Hans Ruesch e la sua straordinaria vita

di Michele Di Iorio

Il nome di Hans Ruesch ai napoletani evoca la clinica di viale Maria Cristina di Savoia, ma pochi sanno che difese la libertà degli oppressi, si batté per gli animali e  fu contro la vivisezione.

Personalità eclettica, giornalista, scrittore, editore, campione di automobilismo, Hans Ruesch nacque a Napoli da famiglia svizzera residente più o meno stabilmente da quando a fine ‘700 vi giunse il suo bisavolo, tenente del reggimento svizzero mercenario del colonnello Leonard de Tschudy agli ordini di Carlo di Borbone. Hans conservò sempre la doppia nazionalità.

Una curiosità: i soldati svizzeri venivano affettuosamente chiamati dai napoletani titò: avevano stravolto la locuzione francese Dis donc! (Dimmi,su!).

Il padre del nostro Hans, il medico Carlo Giorgio Ruesch, nel 1913 fondò dapprima in via Fra Gregorio Carafa uno stabilimento di arti grafiche, e poi nel 1919 la famosa Clinica, riservando una quota di letti ai più poveri della città.

Hans Ruesch nacque nel 1913: occhi azzurri e capelli biondi, crescendo divenne un atleta. I suoi primi studi li compì  nella scuola svizzera di piazza Amedeo, poi, a 12 anni, fu mandato a in Svizzera terminarli, sia in territorio del cantone tedesco che di quello francese, dove apprese entrambe le lingue.

A vent’anni disputò la sua prima gara automobilistica. Nel 1937 uscì il suo primo romanzo, The Racers, che uscì in Italia con il titolo Il numero uno. In seguito il romanzo divenne un film, Destini sull’asfalto, che a Napoli venne proiettato in prima visioni ai cinema Corona e  Odeon.

Dopo gli studi svizzeri, Hans si iscrisse alla Facoltà di Medicina della Federico II, effettuando il tirocinio nella clinica di viale Maria Cristina di Savoia.

Non prese mai la tessera del PNF e dal 1934  fece parte della Società Teosofica Italiana di Napoli e della sezione svizzera antroposofica di Rudolf Steiner.

Hans Ruesch fu un liberale utopistico, e visse sempre intensamente Napoli: era appassionato dei film di Totò, estimatore di pizze e gelati, ammaliato dalle bellezze naturali e artistiche della città e dintorni, dalla canzone classica partenopea.

Hans si recava spesso negli Usa dove pubblicò con prestigiose case editrici i suoi primi romanzi, di cui molti ambientati a Napoli.

Nel 1939, per evitare di esser chiamato in servizio militare, riunì i suoi amici nel ristorante Ciro a Mergellina per comunicare la sua decisione di lasciare Napoli e l’Italia e stabilirsi negli Usa. Qui divenne amico di Charlie Chaplin, e gli fece da testimone nel processo intentatogli dall’FBI perché ritenuto comunista.

Hans Ruesch fu sempre contro ogni sopruso e violenza. Per evitare anche il servizio militare americano si trasferì in Canada. Viaggiò molto, persino in  Groenlandia, dove si stabili per molti anni tra gli inuit, amando i loro costumi e tradizioni e soprattutto il rapporto con gli animali, esperienza da cui trasse il romanzo Il paese  delle ombre lunghe da cui nacque il film Ombre bianche, ‘59, del regista Nicholas Ray con Anthony Queen e  Peter O’Toole.

Quindi si trasferì sul lago Lemano a Ginevra in Svizzera e prese la cittadinanza elvetica.

Nel 1962 ritornò in incognito nella sua adorata Napoli tra le strade e nel quartiere di Forcella per documentarsi e pubblicò con Garzanti il suo famoso libro  I mammà e papà sugli abusi perpetrati sui minori napoletani da parte di truppe alleate. L’inchiesta venne stesa sia in lingua napoletana che italiana.

Nel 1963  diede vita proprio dall’Italia la sua campagna internazionale contro la vivisezione. Indagò sulla pratica di testare in laboratorio medicinali su cavie, dimostrando che un suo fratello era morto in tenera età a causa di una medicina testata su cani.

Approfondì i metodi adottati dalla case farmaceutiche, portati avanti  con atrocità mutilando animali vivi e nel 1976 pubblicò L’imperatrice nuda, una documentatissima testimonianza sull’inutilità delle sperimentazioni su cavie. In seguito con  la Croce Rossa si schierò contro i programmi sperimentali che prevedevano l’uso di batteri. Vinse 70 processi entrando nel Guinnes dei Primati per il numero di cause giuridiche.

Antroposofo, acquariano, teosofo, rosicruciano, Hans Ruesch morì a 90 anni il 27 agosto 2007 a Massagno, Svizzera.

Al suo funerale parteciparono moltissime persone, vecchi amici, giovani ammiratori e tanti napoletani, tra cui io e mia moglie Tina.

Fu un uomo che fece della sua vita una missione, lottando per il bene degli esseri viventi nella luce di Dio, fratello sotto gli auspici del Grande Architetto dei Mondi, Gesù vivo tra noi.

Dopo la sua morte tutte le maggiori case editrici internazionali ed italiane, tra cui Guida di Napoli, ripubblicarono i suoi libri.

A 6 anni dalla sua scomparsa il governo italiano fece sua la politica antivivisezionistica di Hans Ruesch e proibì la sperimentazione dei medicinali su animali. Non solo: nel 2012 ha ribadito nelle leggi per i condomini il diritto di animali domestici di poter usufruire di parti comuni e di non essere molestati in nessun modo, stabilendo pesanti sanzioni pecunarie per i trasgressori e perfino denunzie penali per i rei.

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