pompei venne sepolta dall’eruzione del Vesuvio nell’anno 79 d.C. Gli scavi di recupero iniziarono sotto re Carlo Borbone di Napoli e Sicilia nell’anno 1748, con la direzione dell’ingegnere militare spagnolo Alcubierre, e proseguiti dal Medrano. Non si riusciva a trovare una traccia documentale che fosse effettivamente l’antica città, per cui veniva chiamata dai primi archeologici borbonici Civita, fino a che nel 1763 si trovarono reperti pompeiani con notizie certe. Scavi archeologici  sistematici furono iniziati solo nel 1808 da re Gioacchino Murat.

Gli scavi insieme alla conoscenza hanno riportato alla luce anche enigmi che non sono stati ancora risolti.

Nel 1846,  direttore degli scavi l’archeologo Giuseppe Fiorelli, appartenente alla loggia egizia massonica La Folgore del Misraim Scala di Napoli, fu rinvenuta una crux dissimulata: inscritta in un quadrato vi era una croce con 5 parole, ognuna di 5 lettere e a lettura palindroma, sator opera tenet opera rotas. Solo la parola opera non è palindroma, e qualcuno ha ipotizzato che possa essere l’acronimo di Aeternus Rex Excelsus Pater Omnipotens.

Si trattava del famoso quadrato magico, sul cui significato hanno indagato teologi cattolici e protestanti, monaci benedettini, francescani, basiliani e circestensi, Cavalieri Templari e di Malta e studiosi di reperti celtici. A tutt’oggi non è stato trovato il significato insito in queste lettere, ma ne sono stati ritrovate molti graffiti su antichi edifici, monasteri e chiese di tutta Europa.

Durante gli scavi di Pompei del 1925 venne rinvenuto un secondo quadrato magico, il sator sulle mura di casa di Quinto Paquio Proculo, e nel 1936 un terzo inciso su una colonna della Palestra Grande.

Ancora, uno più piccolo di 4 lettere con le parole roma olim milo amor. Gli studiosi del tempo chiamatono questa incisione latercolo pompeianus, attribuendole erroneamente origini cristiane. Questa ipotesi venne presto scartata, in quanto alcuni sator ritrovati erano risalivano al 64 a.C.

Anche il famoso enigmista Stefano Bartezzaghi nel 2000 si cimentò nella spiegazione del quadrato magico, ma senza successo.

Nel 2009  fu la volta dell’architetto napoletano Nicola Iannelli, nonché astrofilo e studioso di  astronomia antica fece astrusi calcoli rifacendosi a quelli dei rituali divinatori etruschi edel culto sacro delle origini di Roma. Lo studioso attribui l’origine del quadrato magico quello di  «… sator del seminatore, che sul carro aratro tiene le ruote dell’opera di fondazione»:  quindi il seminatore era Romolo, fondatore di Roma. Secondo la sua spegazione era un rito etrusco, passato poi al mondo romano.

Altro enigma degli scavi di Pompei è Villa dei Misteri. I suoi affreschi che raffigurano rituali del culto non ufficiale di Dioniso, diffuso in tutta la penisola italica. Qualcuno ha attribuito alla rappresentazione del dipinto un significato alchemico-magico iniziatico, che in origine, come tutti i culti misterici, era sotterraneo.

Indicherebbe perciò la risalita verso la luce dell’umanità, che serba la sapienza interiore attraverso il proprio dromos, inteso come il passaggio attraverso il quale l’inconscio si libera da dubbi e demoni, un percorso purificatore che conduce in estasi verso un unico dio cosmico, ermafrodita come il Bafometto dei Templari …

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