Il cerimoniale alla corte di Carlo di Borbone

PORTICI (NAPOLI) – Nella Sala cinese della Reggia borbonica, sede del Dipartimento di Agraria della Federico II, venerdì 6 maggio, dalle 9.30, si terrà una giornata di studi sul tema Corte e cerimoniale di Carlo di Borbone a Napoli.

Il seminario, organizzato da Anna Maria Rao, in collaborazione dei Dipartimenti di Studi Umanistici e di Agraria, diretti rispettivamente dai professori Edoardo Massimilla e Matteo Lorito, è il primo del ciclo programmato nell’ambito delle iniziative del Comitato promotore per le celebrazioni del tricentenario della nascita di Carlo di Borbone.

Studiosi italiani e stranieri e giovani ricercatori ricostruiranno sulla base di importante documentazione edita e inedita le vicende relative alla costruzione di cerimoniali adeguati allo svolgimento della vita di corte, le continuità e le discontinuità rispetto ai modelli della precedente corte napoletana dei viceré, le contiguità e le differenze rispetto ai modelli europei, l’importanza simbolica di cerimonie e etichette sia sul piano internazionale sia dal punto di vista della rappresentazione delle gerarchie fra i ceti e le figure che si muovevano intorno al sovrano, dentro i suoi palazzi e dentro la città.

Nozze e nascite, funerali e partenze per i luoghi di delizie, visite di ambasciatori, rappresentazioni teatrali e scavi archeologici, cerimonie pubbliche e private, laiche e religiose, erano altrettante occasioni di esibizione della maestà del re e della sua munificenza, momenti celebrativi della unione tra il sovrano e il suo popolo.

Anche inchini e baciamani potevano servire a costruire una civiltà delle buone maniere e a forgiare una nuova immagine di forza e di concordia del nuovo Stato di fronte alle maggiori potenze europee che continuavano a contendersene il controllo.

Il Comitato organizzatore è presieduto da Rosanna Cioffi, docente della SUN, e composto da Aurelio Musi, docente dell’Università di Salerno, Luigi Mascilli Migliorini, docente Università di Napoli L’Orientale, Anna Maria Rao, docente dell’Università di Napoli Federico II.

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