Il giurista Filippo Carrillo

di Mario Manzo

Filippo Carrillo, napoletano, nato nel 1784, dedicò la vita allo studio del Diritto Civile: prima da magistrato, poi come avvocato, infine, quale professore universitario, anche attraverso, nelle varie fasi della vita lavorativa, una rilevante produzione scientifica.

Trentenne era Procuratore del Re presso il Tribunale Civile di prima istanza (primo grado di giudizio) del Principato Ultra (con sede ad Avellino); durante questo periodo scrisse e diede alle stampe: Procedura Civile de’ Giudici di Pace del Regno di Napoli, Napoli, Stamp. del Giornale delle Due Sicilie, 1815 e Formole degli atti più importanti della procedura civile de’ giudici di circondario, Napoli, Tip. reale di guerra, 1819. In Avellino, nacque anche uno dei figli avuti dalla prima moglie la gentildonna Rachele Grasso: Achille (Avellino, 1818 – Napoli, 1880), allievo di Giacinto Gigante (Napoli, 1806 – Napoli,1876) e di Gabriele Smargiassi (Vasto, 1798 – Napoli, 1882), sarà tra gli ultimi, in ordine di tempo, esponenti della Scuola di Posillipo.

Lasciata la magistratura per dedicarsi alla libera professione, si occupò di diversi casi relativi alla materia civile e fu anche componente della Camera di Disciplina degli Avvocati di Napoli.

Nel 1825, insieme al barone Francesco Magliano, diede alle stampe i Comentarj sulla prima parte del codice per lo Regno delle Due Sicilie, relativa alle leggi civili, Napoli, Tip. Zambraja.

L’opera più poderosa risale al 1831. Insieme a Pasquale Liberatore (Lanciano, 1763 – Gragnano, 1842) pubblicò la traduzione ed il commento in dodici volumi a Les Lois de la procédure civile del giurista francese Guillaume Louis Julien Carré (Rennes, 1777 – 1832).

Divenne l’avvocato Consulente della Real Casa.

Raffaele de Cesare (Spinazzola, 1845 – Roma, 1918), storico e politico liberale nel suo La fine di un Regno, (1894), riferisce alcuni aneddoti: “Egli era stato zelante raccoglitore di firme per l’abolizione della costituzione, anzi si ricordava una scena clamorosa, avvenuta, in quel tempo, tra lui e quell’insigne magistrato, che fu don Michele Agresti, procuratore generale della Corte Suprema. Carrillo presentò un giorno il fascicolo della petizione agli alunni di giurisprudenza, che prestavano servizio alla Corte Suprema. Questi si rifiutarono, dicendo che non avrebbero firmato senza un ordine del procuratore generale, nè mai firmarono. L’Agresti li lodò, e trattò il Carrillo acerbamente, ma perdette le grazie del Re, e non fu più invitato a corte. Il de Cesare scriverà in altri passaggi, con riferimento alla Cattedra di Diritto Civile dell’Università di Napoli: “Quella cattedra, illustrata da Carrillo, da Testa e da Colamarino, è oggi tenuta da un giovane di gran valore, Emanuele Gianturco.”.

Fu molto cara Portici al Carrillo, difatti vi fece edificare, intorno al 1849, una villa; sull’architrave del portone pose lo stemma, raffigurante una pigna.

Sul Giornale Costituzionale del 12 settembre 1849 venne pubblicato: “S. M. il Re N. S., volendo dare a D. Filippo Carrillo, avvocato Consulente della Real Casa, in attestato della Sovrana soddisfazione per le pregevoli qualità ed ottimi risultati che concorrono nella sua persona, e per manifestargli nel tempo stesso il suo Sovrano gradimento per le diverse opere istruttive ed erudite che egli ha dato alla luce, si è degnato accordargli la Croce di cav. del Real Ordine di Francesco I.”

Nel 1850 successe ad Aurelio Saliceti  (Ripattoni, 1804 – Torino, 1862) nella prestigiosa Cattedra di Diritto Civile dell’Università degli Studi di Napoli, che terrà fino alla morte; prima ancora la cattedra fu retta da Felice Acquadia (Campagna, 1635 – 1695), Domenico Aulisio (Napoli, 1649 – Napoli, 1717), Niccolò Capasso (Grumo, 1671 – Napoli, 1745); Giuseppe Pasquale Cirillo (Grumo, 1709 – Napoli, 1776).

La nomina a Consultore della Consulta de’ reali dominii al di qua del Faro (Consigliere di Stato con esclusione della Sicilia) avvenne nell’anno 1852.

Lo stesso anno il Re Ferdinando II gli conferì l’onorificenza di Cavaliere del Real Ordine Militare Costantiniano di San Giorgio, il Papa Pio IX lo nominò Commendatore dell’Ordine equestre pontificio di San Gregorio Magno e l’Imperatore Francesco Giuseppe lo insignì Cavaliere dell’Ordine Imperiale Austriaco.

Più volte venne eletto Decurione (Consigliere Comunale) della Città di Napoli.

L’anno successivo pubblicò il primo volume delle Instituzioni delle leggi civili del Regno di Napoli, mentre il secondo volume sarà pubblicato nel 1855.

Giacinto de’ Sivo (Maddaloni, 1814 – Roma, 1867), storico e funzionario fedele alla dinastia borbonica, nel suo Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861, (1863 – 1867), lo cita nel capitolo intitolato: Notizie di dotti trapassati: “Qui vuolsi serbar memoria di uomini eccellenti regnicoli, mancati a’ vivi in questi anni. (…). Nel 55 canonico Nicola Lucignano, latinista, Filippo Carrillo e Michele Agresti, giureconsulti…” .

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