Il Gabinetto Segreto del Mann

di Michele Di Iorio

Nel 1748 da Carlo di Borbone tramite l’ingegnere militare spagnolo Roque Joaquín de Alcubierre prima e poi l’omologo Medrano diede impulso agli scavi archeologici.

I reperti furono sistemati e catalogati dapprima nella Reggia di Portici e poi trasferiti definitivamente nel Museo Nazionale Borbonico in via Foria.

In epoca napoleonica gli scavi vennero estesi a Pompei, dove ancora una zona viene detta delle Case Championnet, denominazione conservata anche in età borbonica.

Tra i reperti vennero alla luce affreschi, statue, mosaici, vasellame con la simbologia erotica abbastanza frequente nel mondo antico romano. Infatti falli, giovani in stato di eccitazione e coppie immortalate nell’atto sessuale erano considerati propiziatori del   risveglio della natura e di fertilità. Oggetti di questo genere sono stati rinvenuti nei lupanari o prostiboli, ma anche in botteghe, case private e camere nuziali. Questi reperti vennero esposti al Museo in via Foria.

Nel 1819 Francesco I Duca di Calabria, erede al trono, andò in visita al Museo Archeologico con la figlia principessa Carlotta: alla vista di quei simboli piuttosto espliciti rimase talmente imbarazzato che ordinò al direttore del Museo, abate Moscati, di trasferirli  immediatamente in una stanza del museo, cui «avessero unicamente ingresso le persone di matura età e di conosciuta morale » e su permesso del re.

Questa sezione prese il nome in Gabinetto degli oggetti riservati. Si registrano 20 permessi di visita nel 1822 e 300 nel 1824, concessi secondo criteri severi. Le chiavi della porta  erano solo tre: una era affidata al direttore del Museo e le altre due a funzionari regi.

Nel 1849  nel Gabinetto degli oggetti riservati furono incluse anche le Veneri nude o seminude e tutte le statue con falli in erezione, nonostante le proteste dell’archeologo napoletano Giuseppe Fiorelli, già direttore degli scavi di Pompei dal 1846 al 1848 e poi segretario del principe Leopoldo di Borbone.

Nel 1852 tutti i reperti della sezione proibita vennero trasferiti in un locale sotterraneo, la cui porta, con tre serrature, venne addirittura murata.

Quando arrivò Garibaldi nominò nuovamente direttore del Museo il massone Fiorelli: dal momento che non si trovava una delle tre chiavi, gli ordinò di aprire comunque il Gabinetto degli oggetti riservati abbattendo porta e muro, permettendo a tutti di entrare, anche ecclesiastici e donne non minori di anni 21.

Fiorelli fece l’inventario generale dei reperti nel dicembre 1860. Il governo sabaudo nel 1866 proibì ancora una volta la visita alle sale 62 e 65, dove intanto erano stati sistemati i reperti considerati immorali e pornografici.

Le sale vennero parzialmente riaperte nel 1931, proibendone l’accesso al clero e alle donne, ai bambini e minori in genere, ma concedendolo solo a uomini ben noti per moralità.

Il Gabinetto degli oggetti riservati è stato riaperto al pubblico nel 1967, vietandone l’accesso solo ai minori.

Dopo lavori di restauro venne riaperto definitivamente nel 1999 con la sola restrizione per i minori di 14 anni.

Attualmente la visita alla collezione del Gabinetto Segreto è possibile previa prenotazione, gratuita, con possibilità di visite didattiche in italiano e in inglese.

Per maggiori informazioni: http://museoaercheologiconazionale.campaniabeniculturali.it/

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