Il Graal di pietra

di Michele Di Iorio

Lo scorso 21 dicembre, solstizio d’inverno ovvero il momento in cui il sole raggiunge il punto di declinazione massima, siamo partiti in 4 da Napoli per raggiungere la bellissima città di Andria in Puglia, dove sono in attesa 12 persone di diversa provenienza e formazione, tedeschi, americani, pugliesi e siciliani. Un gruppo eterogeneo composto da studiosi di gnosi, cabala, astrologia, storia, filosofia, medioevalisti, rosacruciani, federiciani. Alcuni sono cavalieri teutonici e templari.

Insieme percorrono i circa 16 km di distanza che separa Andria da Castel del Monte, aggirandosi intorno al maestoso castello ottagonale alto 24 metri e largo 40. Le possenti mura del maniero supportano otto torri ottagonali con scale a chiocciola, quasi a formare quasi una corona di pietra, simbolo sia della sovranità sveva che templare e segno cabalistico. Il numero 8 inoltre è segno dell’infinito.

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Il Castello ha 8 sale a piano terra e 8 al primo piano, 8 fiori di fico simbolo della Vita nelle chiavi di volta del timpano di sinistra e così in quello di destra rispetto al portone principale, 8 nella prima volta della prima stanza e cosi della IV e V stanza al piano terra, 8 fiori e 8 petali nell’VIII stanza. Il ricorrente numero 8 simboleggia l’equilibrio cosmico.

Le facciate in pietra sono segnate da feritoie troppo strette per avere funzione militare ma piuttosto quella di dareluce all’interno. Sulla terrazza si trovano 5 cisterne e 3 a piano terra.

Le finestre sono tutte bifore, tranne una sola al primo piano, che è trifora, e rivolta verso Andria.

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Nel cortile interno ottagonale originariamente c’era una vasca ottagonale per la buona salute idrica tipica araba, i cui marmi vennero rubati nel 1799. Oggi si trova un pozzo centrale ottagonale. È qui il centro, il fulcro dove  il 21 giugno, solstizio d’estate, la luce solare scende a bagnare il magico castello, capolavoro di architettura costruito secondo le misteriose leggi degli spazi siderali, un vero e proprio trattato di matematica, un laboratorio esoterico …

Il castello, voluto da Federico II di Svevia, iniziato ai grandi misteri, venne edificato sui resti di una fortezza longobarda che, secondo documenti angioini, fu fatta erigere in periodo normanno dai Cavalieri Templari, presenti in Puglia fin dal 1114. Fu poi ultimato svevo il 29 gennaio 1240 dal Gran Giustiziere regio  della Capitanata di Foggia,  Riccardo di Montefuscolo.

Federico II amava molto questo maniero e vi si recava spesso: appassionato di astrologia, di caccia al falcone, di filosofia, dei vari spetti dell’ ermetismo. Il primo architetto Riccardo da Lentini effettuò  i lavori su progetto dello stesso sovrano. Federico, rimasto affascinato dalla Cupola nella Roccia di Gerusalemme e dalla Cappella palatina di Aquisgrana, nel suo disegno volle includere  la simbologia ermetica del Calice di Gesù, il Sacro Graal.

L’aura che circonda il Castello è irreale: sembra un baluardo inespugnabile ma non lo è, né Federico II lo fece costruire con l’intenzione di farne una residenza: l’edificio non ha mai avuto in modo stabile cucine, servizi igienici, stalle, camere da letto. Vi si trovano solo tre camini e le stanze ottagonali tra primo e piano terra non sono riscaldate. La visione d’insieme dell’edificio supporta  l’ipotesi che tra il 1141 al 1240 fosse piuttosto luogo iniziatico per i Cavalieri Templari e per i Cavalieri Teutonici in partenza per le Crociate in Terrasanta o per le vicine precettorie.

Alla morte di Federico II di Svevia a Castel del Monte vennero tenuti prigionieri per circa trent’anni la quarta moglie di Federico II Isabella d’Inghilterra, e i suoi tre figli Margherita, Enrico Carlo Ottone e Federico, e Enzo, figlio di Manfredi, nato dall’unione dell’imperatore con Bianca Lancia.

In epoca angioina il maniero venne espropriato dal regio demanio di Foggia e venduto ai principi del Balzo di Presenzano. In seguito con  i principi d’Andria il maniero ebbe funzione di  prigione feudale. Appartenne poi ai Consalvo d’Aragona e dal 1681 ai Carafa d’Andria. Dopo un periodo di damnatio memoriae, nel 1876 il castello venne acquistato dallo Stato. Il restauro definitivo che ha riportato Castel del Monte alle condizioni originarie è avvenuto tra il 1975 e il 1981.

8 è dunque una cifra sacra: non solo in geometria e matematica, ma lo si ritrova in molte filosofie e religioni. Forse Federico II voleva indicare il segreto della vittoria della doppia morte fisica andando oltre il tempo e lo spazio con tecniche di risveglio teurgico e cabalista, attraverso la musica delle sfere o musica universale che sembra a volte risuonare nelle antiche sale, un concetto filosofico che considerava l’universo come un enorme sistema di proporzioni numeriche. Anche l’effetto dei raggi del sole e della luna nei solstizi ed equinozi, i marmi radianti si risolvono in una combinazione geometrica perfetta di multipli dell’8.

baphomet

Chi va a Castel del Monte per meditare rimane ammaliato da questa atmosfera esoterica. Avvolti da arcani fenomeni i 16 visitatori il 21 dicembre 2016, nel momento del solstizio, mentre sostano nella Sala dell’Oro dove su una chiave di volta è scolpita la testa dell’idolo pagano Baphomet, si accorgono che sui propri telefonini appaiono strane foto, mentre una girandola volteggia sospesa.

I loro visi cambiano colore: prima gialli e poi oro, mentre gli occhi scintillano bianchi e verdi. Dalle sale vicine arrivano passi cadenzati come di antichi cavalieri in armatura metallica, si vedono come lampi sventolii di antiche bandiere … In qualche momento sembra di vedere Federico II passeggiare sorridente in cortile …

Rapiti, ammaliati, i 16 visitatori decidono di tornare al Castello per l’equinozio di marzo 2017, cifra simbolica di 1, ovvero la rinascita divina dell’uomo sulla terra …

Con la promessa di tornare studiare Castel del Monte, il Graal di pietra,  ripartono soddisfatti e felici.

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