Gomorra la serie 3, recensione primi due episodi e tweet

di Renato Aiello

La terza stagione di Gomorra la serie non si è fatta attendere a lungo. Trascorsero due anni tra la prima e la seconda, record di ascolti e successo di critica e pubblico nel 2014 e 2016, anche e soprattutto all’estero, mentre stavolta le vicende di Genny bello, Ciro l’Immortale, Patrizia e Scianel sono ritornate sul piccolo schermo venerdì 17 novembre – precedute dalle proiezioni in sala accolte molto positivamente -, a un anno e mezzo di distanza da dove avevamo lasciato i nostri protagonisti.

Si confermano quasi subito i sospetti maturati dopo il finale di Gomorra 2, quel colpo di scena con l’uccisione di Don Pietro Savastano (Fortunato Cerlino) ad opera del suo più grande e acerrimo nemico, Ciro Di Marzio (Marco D’Amore)  – da ora avviso che ci sono SPOILER e anticipazioni sulla trama, perciò internauta e fan avvisato, mezzo salvato.

Le prime due puntate, dirette dal rodato Claudio Cupellini, ruotano infatti intorno al nuovo re di Secondigliano e Scampia, che ha permesso all’ex nemico Ciro di freddare il padre sulla tomba di famiglia, vendicando così la morte della figlia piccola dello scissionista e liberandosi dell’ingombrante figura paterna.

Sebbene brancoli nel buio, il vicerè Malammore (Fabio De Caro, colonnello fedelissimo di Don Pietro) – scopriamo in questa puntata le origini del mitico soprannome – intuisce che il figlio del re è quello che non piange ai funerali del padre, ma non è abbastanza scaltro da evitare l’imboscata finale sul litorale domizio, in una crescente tensione emotiva coronata dalla fratellanza psichica di Genny e Ciro ormai sempre più evidente. Nelle inquadrature si presume che la scena sia stata girata nei pressi del Villaggio Coppola, sulla spiaggia abbandonata e degradata che fu già set per l’Imbalsamatore di Matteo Garrone, regista della prima trasposizione visiva del romanzo di Roberto Saviano.

Ciro ha la sua vendetta ma sceglie di fuggire per ora, sebbene si prospetti un suo ritorno in grande stile – il trailer e i vari backstage andati in onda su Sky suggeriscono il rifugio in Bulgaria -, in un’apertura di stagione speculare all’incipit della seconda, con la fuga del latitante Don Pietro in Germania e la promessa di riprendersi «tutto chell che è ‘o nuostro».

A farla da padrone adesso è Genny (Salvatore Esposito, un attore che parla solo con gli occhi), nuovo boss potente tra Roma e Napoli, che da sovrano con molteplici titoli degno del Trono di Spade raggiunge un accordo di pace con i clan del centro storico intorno a una tavola rotonda che ricorda, con la pianta della città di Napoli su legno, la mappa di Westeros dell’ultima stagione dei troni. La bianca, la neve, ovvero la droga honduregna passa anche alle famiglie della camorra più antica dei vicoli e dei rioni.

Claudio Cupellini, il regista

Incombe solo l’incognita del suocero al momento, l’efficace Gianfranco Gallo, che a un anno di distanza dalla carcerazione – su cui c’è lo zampino del genero, accettato anche dalla figlia Azzurra – medita una rivincita di sangue sul giovane Savastano: Gennaro infatti non solo si è annesso i domini paterni dell’area Nord di Napoli, ed esercita un influenza tributaria su Forcella, Sanità, Maddalena e Quartieri Spagnoli, ma si è pure impossessato delle società del suocero con cui fa affari separati e a suo esclusivo vantaggio.

Ritorna nel secondo episodio infatti il legame con l’Honduras, già intravisto nella scorsa stagione, e se l’elemento splatter allora era solo implicito, qui si fa chiaro ed evidente con la macelleria dell’Eurospin, in una sequenza pulp degna di Tarantino e dei Coen di Fargo – per chi ricordasse il finale sulle nevi di quel film.

Non c’è catena di sangue senza anelli deboli però e qui il ventre molle del nuovo Sistema è rappresentato dal nuovo consigliere Gegè – plagiato subito dal famelico suocero – e dal ritorno di un personaggio chiave della serie tv: Cristina Donadio e la sua Scianel non sono ancora riapparse, ma le minacce consegnate dall’eterna ambasciatrice Patrizia (Cristiana Dell’Anna, sempre più brava come vedova Savastano) all’enigmatica Marinella/Irene (Denise Capezza) non promettono nulla di buono sul futuro di queste anime nere.

Dopo l’esperimento dei #thronetweet su #GameofThrones ad agosto, ecco quelli su #gomorra3 lanciati al debutto di venerdì 17 da @RenatoNovAjello:

Svelato finalmente il mistero del soprannome più famoso di #gomorralaserie: #Malammore.

Inchino e mural vergognosi quelli tributati al re defunto. E la cella frigorifera obitorio non è da meno.

Quel tavolo con la mappa di #Napoli fa tanto la cartina di #Westeros nel #tronodispade.

La nuova casa di Genny e Azzurra segna l’evoluzione dello stile cafonal dorato verso echi di Le Corbusier.

#Genny e #Azzurra,unici degni eredi ed epigoni di Edda Ciano Mussolini e Galeazzo Ciano. Carrieristi senza alcuna pietà.

La nuova dimora #Savastano sembra uscita da un factual format tv #RealTime.

Honduras y Savastanos, pueblos amigos y hermanos por siempre.

La premiata #macelleria honduregna è tornata. #HannibalLecter sarebbe fiero di questa trovata alla #Coen di #Fargo.

Marinella, la shampista impavida.

Li dove #Suburra (#Roma) fa affari con #Gomorra (#Napoli), si fa spazio #Sodoma (Gegè).

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