I bambini nell’epidemia italiana di Covid-19

Il nostro medico Carlo Alfaro, Dirigente Medico di Pediatria presso gli Ospedali Riuniti Stabiesi, ci spiega quale impatto ha la pandemia su bambini e adolescenti

Nell’epidemia italiana da Covid-19, i bambini e gli adolescenti, nella prima ondata, da febbraio a maggio, sono stati colpiti molto poco, grazie soprattutto al “confinamento” (lockdown), che li ha preservati dai contagi. Hanno tuttavia subito il pesante impatto psicologico dell’isolamento, oltre ad altre problematiche quali la difficoltà a ricevere adeguata assistenza sanitaria, il significativo calo delle coperture vaccinali, l’aumento degli incidenti domestici e della violenza familiare. È stato un fatto positivo l’importante diminuzione degli accessi al Pronto Soccorso, per quanto attiene a quelli inappropriati, ma purtroppo in alcuni casi il ricorso tardivo alle cure ospedaliere, per la paura del contagio, è stato dannoso per grave ritardo di diagnosi e intervento.

I minori italiani positivi al SARS-CoV-2 nella prima ondata sono stati circa 4000 (da contagio intra-domestico in oltre l’80% dei casi), con 4 i decessi (bambini con co-morbilità) e poche decine i casi che hanno necessitato di cure intensive.

Nel periodo post-lockdown, con la ripresa della socialità, l’epidemiologia è cambiata e, a metà settembre, la percentuale dei casi documentati di positività al SARS-CoV-2 è passata, come documenta la Società Italiana di Pediatria (SIP) dal 2,2% del primo periodo al 12,8%.

Il ruolo dei bambini nella pandemia a livello globale è tuttora oggetto di studio. I dati in letteratura portano a ritenere che bambini e adolescenti abbiano una minore suscettibilità a infettarsi rispetto agli adulti, anche se si obietta che le minori diagnosi potrebbero dipendere dal fatto che sfuggono all’individuazione perché spesso asintomatici o con sintomi lievi.

Oggetto di dibattito è anche in quale misura i bambini siano fonte di infezione. Sembrerebbe che svolgano un ruolo minore rispetto agli adulti nella trasmissione del contagio, anche se è stato trovato che possono avere una carica virale molto elevata, sovrapponibile o perfino superiore a quella degli adulti. Il fatto che i bambini spesso presentino pochi sintomi dovrebbe significare bassa carica virale e dunque ridotto rischio di trasmissione.

Gli studi sulle casistiche delle famiglie mostrano comunque che raramente (meno del 10% dei casi) i bambini sono il “caso indice”, cioè coloro che porta l’infezione in casa, e raramente causano focolai. Da qui la considerazione che chiudere le scuole, soprattutto gli asili, potrebbe essere inutile, anche nelle aree ad alta prevalenza del virus.

Benché i dati pubblicati dal Ministero dell’Istruzione mostrino che nel breve lasso di tempo dal 26 settembre al 10 ottobre sono quasi quadruplicati i casi tra gli studenti e quasi triplicati tra i docenti, c’è da dire che la maggior parte dei casi riscontrati in ambito scolastico sono contratti fuori dal contesto classe, mentre solo il 2,5% dei nuovi focolai in Italia riguarda catene di trasmissione scolastica. Le scuole sono state rese sicure con protocolli e misure interne rigorose e il tracing e gli isolamenti sono molto attivi nel loro ambito. Molto più a rischio di contagio gli incontri per strada, nei locali, nelle case, nelle attività extra-scolastiche, che potrebbero addirittura aumentare se i ragazzi non vanno a scuola.

Un po’ diverso dai bambini il discorso degli adolescenti, che, benché colpiti come i bambini meno degli adulti e con sintomatologia spesso lieve o assente (anzi, avrebbero ancor minore rischio di ospedalizzazione, che appare inversamente proporzionale all’età) sarebbero in grado di diffondere SARS-CoV-2 con pari o addirittura maggiore efficacia rispetto agli adulti.

Questo potrebbe dipendere, oltre che da caratteristiche biologiche, dal fatto che in questa fascia di età aumentano le attività sociali e ricreative, ma sussiste una minore attenzione a regole, igiene e precauzioni.

Resta pesante, al di là della scarsa gravità clinica, l’impatto della pandemia su una generazione di minori cui il Covid-19 sta rubando il presente e forse il futuro. Disturbi del sonno con una flessione sia della quantità che della qualità delle ore dormite, alimentazione non corretta, sedentarietà, disturbi dell’apprendimento, ritiro sociale, dipendenze comportamentali, disturbi psichiatrici sono alcune delle problematiche che stanno affiggendo i minori causa l’emergenza Covid-19, soprattutto nelle fasce più vulnerabili per fragilità sociale, malattie croniche o disturbi del neuro-sviluppo.

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