Il grande Giambattista Della Porta

di Michele Di Iorio

Giovan Battista Della Porta, nato a Vico Equense, Napoli, l’1 novembre 1535 nella villa di famiglia “Predelle” da Antonio Nardo, armatore di navi mercantili e ricco proprietario terriero, e da una nobile napoletana della famiglia Spadafora, fu figlio terzogenito. Suo padre era Segretario di Mandamento provinciale, e Giambattista crebbe e studiò a Napoli, dove la famiglia possedeva un palazzo al Largo della Carità, lungo via Toledo.

Ebbe precettori privati tra cui Domenico Pizzimenti, classicista e alchimista, e i medici e filosofi Donato Antonio Altomare e Giovanni Antonio Pisano.

Della Porta si dedicò a studi di alchimia, magia naturale o fisica, botanica, agraria, astrologia, astronomia, matematica geometria, chimica, kabala, teurgia, metereologia, ingegneria militare. Dotato di una mente poliedrica, geniale, pubblicò la sua prima opera nel 1558, “L a magia naturale” per l’editore Mathias Cancer. Era un trattato di fisica scientifica naturale, che sebbene incompleto era abbastanza ponderoso e scritto con approccio scientifico.

Nel 1563 la sua prima opera di crittografia, il “De furtivis literatum notis” lo consacrò come il più grande crittografo del Rinascimento. Nel 1566 scrisse “L’arte del ricordare”, continuando ad approfondire gli studi di crittografia.

Fondò a Napoli fonda l’Accademia dei Segreti, ma l’inquisizione si allarmò per la pubblicazione del suo “Trattato di Chirofisionomia” in appendice alla I edizione di “La magia naturale”. Temendo che l’accademia nascondesse la pratica delle scienze divinatorie e studi occulti quali kabbala, teurgia e alchimia, il papa Paolo III fece chiudere l’accademia. Il pontefice permise però che proseguisse gli studi di fisica, matematica, geometria, chimica, astronomia. Su invito di Paolo III fu poi ammesso dal 1579 al 1581 all’Accademia dei Lincei.

Quindi partì per Venezia e l’anno seguente per Ferrara, ospite del cardinale Luigi d’Este. Scrittore prolifico, pubblicò due trattati sull’agricoltura, il Pomarium e l’Olivetum. È del 1586 “De humana physiognonomia” e del 1588 “Phytognomonica”, opera in 6 volumi dedicata al cardinale d’Este.

Nel 1589 completò l’opera giovanile “La magia naturale”, che constava di 20 volumi, con versioni in latino, volgare, francese e spagnolo, tedesco e arabo. Nello stesso anno presentò l’opera al re di Spagna Filippo II d’Asburgo alla corte di Madrid.

Dalla penisola iberica passò per la Francia trattenendosi qualche mese prima di tornare a Napoli, dove prese a frequentare assiduamente il giovane filosofo napoletano Tommaso Campanella.

Nel 1592 soggiornò nuovamente a Venezia e strinse amicizia con il letterato e filosofo Paolo Sarpi. Nella Serenissima ebbe anche modo di incontrare il grande filosofo nolano Giordano Bruno poco prima del suo arresto.

Nel 1593 a Napoli pubblicò il suo trattato in 12 volumi sull’occhio umano e le illusioni ottiche i “De refractione optices”. All’Accademia dei Lincei si conservano ancora i suoi scritti sul principio del telescopio e della camera oscura, che precorsero gli studi di Galilei e l’invenzione della fotografia.

Sebbene soggetto a controllo della censura dell’inquisizione, dal 1601 pubblicò varie opere, come “Coelestis physiognonomia”, un trattato in 6 volumi sull’astrologia, e il “De pneumaticis”, in tre volumi, sull’idraulica. Inoltre diede alle stampe il testo di geometria “Elementorum curvilineo rum”, il libro di ingegneria militare “De munitione” e il trattato di chimica “De distillazione”, in 9 volumi, e subito dopo uno di meteorologia. “De aeris transmutationibus”.

Nel 1603 venne invitato a Praga dall’imperatore Rodolfo d’Asburgo, mecenate di scienziati, letterati, filsosofi, kabbalisti e astrologi. Della porta volle dedicare al sovrano il suo nuovo trattato “Taumatologia”, ma purtroppo l’opera rimase incompiuta, e ad oggi non ne è rimasta traccia salvo il titolo.

Della Porta, da genio poliedrico qual era, fu anche autore di 14 commedie, una tragicommedia e un dramma liturgico, attività che nel 1611 gli valsero l’iscrizione all’Accademia degli Oziosi, che aveva per motto “Non pigra quies”, di cui faceva parte anche il viceré di Napoli don Pedro de Castro conte di Lemos.

Nel 1614 fece parte dell’accademia napoletana di poesia volgare del Mandracchio, che si riuniva all’antica taverna del Cerriglio.

Cotanto ingegno, la grande versatilità e le profonde conoscenze di Giovanni Battista Della Porta si spensero con la sua anima, ma non il suo ricordo e la sua straordinaria eredità, patrimonio della Scienza. Spirò, novantenne, nella sua casa di Napoli il 4 febbraio 1615.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *