Il Racconto, Ansia

Il nostro autore ci spiega i motivi della profonda ansia che colpisce sempre più persone in tanti aspetti della vita quotidiana

di Giovanni Renella

La violenza con cui erano state inferte quelle coltellate l’aveva costretto a una fuga precipitosa.

Le immagini della scena del crimine, con la chiazza di sangue ancora ben visibile sul pavimento, erano impresse nella sua mente.

Se avesse potuto, di quel chiacchiericcio ascoltato fino a un attimo prima di scappare via ne avrebbe fatto volentieri a meno, visto che aveva solo contribuito a scuoterlo ancora di più.

Si guardava intorno spaesato e neppure la familiarità dei luoghi in cui si muoveva, circospetto, riusciva a rasserenargli l’animo.

Braccato da quel parlottio e da quelle immagini che continuavano a scorrere davanti ai suoi occhi, come una pellicola hardcore riproposta a ciclo continuo in una sala cinematografica di terz’ordine, cercava un rifugio sicuro che l’allontanasse dalla brutalità di quel misfatto di cui era stato involontario spettatore.

Si era attardato nei paraggi del luogo del delitto per diverso tempo: prima stupito, poi incuriosito e infine attratto da quel non so che di morboso che si accompagna al macabro spettacolo dei crimini efferati.

Aveva retto fin quando aveva potuto; poi lo sconcerto aveva avuto il sopravvento ed era dovuto scappare via.

Una sensazione diffusa d’insicurezza l’aveva assalito e ora temeva il peggio.

Neanche nel chiuso delle mura di casa sua si sentiva protetto dai pericoli in agguato all’esterno.

Eppure per novant’anni aveva vissuto senza mai subire un furto in casa, una rapina o un’aggressione, nonostante vivesse in una delle province più problematiche del Paese.

Da giovane aveva addirittura patito gli orrori di una guerra che non gli avevano impedito, però, di guardare con ottimismo al futuro e vivere la quotidianità del dopoguerra senza particolari ansie che lo angosciassero.

In età matura si era ritrovato faccia a faccia con gli anni di piombo, in cui il terrorismo insanguinava le strade falcidiando vittime innocenti, ree solo agli occhi di chi viveva un integralismo ideologico che non aveva seguito nel Paese.

Neppure allora aveva avuto paura di uscire di casa e vivere una vita normale, anche per essere d’esempio ai propri figli.

Con il tempo, l’inesorabile trascorrere degli anni l’aveva limitato nei movimenti e costretto a osservare il mondo da una finestra tecnologica che gli rimandava immagini capaci di calamitare la sua attenzione pur non piacendogli.

Così ogni giorno, guardando i talk-show pomeridiani, era catapultato al centro dei più scabrosi omicidi di cronaca, sviscerati in maniera maniacale dall’inviato speciale, con la complicità del criminologo di turno.

E si ritrovava, suo malgrado, condannato a vivere in un perenne stato d’ansia, carico d’angoscia, per sé e per i suoi cari, convinto ormai che tutto ciò che di brutto vedeva in televisione accadesse sul pianerottolo di casa sua.

 

Giovanni Renella, nato a Napoli nel ‘63, vive a Portici. Agli inizi degli anni ’90 ha lavorato come giornalista per i servizi radiofonici esteri della RAI. Ha pubblicato una prima raccolta di short stories, intitolata  “Don Terzino e altri racconti” (Graus ed. 2017), con cui ha vinto il premio internazionale di letteratura “Enrico Bonino” (2017), ha ricevuto una menzione speciale al premio “Scriviamo insieme” (2017) ed è stato fra i finalisti del premio “Giovane Holden” (2017). Nel 2017 con il racconto “Bellezza d’antan” ha vinto il premio “A… Bi… Ci… Zeta” e nel 2018 è stato fra i finalisti della prima edizione del Premio Letterario Cavea con il racconto “Sovrapposizioni”. Altri suoi racconti sono stati inseriti nelle antologie “Sette son le note” (Alcheringa ed. 2018) e “Ti racconto una favola” (Kimerik ed. 2018). Nel 2019 ha pubblicato la raccolta di racconti “Punti di vista”, Giovane Holden Edizioni.

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