Il medico risponde: recrudescenza di bullismo, che fare?

di Carlo Alfaro

L’Italia è sconvolta dall’ultimo caso di bullismo dal tragicissimo epilogo: lo scorso 23 febbraio a Torino si è suicidato Michele Ruffino, 17 anni, di Rivoli. Il ragazzo si è ucciso lanciandosi dal ponte di Alpignano, stanco delle derisioni dei bulli, come ha denunciato ai Carabinieri la madre, sottolineando che sono arrivati a continuare a insultarlo persino al funerale, affermando, davanti alla sua fotografia: «Dal vivo era molto più brutto». Una persecuzione così crudele da non fermarsi nemmeno davanti alla sacralità della morte.

Michele era portatore di una disabilità motoria, un problema neurologico (ipotonia degli arti)  diagnosticato a pochi mesi che lo portava ad avere cattivo equilibrio, per cui i compagni lo deridevano perché cadeva facilmente. Scioccanti le lettere di Michele, che i genitori hanno trovato nel pc del giovane, studente dell’Istituto Alberghiero: una testimonianza di una sofferenza profonda e continuativa, che lo aveva portato persino a compiere atti di autolesionismo, un campanello di allarme di rischio suicidario.

La sua ultima lettera è un atto di accusa ai suoi aguzzini: «Ti scrivo questa lettera, la mia ultima lettera. Si, hai capito bene, perché non credo di riuscirci più. Ho intenzione di mollare. Questo ragazzo moro piange davanti allo specchio e non trova nessuno dietro di sé che gli dica: Ehi, oggi sei maledettamente bello». Molte lettere sono indirizzate ai suoi idoli del web, youtuber famosi che avrebbe voluto emulare, poiché anche lui aveva attivato un canale Youtube: aveva girato dei video caricandoli on line.

Nelle lettere Michele raccontava di sé, delle sue angosce, del suo non sentirsi mai parte di un gruppo, di non suscitare mai l’interesse di qualcuno. In uno dei messaggi dice ad uno youtuber che seguiva: «Ehi Eren, non mi sono presentato sono un tuo piccolo grande fan, ho 17 anni.  Sono un ragazzo molto timido e insicuro. Parto col dirti grazie per tutto quello che fai. Grazie ai tuoi video sorridere è diventato facile, ho imparato a fidarmi di te anche non conoscendoti di persona. Vorrei tantissimo conoscerti. Grazie a te ho ritrovato la voglia. Io ho sempre dovuto combattere da quando avevo 3 mesi contro una malattia rara causata dal vaccino antipolio. Non solo contro la mia malattia, ma anche con la gente che non può capire e quindi iniziano a chiamarti down, stupido, anoressico, o ancora peggio quello che ogni tre passi cade. Ma anche quando cresci e inizi ad avere dei sogni inizia un altro problema, quello di non riuscire ad accettarti».

In molte lettere parla di sé in terza persona, come in una destinata alla sorella: «Questo ragazzo ha sempre cercato in tutti i modi di far sorridere gli altri, di salvarli dalla depressione. Eppure lui è il primo a voler morire e nessuno se ne rende conto…».

Nonostante l’approvazione nel 2017 della prima legge nazionale contro il bullismo, che attribuisce a una pluralità di soggetti compiti e responsabilità ben precisi, ribadendo il ruolo centrale delle scuole, e la grossa attenzione dedicata al problema con eventi di sensibilizzazione, di casi di bullismo sono zeppe le cronache, anche dall’inizio di quest’anno. È del 9 marzo la notizia che tre studenti di 17, 18 e 20 anni di una scuola di Cassano Magnago, Varese, sono stati denunciati all’autorità giudiziaria per stalking, lesioni personali e violenza privata a danno di una compagna 16enne. Secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, i tre giovani avrebbero iniziato a vessare la minore a inizio gennaio, denigrandola davanti agli altri compagni di classe al fine di isolarla e aggredendola fisicamente al punto che è dovuta ricorrere, in due occasioni, a cure mediche in Pronto soccorso.

Qualche giorno prima, il 3 marzo, la cronaca aveva riportato notizia dell’arresto e la consegna ad una comunità protetta di un bullo 16enne in provincia di Brescia, di origini marocchine, che aveva perpretato da mesi minacce e atti persecutori nei confronti di sette compagni di classe, tra cui un disabile, che impauriti dalle sue angherie non volevano più andare a scuola, e anche di insegnanti.

Il 24 febbraio è balzato invece agli onori, si fa per dire, della cronaca il caso di una dodicenne di una scuola media di Augusta, Siracusa,  con qualche difficoltà tanto da avere un’insegnante di sostegno, presa di mira dall’inizio dell’anno scolastico da un compagno di classe della stessa età, che la umiliava dicendole «Sei grassa» e la sottoponeva a dispetti e vessazioni, finché la situazione non è degenerata e dalle parole offensive il bullo è passato alle mani colpendola ripetutamente con pugni in faccia, costringendola a ricorrere alle cure mediche.

Andando sempre a ritroso, l’8 febbraio a Carpi, Modena, un 16enne è stato aggredito e pestato con calci e pugni da una gang di coetanei – non sarebbe la prima volta da parte dello stesso gruppo –  identificati e denunciati alla procura grazie al video di un testimone che è stato messo in rete sul social network Instagram.

Il primo febbraio le cronache riportavano invece il caso di un dodicenne di San Martino Siccomario, Pavia, strattonato e colpito con calci e addirittura ustionato con la fiamma dell’accendino alla fermata del bus sul collo da due ragazzi solo di qualche anno più grandi di lui. Secondo quanto riferito dalla vittima ai suoi genitori, da tempo i due bulli lo prendevano di mira con insulti e schiaffi.

A Ivrea, il 18 gennaio, in un istituto professionale, un 14 enne è finito in ospedale, colpito violentemente alla nuca da un compagno di classe di tre anni più grande, dopo il furto di una cassa audio bluetooth durante le ore di lezione da parte del bullo, che la vittima aveva denunciato all’insegnante per riottenere il maltolto.

Considerando anche che solo i casi più eclatanti e drammatici vengono all’attenzione dei media nazionali, Telefono Azzurro segnala in una nota «… una media di un caso al giorno di bullismo», intercettato dagli operatori della linea telefonica dedicata ai minori 19696, dove le segnalazioni di episodi di bullismo e cyberbullismo riguardano il 10% delle richieste di aiuto. Secondo il report sui fenomeni del bullismo e del cyberbullismo e sull’uso delle tecnologie digitale tra i ragazzi, presentato a febbraio dal Dipartimento di Scienza sociali dell’Università di Napoli Federico II, e realizzato grazie a un protocollo sottoscritto con la Presidenza del Consiglio regionale della Campania, intervistando 1500 adolescenti in tre Regioni, Campania, Lombardia e Lazio: il 24% degli intervistati dichiarano di avere avuto esperienze, più di bullismo che di cyberbullismo, che si presentano per lo più come estensione della devianza o dei comportamenti scorretti tra pari.

Emerge dalla ricerca un ruolo debole delle istituzioni e della scuola, perché spesso manca una strategia educativa e culturale che possa prevenire il fenomeno in modo efficace.

Un’ampia indagine condotta da Skuola.net in collaborazione con l’Università di Firenze su quasi 4mila ragazzi tra i 13 e i 18 anni, e resa nota in occasione della celebrazione, il 22 febbraio, dello Sconnessiday, la prima Giornata Mondiale dedicata alla disintossicazione da connessione Internet, a comportarsi da bullo in Rete è il 12,1% degli adolescenti, il 4,5% in più rispetto al 2016.

Urge, di fronte alla recrudescenza del fenomeno bullismo, un impegno serio e collettivo di tutti. Il bullismo è un fenomeno dinamico e multifattoriale, che nasce da una cultura malata di fondo, che è quella della diffidenza, discriminazione e aggressione nei confronti del debole e del diverso e della violenza che permea i rapporti umani. Se non si contrasta la mentalità dell’indifferenza, della violenza e della sopraffazione, non si verrà a capo della piaga, se è vero che, come risulta dalla ricerca EU Kids Online su rischi e opportunità di Internet per bambini e ragazzi, condotta dall’OssCom (Centro di ricerca sui media e la comunicazione) dell’Università Cattolica, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e l’ATS Parole Ostili (formata da Associazione Parole O_Stili, Università Cattolica e Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo), e presentata dal Ministero dell’Istruzione in concomitanza col Safer Internet Day 2018, la Giornata internazionale dedicata alla navigazione sicura in Rete, il 6 febbraio, del 19% dei ragazzi tra i 9 e i 17 anni che nell’ultimo anno hanno assistito a fenomeni di cyberbullismo, il 58% non ha fatto nulla per aiutare le vittime.

Proprio in occasione del Safer Internet Day, il Ministero ha avviato i lavori del tavolo tecnico inter-istituzionale, insediato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e coordinato dal MIUR, che elaborerà un Piano di azione integrato per il contrasto e la prevenzione del cyberbullismo e realizzerà un sistema di raccolta di dati per monitorare l’evoluzione di questi fenomeni, avvalendosi anche della collaborazione della Polizia postale e delle comunicazioni e di altre forze di polizia. Speriamo che qualcosa si muova davvero. Quel grido di dolore dei ragazzi offesi e calpestati non può attendere oltre.

Il dottor Carlo Alfaro, sorrentino, 54 anni, è un medico pediatra Dirigente Medico di I livello presso gli Ospedali Riuniti Stabiesi della ASL NA3Sud, Responsabile del Settore Medicina e Chirurgia dell’Associazione Scientifica SLAM Corsi e Formazione, e Consigliere Nazionale della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (SIMA).

Inoltre è giornalista pubblicista, organizzatore e presentatore di numerosi eventi culturali, attore di teatro e cinema, poeta pubblicato in antologie, autore di testi, animatore culturale di diverse associazioni sul territorio, direttore artistico di manifestazioni culturali.

Altri articoli di Carlo Alfaro:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: