Il Cinema italiano? È nato a Napoli, parola di Sergio Sivori

di Tonia Ferraro

Sergio Sivori è un eclettico attore napoletano che vive e lavora a Barcellona, Spagna. Giovanissimo si è dedicato allo studio delle tradizioni popolari e in particolare dei canti tradizionali dei popoli del sud Italia.

Appassionato di tutti gli aspetti artistici, ha elaborato un personale studio sulla maschera di Pulcinella legata alla visione pittorica del Tiepolo, collabora come cantante in diverse formazioni e ha diretto alcuni spettacoli.

Partecipa inoltre a numerosi seminari articolati in diverse sessioni, approfondendo le conoscenze in campo pedagogico. Nel 1986 Sivori è entrato a far parte del Laboratorio di Musica Antica e Popolare. Con il gruppo svolge un’intensa attività concertistica in Italia e all’estero, tanto che ha iniziato a frequentare il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma.

Protagonista di diverse produzioni cinematografiche e televisive, Sergio ha lavorato con alcuni tra i più prestigiosi registi della scena nazionale ed internazionale. Molti lo ricorderanno come il Commissario Saverio Stucchi  della  serie tv di Rai1 Io e mio figlio, con Lando Buzzanca.

Instancabile, conduce laboratori in Italia e all’estero sulla formazione dell’attore, e non gli manca nemmeno un’esperienza nella lirica: nel 1993 il compositore tedesco Henze gli commissionò il libretto per l’opera Le disperazioni del Signor Pulcinella, pur continuando a prendere parte a spettacoli in qualità di attore e cantante.

Sergio Sivori inoltre ha scritto e diretto spettacoli e, dopo aver diretto un laboratorio teatrale, attualmente dirige il New Laboratorium Teatro. 

Nello scorso maggio ha ideato e diretto artisticamente la manifestazione Vomero Fest, trasformando la zona collinare di Napoli in una sorta di Hollywood. Ma la natura ribollente di Sergio con Vomero Fest ha inteso gettare una passerella per trasportare i napoletani e il Sud verso un altro suo grande evento in programma per la prossima primavera: il Vomero International Film Fest.

Interessato a questa nuova manifestazione, per saperne di più LoSpeakersCorner ha raggiunto Sergio Sivori con i suoi microfoni.

Com’è andata la prima edizione del Vomero Fest?

Sono molto soddisfatto. In realtà quell’evento è parte integrante del progetto Vomero International Film Fest, così come l’iniziativa La Via delle Stelle con la posa della mattonella dedicata al grande Totò sul tratto pedonale all’incrocio di via Scarlatti con lavia Luca Giordano, come tutte le altre proposte messe in campo. Il progetto comunque è ancora in divenire. È stato come testare le potenzialità dell’evento in programma la prossima primavera.

Sergio, hai partecipato al film Il viaggio. Qual ere il tuo personaggio?

Quello di un professore universitario che insidia una sua assistente. Una situazione che si verifica di frequente: la posizione di potere che viene esercitata per ottenere favori anche sessuali. In questo caso è una storia d’amore che non si sviluppa in quanto la ragazza comprende il gioco del professore, si sottrae a questa non-storia e si rende indipendente. Infatti veniva condizionata anche riguardo al giudizio che doveva dare sugli studenti. In quei frangenti emerge il carattere autoritario di lui e lei in qualche modo lo percepisce come una figura ingombrante. Il personaggio comprimario del professore è ambiguo e ostico, ma nella storia del film molto ben “incastrato”. A questo proposito vorrei ringraziare il regista Alfredo Arciero che mi ha voluto nel cast nella sua splendida produzione indipendente, la INCAS Produzioni.

Il viaggio sarà inserito nel Vomero International Film Fest, di cui sei direttore artistico?

In realtà avrei voluto già presentarlo nel Vomero Fest, che è stato il preludio del VIFF che si terrà nel 2018, ma mi è parsa un’occasione non consona, in quanto solo battage per la successiva manifestazione. Certamente lo inserirò, ci mancherebbe. Il viaggio è davvero un bel film e merita di essere valorizzato. Oltretutto ci tengo a dire che il VIFF avrà un occhio di riguardo per le produzioni meridionali, e questo vero gioiellino non potrà mancare.

Cosa intendi per produzioni meridionali?

Parto da un dato di fatto: in questa parte della penisola vi sono geni creativi veramente fervidi. Nella cinematografia spalmata sul territorio nazionale molti provengono dal sud, per cui penso che ci sia ancora e sempre terreno fertile per raccontare storie che non siano solo di disagio. Un contraltare allo strapotere del centro-nord, dal momento che abbiamo una grande tradizione. Ancora riusciamo a far uscir fuori delle buone idee per il cinema, anche ai massimi livelli: vedi Sorrentino, tanto per citarne uno tra i tanti. Pertanto ritengo che il Festival debba avere questa sua unicità. E poi proprio qui a Napoli agli inizi del ‘900 nascevano le prime produzioni cinematografiche. Per cui possiamo ben dire che il Cinema italiano è nato qui.

Cosa intendi esattamente?

Mi riferisco a cose molto importanti che forse la storia della cinematografia italiana contempla poco. Questo diventa per noi un problema anche identitario: vedersi scippato anche questo primato dispiace. Una riflessione ingenua: molto spesso mi imbatto in queste storie … Basti pensare che a Napoli è nata la prima forma di doppiaggio … Non è certo un effetto Amarcord ma realtà che andrebbero valorizzate. Durante il fascismo il cinema è stato delocalizzato. Mussolini aveva previsto quanto questo mezzo di comunicazione potesse essere speculare al regime, ma fu proprio lo spostamento a Roma  che determinò il declino dell’industria cinematografica napoletana. La cui originalità stava soprattutto nel fatto che era sperimentale e poi fortemente identitaria: pur essendo ancora pellicole mute i soggetti erano legati alla vita cittadina. E mi sento anche di dire che in molte produzioni c’era un’anticipazione del Neorealismo, almeno nella sua forma tecnica, perché le storie che si narravano a Napoli, erano di passioni amorose o di malavita – vedi Assunta Spina. Ma anche la documentaristica è stata un’intuizione napoletana:  Roberto Troncone nel 1905 è stato il primo a filmare un’eruzione del Vesuvio.

Oltre al fatto che è stata di Napoli la prima donna produttrice, sceneggiatrice e regista, Elvira Notari della Dora Film, che aveva sede in piazza Ottocalli. C’era tutto un fervore intorno al Cinema: su sette riviste di settore che si stampavano in Italia sei videro la luce a Napoli.

Allora ci rivediamo con Sergio Sivori la prossima primavera?

Certamente! E prometto: ci saranno ancora tante sorprese sul grande Cinema napoletano!…

 

Un pensiero riguardo “Il Cinema italiano? È nato a Napoli, parola di Sergio Sivori

  • 13 Luglio 2017 in 21:22
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    Non sapevo nulla della vita di Sergio Sivori. È interessante e affascinante nello stesso tempo!

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