Il libro: Nel Giardino Inglese della Reggia di Caserta

di Maurizio Longhi

Una miniera un po’ nascosta all’interno di una magnificenza. Tra lo sfarzo e la maestosità della Reggia di Caserta c’è un angolino che rappresenta un mondo, che ha tanto da comunicare e che Sergio Fiorenza, agronomo di professione, ha studiato da cima a fondo scrivendo un libro che sarà presentato a Napoli, a Palazzo Serra di Cassano, in via Monte di Dio, 14, mercoledì 15 giugno alle ore 17, grazie al Centro Studi di San Giorgio a Cremano Giorgio La Pira.

Oltre all’autore, interverranno la professoressa Stefania De Pascale, presidente della società di Orticoltura Italiana, il dottor Massimo Biondi, esperto di simbolismo, e l’architetto Salvatore Cozzolino, docente Sun ed esperto di opere storico-paesaggistiche.

C’è tanto da conoscere, anche ciò che può sembrare più negletto presenta ricchezze infinite, tali da riempire un volume. La domanda sorge spontanea, ma a cosa si fa riferimento? Al Giardino Inglese sito all’interno della Reggia di Caserta e di cui Sergio Fiorenza, spinto dalla curiosità e dalla competenza in materia, ha studiato ogni peculiarità.

Nel libro c’è una appassionante ricostruzione storica, ci sono state ricerche che hanno aperto un mondo in cui si stagliano tanti personaggi di un certo rilievo, come se fosse un romanzo. E, del resto, come ci tiene a sottolineare proprio l’autore del libro, il Giardino Inglese parla alle persone, si viene a creare un dialogo, proprio come una trama narrativa. Ad ogni curva, ad ogni passo, ciascuno può avere una visione personale, soggettiva, in base a ciò che sente nel proprio animo. Basta questo per incuriosirsi al microcosmo cui Sergio Fiorenza fornisce la luce che meritava, tutto è raccolto all’interno della sua pubblicazione.

Ci sarebbe tanto da dire sul Giardino Inglese voluto fortemente dalla Regina Maria Carolina, moglie di Ferdinando IV, che, in ossequio alle proprie radici, conservava una visione anglosassone della vita che, attraverso il giardino, ha potuto trovare espressione.

Il tutto è stato reso possibile dal giardiniere Graefer, quindi, dietro ad una creazione così perfetta c’è la mano dell’uomo, ed è proprio vero allora quando si dice che il fattore umano contribuisca all’eccellenza.

Il Giardino Inglese nasconde tanti significati, alcune statue, piramidi, sfingi, sono riconducibili all’associazionismo del Settecento strettamente legato alla massoneria e, inoltre, era considerato anche una feconda fonte di guadagno visto che le piante erano oggetto dei desideri di tutti i nobili del tempo. Tant’è che, anche sotto la dominazione francese, il Giardino Inglese era curato oltremodo.

Sicuramente altri particolari interessanti emergeranno sfogliando le pagine del libro di Sergio Fiorenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: